Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
Blog di bezzifer

Post recenti

Salvini lima le salvinate per sedurre Forza Italia

20 Marzo 2017 , Scritto da bezzifer

Un Matteo Salvini alquanto inedito da Lucia Annunziata, a Rai 3, sta facendo sognare dentro Forza Italia i vari Renato BrunettaGiovanni Toti e Daniela Santanchè, convinti non solo che della Lega non si possa fare a meno per rifondare il centrodestra, ma che si possano e si debbano tentare assemblaggi dei due e più partiti e/o  gruppi parlamentari e consiliari, a livello nazionale, regionale e comunale, coinvolgendo anche la sorella dei Fratelli d’ItaliaGiorgia Meloni.

Eppure non più tardi della scorsa settimana al Senato si è avuta la rappresentazione plastica delle distanze fra i tre partiti, quando i forzisti hanno disertato la votazione sulla sfiducia “individuale” al ministro renziano dello Sport Luca Lotti, aiutandolo ad abbassare il quorum della maggioranza che gli serviva per vincere la partita del no, mentre leghisti e meloniani hanno votato con i grillini e l’estrema sinistra.

Più ancora di Lotti, del suo amico Matteo Renzi e dei rapporti col Pd era in ballo quella sera nell’aula di Palazzo Madama una questione identitaria enorme come il garantismo, essendosi pretesa la sfiducia al ministro da parte dei grillini perché indagato nella vicenda Consip per violazione del segreto istruttorio e conseguente favoreggiamento degli altri inquisiti, non perché mandato al processo, e tanto meno condannato in qualche grado di giudizio.

La parola magica che, archiviata in fretta la vicenda Lotti, ha fatto sognare i forzaleghisti è “federazione”, usata da Salvini per prospettarne l’esperimento nelle prossime elezioni politiche, ma forse anche prima perché, se si facesse in tempo, potrebbe essere tentata già in qualcuno dei numerosi e grandi comuni in cui si voterà a giugno per le amministrative. Magari, a cominciare da Genova, dove la sinistra ancora soffre per l’autorete compiuta nelle elezioni regionali del 2015, facendo vincere il forzaleghista Toti, e i grillini si sono appena spaccati sulla candidatura a sindaco di una professoressa votata con i computer ma spazzata via con un no gridato dal “garante” del movimento. Che ha liquidato la faccenda salendo in auto, furente per la bocciatura elettronica di un tenore fidato che in quattro e quattr’otto egli ha fatto rivotare, sempre al computer. Ma la professoressa, Marika Cassimatis, non ha nessuna intenzione di farsele cantare e suonare così.

Oltre alla parola magica della “federazione”, Salvini ha anche regalato ai forzaleghisti qualche presa di distanza, finalmente, dai lepenisti antieuropei.

Il segretario del Carroccio si è probabilmente fatto più prudente sul fronte antieuropeista dopo la sconfitta del suo omologo nelle elezioni politiche olandesi, che potrebbe anche danneggiare nelle elezioni francesi la già difficile corsa di Marine Le Pen all’Eliseo.

Un altro scenario che può avere consigliato a Salvini più prudenza è quello rafforzatosi con la vicenda parlamentare di Augusto Minzolini. La cui mancata decadenza da senatore, reclamata invece in applicazione della legge Severino costata tre anni e mezzo fa il seggio di Palazzo Madama a Berlusconi per una condanna definitiva a più di due anni, ha fatto salire le quotazioni del ricorso presentato alla Corte di Strasburgo dal presidente di Forza Italia. Che pertanto spera ora di rimuovere gli ostacoli contro una sua candidatura alle prossime elezioni politiche.

Non si può infine escludere qualche preoccupazione di Salvini per la situazione all’interno della Lega, dove Umberto Bossi sarà pure invecchiato ma rimane il fondatore del movimento e non nasconde di certo il suo dissenso, anche colorito, verso le scelte e le ambizioni da premier di Salvini. Che -altro fatto non casuale- si è finora sottratto anche alla convocazione del congresso reclamata dal “senatur”, statuto alla mano.

Come se avesse avvertito nell’aria qualcosa in arrivo dal fronte leghista, a sinistra Walter Veltroni aveva colto l’occasione del suo appuntamento domenicale con i lettori dell’Unità per avvertire i compagni di partito, o di galassia, volendo includere anche gli scissionisti del Pd e compagni già fuori, che più ancora dei pur temibili grillini andrebbe temuto elettoralmente un ritorno della destra e, più in particolare, di Berlusconi.

Anche Pier Luigi Bersani, prima di fuggire da Renzi con Massimo D’Alema, aveva avvertito e denunciato un incombente ritorno della destra, da lui rappresentata con l’immagine della “mucca nei corridoi del partito”, più ispirando però la fantasia di Maurizio Crozza che incutendo paura ai renziani. Che allora erano ancora fiduciosi di vincere o di non perdere troppo male il referendum del 4 dicembre sulla riforma costituzionale.

D’altronde, Bersani non ha mai visto e non vede tuttora un pericolo nei grillini considerandoli un po’ una costola della sinistra, come una volta D’Alema disse dei leghisti pensando di immunizzarli così dalla tentazione di riaccordarsi con Berlusconi dopo averne fatto cadere il primo governo, alla fine dello stesso anno -1994- in cui l’avevano fatto nascere infilandoci dentro, fra gli altri, anche un loro ministro dell’Interno.

Ai grillini l’onorevole Bersani nel 2013, ottenuto dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l’incarico – o pre-incarico, come si disse poi al Quirinale – di presidente del Consiglio, tentò addirittura di strappare un aiutino alla formazione di un governo “di combattimento”, per quanto di minoranza, non avendo alcuna intenzione Grillo di negoziare la partecipazione ad una maggioranza.

L’aiutino avrebbe dovuto consistere nella predisposizione ad esaminare senza pregiudizi i provvedimenti e le iniziative dell’esecutivo, di volta in volta. E ciò ammesso e non concesso -come non fu concesso- che il capo dello Stato accettasse uno scenario del genere, consentendo quindi a Bersani di fare il governo e presentarsi alle Camere per sfidare le opposizioni a votargli contro, piuttosto che cercare prima un’intesa con Berlusconi, disposto a negoziarla. Come l’allora Cavaliere fece poi con Enrico Letta.

Mostra altro

E intanto loro si divertono a fare campagne elettorali. Va bene la specializzazione ma qui si esagera, perché ormai gli italiani conoscono bene la musica, ed è sempre la solita solfa (da solfeggio).

20 Marzo 2017 , Scritto da bezzifer

Matteo Salvini: “La lista unica del centrodestra? Non serve. Con Silvio Berlusconi meglio la Federazione”

“Non necessariamente dovremo fare una lista unica perché con una schifezza elettorale come questa in vigore io non sciolgo la Lega. Ma una federazione sì, la potremmo fare, magari dal nome Prima gli italiani”. Intervenendo a In mezz’ora, su Rai3, Matteo Salvini parla così dell’assetto del centrodestra in vista delle prossime elezioni e dei rapporti con Silvio Berlusconi e Forza Italia.

“Io – ha aggiunto Salvini – lavorerò per un’alleanza la più grande possibile ma che non guardi al passato: il mondo è cambiato, bisogna avere rispetto ma anche guardare avanti”. Salvini fa sapere di non sentire da tempo Berlusconi, ma assicura che lo vedrà. “Non mi chiedano di fare minestroni, no agli Alfano e ai Verdini. E poi ci vuole un programma condiviso. Ci stiamo lavorando da tempo e io su alcuni punti non sono disponibile a tornare indietro”.

Sulla formula dell’alleanza, il leader del Carroccio spiega di non volere “sciogliere la Lega dentro liste uniche che non hanno funzionato”. Sì invece alla federazione: “Ci mettiamo in gioco. Chi ha coraggio venga e scriviamo dieci punti insieme”.

Salvini è il voltagabbana per tutte le stagioni, gira secondo come tira il vento. Ora ha scoperto la sua vocazione, vuole diventare ministro dell’Interno, novello Fouché della Restaurazione, copia la Francia, degli Italiani non gliene importa nulla, quel che che conta per lui è offrire i suoi servizi di provocatore professionista al potente di turno. Un personaggio oscuro ed inquietante.

Salvini è un incompreso. Sogna un mondo antico e migliore dove i cattivi vengono puniti. Il problema è che non si può dividere il mondo tra buoni e cattivi perché le cose sono un po’ più complicate e non ci sono soltanto quelle categorie.Ma soprattutto, se i cattivi fossero davvero puniti, il tafficante di diamanti Salvini oggi sarebbe nelle patrie galere.

Si rimettono insieme, Come Volevasi Dimostrare. La campagna anti PD di Grillo poteva portare solo a questo, e vinceranno anche le elezioni… Mi dispiace dirlo, ma da una parte meglio loro che i 5s, che hanno dimostrato una subalternità a Grillo e un’incompetenza senza limiti.

Questo marasma generale era prevedibile con la vittoria del No del 4 dic, la data più nefasta della Repubblica Italiana.Quello che succederà nella prossima votazione sarà la chiara ingovernabilità,comunque vada: il coccio si è frantumato in mille pezzi e non sarà possibile rincollarlo.Tutte le tattiche che si possano immaginare sono così aleatorie che scommettere sulla futura Torre di Babele è sicuramente vincente.Povero Mattarella che dovrà gestire l’ingestibile…ce lo meritiamo.Profetico l’esimio Zagrebelsky, quando affermava,da vero saggio, che dopo la vittoria del No si tornerà a fare “politica”.Non ha saputo specificare di che tipo….ameboide.

Mostra altro

Quando si parla di Rocco subito parte l’ordine ai dipendenti della Cazzareggio associati di fare fuffa.

20 Marzo 2017 , Scritto da bezzifer

M5S, La Stampa: “I deputati pentastellati vogliono cacciare Rocco Casalino” I deputati del Movimento 5 Stelle, furiosi per il caso Cassimatis a Genova, vogliono “la testa dell’ufficio di comunicazione, ovvero il licenziamento di Ilaria Loquenzi e Rocco Casalino”. Lo scrive La Stampa che in un retroscena ricostruisce i mugugni e i malumori dei parlamentari pentastellati dopo la decisione di Beppe Grillo di revocare il simbolo del Movimento a Marika Cassimatis, vincitrice della consultazione interna ai 5 Stelle per la selezione del candidato a sindaco del capoluogo ligure.

Grazie, io invece vorrei sapere:
1) di chi è il blog “a sua insaputa”
2) chi incassa i milioni della pubblicità del blog “a sua insaputa”
3) chi paga le tasse dei soldi che incassa il blog “a sua insaputa”

Certo che rinunciare a rocco casalino? ma come fanno? è uno dei pochi che partecipando al grande fratello può dire di aver fatto qualcosa nella vita e invece di candidarlo alla presidenza del consiglio, al premio nobel, al papato ecc ecc lo cacciano? e allora dimaio, dibattista, taverna, lombardi ecc dovrebbero pulire i cessi nelle varie ville di grillo!!!Poi:Il povero Diba non sempre dice cose sensate. Per una volta che gli succede se ne pente e smentisce. Ma poveraccio……..ha non si è pentito. E’ arrivato Rocco Casalino che gli ha ordinato di fare la smentita e il futuro Ministro dell’Interno ha obbedito prontamente.CHE UOMO.L’hanno detto al TG, è VOI che siccome leggete solo il sacro blog “a vostra insaputa” non capite che il futuro Ministro dell’Interno ha ricevuto l’ordine di smentire e, prontamente, ha obbedito.Questo e il mondo di grullandia.

Ma:A chi si riferisce DiBattista quando dice ” per fortuna ci sono giornalisti che cercano i fatti” ? Sicuramente al FQ (falso quotidiano) , Ma un movimento il cui garante, capo non sa nulla del blog, organo di grande partecipazione, dove si confrontano tutti gli iscritti, un capo che scarica le sue responsabilità ma che all’improvviso si sconfessa e ricusa le decisioni prese dal blog, questo capo saprà, vorrà o potrà controllare quest’orda di iscritti che viene istigata contro il parlamento? Credo si siano assunta una grande responsabilità della quale non sono pienamente coscienti.

Mostra altro

Mentana è un paraculo….critica i 5 stelle….ma però per pareggiare il conto tira fuori i 101.. seppur cornuti.

20 Marzo 2017 , Scritto da bezzifer

Enrico Mentana attacca Beppe Grillo e il Pd: “Il partito dei 101 anonimi e il movimento di Nessuno sono le forze principali del nostro paese”

“Nel rissoso saloon della politica italiana, dove tutti accusano tutti, dove si è sempre al primo giorno di campagna elettorale, c’è un solo grande assente: la capacità di prendersi le proprie responsabilità, mai”. Inizia così un durissimo post che Enrico Mentana, direttore del tg di La7, consegna a Facebook.

Il giornalista attacca duramente il Partito democratico:

Tra un mese esatto, il 19 aprile, saranno quattro anni da quando si perpetrò il più significativo harakiri di responsabilità politica della nostra storia recente. Quel giorno la candidatura di Romano Prodi al Quirinale – decisa all’unanimità dall’assemblea degli elettori del Pd – venne affossata da almeno 101 franchi tiratori (calcolo successivi fanno salire il numero a 120). È la ferocia della lotta politica, si dirà. Il fatto è che in questi quattro anni nessuno di quegli oltre cento parlamentari ha ammesso di non aver votato Prodi. Nessuno! È successo all’inizio di questa legislatura, quindi questi parlamentari sono ancora tutti lì, e alcuni avranno avuto anche responsabilità di governo, fatto o evitato scissioni, invitato a più riprese colleghi e avversari al senso di responsabilità. Ma quel macroscopico atto di impallinamento anonimo è stato rimosso. Un episodio politico di prima grandezza, il vero scheletro nell’armadio del Pd.

 
 

Ma anche il Movimento 5 stelle non viene risparmiato:

Su un piano diverso, ma con la stessa inverosimiglianza, come fa Beppe Grillo a non rendersi conto di quanto nuoccia profondamente alla sua credibilità, e quindi a quella del Movimento che ha fondato, l’uso assolutistico del suo blog, come scettro di Salomone, per validare o invalidare elezioni, per dare la linea, proclamare e sconvocare a giro di ore consultazioni e referendum. Il tutto senza mai rendere conto a nessuno, su scelte e numeri, inappellabile. E poi però, di fronte a una querela, scivere che lui, Grillo “non è responsabile, né gestore, né moderatore, né direttore, né provider, né titolare del dominio del blog né degli account Twitter, né dei tweet e Facebook e non ha alcun potere di direzione né di controllo sul blog né sugli account twitter e Facebook e tanto meno di e su ciò che ivi viene postato”. Per la brutta vicenda genovese Grillo ha scritto “fidatevi di me”. Di me chi?

Non si tratta di mettere tutto sullo stesso piano: da una parte c’è una “vecchia” congiura ancora segreta da parte di politici che continuano a giocare col destino del paese; dall’altra c’è una formazione politica cresciuta molto velocemente, con delle basi culturali incomprensibili, GESTITA COME UN VIDEOGIOCO e che potrebbe anche andare al governo. Siamo messi bene!

Mentana è un paraculo….critica i 5 stelle….epperò per pareggiare il conto tira fuori i 101.. seppur cornuti.E voi SETTA DI FUFFA Siete malamente disinformati: RENZI NON C’ENTRA NIENTE CON QUELLA SPORCA VICENDA. I fatti sono stati già appurati e snocciolati in fiumi di ricostruzioni. Purtroppo quello che rimane sono solo i titoli fake di HP e le menzogne messe in giro dai bersaniani e dai setta a5ss. Toh leggitetevi questa dettagliata ricostruzione presa dal sito di Gad lerner, giornalista difficilmente contestabile per la sua serietà: http://www.gadlerner.it/…/chi-ha-affondato-la…/ E allora?Mentana farebbe meglio a guardare solo al presente e dare un apporto positivo incoraggiando i politici a fare meglio e ad avere una maggiore educazione politica visto che accenna al senso di responsabilita’ .Riguardo il movimento di Grillo non sono politici ma una malattia che si e’ manifestata nell’organismo politico probabilmente per eccesso di acidita’ e che andrebbe combattuta rinvigorendo le parti ancora sane di questo organismo e non indebolendole .Il movimento 5 stelle non dovrebbe essere messo al confronto con gli altri politici perche’ Grillo non esiste,cosi’ come gli altri componenti e non e’ un politico .E questo perche’,a parte l’incompetenza in politica ,il comico piu’ che un uomo e’ una legione ,considerata la sua persobalita’ multipla con i ruoli che assume sempre diversi e sempre per convenienza.Parlare di credibilita’ con Grillo sarebbe come se un medico lo pretendesse da un pazzo o un padre da un bambino.Se si hanno troppi dubbi ,se non si riesce a trovare una motivazione positiva,se non si e’ in grado di prendere una posizione o di proporre un’alternativa politica o non ,meglio astenersi dai giudizi.

Voi SETTA dite che Grillo non è irresponsabile. Io le dico che Grillo non è “soltanto” irresponsabile, è anche presuntuoso. Pensa di avere a che fare con gente disattenta, se non peggio. Io capisco perfettamente le difficoltà in cui naviga Grillo: promette rivoluzioni nel modo di fare politica (streaming, elezioni “dirette”, programmi “decisi” dal popolo, ecc.) ma si rende conto che non può fare a meno di esercitare un controllo diretto su tutto ciò che attraversa il movimento, nonché di dover derogare a molti dei presunti principi, e chiede di “fidarsi di lui”. Ma chi, come me, queste cose le vive dall’esterno, capisce perfettamente che non si può pretendere di vendere in eterno lucciole per lanterne. Dicesse chiaramente che la sua guida è indispensabile e che tutto ciò che di “atipico” succede nel movimento, fuori dai “canoni teorici”, come accade a Genova, sarà una fase transitoria. La richiesta di “fiducia” avrebbe dovuto farla ben prima di vendere ciò che non è. E farebbe bene anche ad assumersi le sue responsabilità dando seguito a ciò che lui stesso scrisse nel suo blog qualche anno fa: “Vorrei ricordare, ancora una volta, che la responsabilità editoriale del blog è esclusivamente mia …” http://www.beppegrillo.it/2012/03/_primo_consigli.html .

Altro atto dittatoriale del GRILLO ERDOGAN Sapete cosa dicono i consiglieri della lista di Cassimatis: Le idee non sono proprietà private, tutti le possiamo realizzare. Troppe cose sono avvenute senza giustifiazioni valide, troppe davvero. E l’ultima in ordine di tempo in cui è stata coinvolta Marika Cassimatis che noi conosciamo e stimiamo e che non mancava mai di darci il suo appoggio quando intraprendevamo battaglie sempre aspre, ha messo fine alla pazienza e alla calma olimpica che ci ha contraddistinto. Chiudiamo quindi questa pagina con la stessa fierezza con cui l’abbiamo aperta, la fierezza di chi decide da sempre con la propria testa e, se è il caso, paga di persona».
La democrazia è morta e con essa è morto anche il M5S di Genova, noi non possiamo che prenderne le più profonde distanze, uscendo dal movimento. Rimanere inerti di fronte a questa offesa sarebbe un atto di viltà e sottomissione che non ci potremmo perdonare per coerenza verso noi stessi e nei confronti di chi ci ha votato in quanto teste pensanti e non semplici soldatini pronti ad obbedire a qualsiasi ordine ricevuto dall’alto».Capito SETTA PECORAIA.

Mi sa che quelli che non hanno capito nulla del m5s siete e tutti quelli che la pensano come voi SETTA PECORAIA. La rete? quale quella che a suo piacimento fa e disfa Grillo. L’unico “pensante” del m5s è Grillo col suo bolg fasullo che quando deve rispondere alle querele dice che lui c’entra nulla. Ditemmi dove sta la democraiza, quando tutti, ripeto tutti, devo sottostare le regole di grillo o e di una società privata. In qualsiasi democrazia si discute perchè ognuno nel suo piccolo è portatore di idee. Invece nel m5s il portatore di idee è solo Grilloo e la Casaleggio Associati.

Mostra altro

Auguro ad Erdogan di provare sulla sua pelle tutto ciò che i turchi hanno inflitto al popolo curdo.

20 Marzo 2017 , Scritto da bezzifer

Erdogan accusa di nuovo la Merkel: “Usa metodi nazisti”. Gabriel: “Superato il limite”. Tensioni con la Danimarca.

“Contro i miei concittadini turchi in Germania e i miei ministri, tu stai usando metodi nazisti”. Duro attacco del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan alla Cancelliera tedesca, Angela Merkel, accusata di usare “misure naziste”. Erdogan ha parlato in questo modo durante un discorso televisivo, riferendosi al divieto di tenere in Germania comizi a favore del ‘sì’ per il referendum costituzionale in programma il 16 aprile in Turchia. Solo pochi giorni fa un giornale turco aveva mostrato la cancelliera Merkel vestita con l’uniforme nazista di Hitler. “Il presidente turco ha superato il limite” è stata la risposta del ministro degli esteri tedesco, sigmar gabriel.

Ma ccome può questo fascistoide dare del fascista a qualcuno.

Questo è un mentecatto: ha foraggiato i criminali dell’isis, massacra la popolazione inerme del Kurdistan, ha distrutto un paese laico e lo ha fatto retrocedere dalla modernità al medioevo e viene pure a farci la morale, fa la tirata ad un paese che accoglie 6/7 milioni di turchi; boh.

Qualche anno fa un califfo dell’ ISIS disse “governeremo l’occidente con il ventre delle nostre donne” guarda caso curiosa e stranissima coincidenza, il sultano Erdogan dice le stesse cose Le nazioni europee e non solo dovrebbero ignorare, isolare e sanzionare fortemente e completamente questo “ducetto” ricattatore dell’ultima ora, che attribuisce ad altri quello che in realtà è lui stesso in ogni parola che dice e lo dimostra le epurazioni fatte in nome di un fantomatico e inventato golpe , l’uso del ricatto verso l’U.E. sui profughi , che svela chi è il vero nazifascista. Ufficialmente diceva di lottare contro l’ISIS ma contemporaneamente ci faceva affari con il petrolio siriano a buon mercato, come scoperto e dimostrato dai Russi ai quali ha anche abbattuto un aereo militare. Rispetto al Daesh hanno modi diversi ma lo stesso palese fine .

Italioti:La Turchia dev’essere presa ad esempio per ricordare che la laicità non è acquisita per sempre, fino a pochi anni fa la Turchia era un paese tutto sommato laico e moderno, che piano piano si sta radicalizzando e sta assumendo tratti dittatoriali. Chi ci assicura che questo non possa avvenire anche in alcuni paesi europei.Mai dare per scontato che laicità e democrazia siano scontate. Vanno difese sempre e a qualsiasi latitudine, perchè stregoni  comici  dittatori sono sempre in agguato e tornano in auge soprattutto quando si abbassa la guardia nei momenti di crisi.

PS: Contro l’Unione Europea è in atto un attacco da parte di Trump,Putin e Erdogan: il leader turco non si permetterebbe di attaccare i paesi europei (ultimi in ordine di tempo Germania, Danimarca e Olanda) se non sapesse di contare su un appoggio tacito di Trump e di Putin –
Ma se l’ostilità della Russia verso l’Europa può essere considerata fisiologica, ciò che è cambiata negli ultimi mesi è la posizione americana in seguito all’elezione di Trump –
E’ evidente che Trump ha interesse a distruggere la UE per rinegoziare da posizioni di forza accordi commerciali con i singoli stati europei (“divide et impera” come dicevano i romani) –
Per questo Erdogan si permette di usare toni arroganti nei confronti della UE: gli servono per la campagna elettorale, fa leva sul nazionalismo turco nella speranza di vincere il referendum –
Se la UE si disintegra i singoli stati europei sono ben poca cosa rispetto ai grandi stati destinati a dominare l’economia mondiale. Possono solo cooperare per contare in futuro nel mondo.
Altrimenti sono destinati a far la fine che fecero i piccoli regni in cui era divisa l’Italia alla fine del Medioevo che per 3/4 secoli divennero facile preda dei regni di Spagna e di Francia. AUGURI POPOLO.

Mostra altro

Grillo e Casaleggio hanno anche loro i supersegretati sondaggi. Purtroppo una fuga di notizie sostiene che malgrado il CosIP, il 65% sostiene che una bufala, M5Se è dietro di 3,9% al PD.

19 Marzo 2017 , Scritto da bezzifer

Sondaggio Scenari Politici, pesa il caso Consip: il Movimento 5 Stelle supera il Partito Democratico.

m5s

Quindi la notizia non è che nonostante la campagna denigratoria di giornali e tv messa in piedi sul nulla rispetto alla Consip dove non esistono reati di nessun tipo ma solo indagini senza condamento, il PD perde solo lo 0.6….
La notizia è che i cinque stelle mettono le ali…. per un punto percentuale guadagnato…. le ali!!! ahahahahahah. Che poi sempre di sondaggi si parla….

La deflagrazione sta nella testolina della Direttora. Come la ‘deflagrazione’ del pd dopo la mini-scissione. Giornalismo accattone.E cominciano le liti sui sondaggi, vediamo chi ha il sondaggio più bello, guadagnano solo i sondaggisti e le compagnie telefoniche, la verità la apprenderemo dalle urne.

Dopo 20 anni di Berlusconismo non me lo chiedo più. Il problema è che alla maggioranza degli italiani non frega nulla se il loro leader sia un ladro o uno stratega immacolato. A loro interessa che sia vincente, dove per “vincente” si intende una categoria umana a mio avviso deleteria. I nonni di questi fans stravedevano per Mussolini, ancora ci domandiamo perché lo fanno? È nella genetica che si trova la risposta.Ma sul fatto che agli elettori non interessa se il loro leader sia un ladro o meno sono convintissimo. Altrimenti non si spiegherebbe il seguito di Grillo ! Chi è affascinato dal Duce oggi si ritrova ad annuire quando una candidata alle primarie le vince e il padrone dice che non va bene! Chi ama atteggiamenti fascistoidi accetta di votare quello che gli dice il padrone convinto di aver contribuito a chissà quale determinazione senza accorgersi che non hanno la possibilità di far valere la propria idea ma solo quella di SCEGLIERE tra quelle poste dal padrone del marchio.
Grandioso, invece il diktat ligure “o decidete di scegliere chi dico io (e per sicurezza facci votare tutti i miei fedelissimi in tutta italia) oppure niente lista”?
Frega niente a nessuno. O-ne-stà-tà-tà!
e i milioni della pubblicità del blog che non si sa chi li incassa visto che non è di proprietà di nessuno?
Frega niente a nessuno. O-ne-stà-tà-tà!
E le tasse degli incassi del blog-che-non-è-di-nessuno chi le paga?
Frega niente a nessuno. O-ne-stà-tà-tà!
Tutti obbedienti soldatini in piazza a gridare O-MER-TA’ QUA’ QUA’ QUA’
“I quattro maialetti che avevano protestato quando
Napoleon aveva abolito le riunioni alzarono timidamente la voce, ma
furono immediatamente ridotti al silenzio dal tremendo brontolio dei cani.
Poi, come al solito, le pecore intonarono: «Quattro gambe, buono; due
gambe, cattivo!» e il momentaneo sbigottimento si smorzò.”
George Orwell, La Fattoria degli animali.

State attenti….perchè ricordo che: era il 23 maggio 2014 e Grillo disse “Io vorrei rivolgermi non a Renzi, ma a suo padre. E dirgli: Per favore, il suo bambino ha bisogno di lei. Vada ad abbracciarlo, una mano sulla guancia e un lungo abbraccio. Poi gli sussurri nell’orecchio: é finita, su forza, andiamo a casa”. Tutta la piazza rise di gusto alla battuta di Beppe Grillo. Era il giorno della chiusura della campagna elettorale delle europee dei Cinque Stelle. Due giorni dopo il PD prese il 40%, loro il 20%.

Ma anche se arrivano al 41% non governeranno, troveranno scuse per non allearsi a nessuno. Non sono fatti per governare non sano gestire nemmeno le primarie, al momento opportuno si sfa scieranno in 1000 correnti che nemmeno il grillo riuscirà a fermare, verrà travolto.Riposate le vostre stanche membra anzichè dedicarvi a questi esercizzi inutili e mentalmente faticosi. Questi sondaggi a la carte hanno il valore di uno scudo bucato. I pentadementi hanno abbondantemente dimostrato di essere fannulloni, incapaci a tutto (vedi Roma ed altre) ed antidemocratici (vedi Genova ed altri). Il PD può anche suicidarsi ma questi non avranno MAI alcuna chance. Per fortuna della Penisola.

Mi spaventa il fatto che l’elettorato pentastellato, nonostante le porcherie di Grillo e non solo, non cali anzi cresca, mentre il buon senso vorrebbe (come accade per il PD) che a fronte di comportamenti sbagliati si veda una ripercussione nelle intenzioni di voto. Ma cos’altro devono fare i dittatori dei 5 stelle perchè i suoi congiurati finalmente capiscano la incredibile falsità e pochezza della loro classe dirigente. Non li spaventa la assoluta mancanza di democrazia e l’essere comandati (dico comandati!) da un condannato come Grillo e dal proprietario di un’azienda come Casaleggio. Anche in Turchia Erdogan ha vinto le elezioni…….Comunque: più che le “macchie sul vestito”,che voi continuamente andate a cercare e inventare,ha me  mi interessa chi dimostra di saper portare l’Italia fuori dalle secche e farla rimanere tra i primi 10 al mondo, specie per occupazione e benessere sociale diffuso.per tutto il “resto” , chi è senza peccato, scagli la prima pietra.ma, naturalmente, è opinione personale.

Mostra altro

Niente da fare. La due giorni a Baden Baden dei ministri delle Finanze e dei governatori degli Stati membri del G-20 non ha portato al risultato sperato.

19 Marzo 2017 , Scritto da bezzifer

Gli Usa, nella persona del ministro delle Finanze Steve Mnuchin, si sono opposti a un documento conclusivo che contenesse nero su bianco una presa di posizione inequivocabile a favore del libero mercato e un altrettanto inequivocabile rifiuto di qualsivoglia protezionismo. E così il documento conclusivo riportava giusto questa assai generica dichiarazione d’intenti: “Lavoriamo a un rafforzamento del commercio nelle nostre economie nazionali”.

Una battuta d’arresto non promette certo per i prossimi mesi “business as usual”. Ma nonostante il risultato tutt’altro che edificante, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha voluto commentare la due giorni di consultazioni, in previsione del G-20 ad Amburgo in luglio, in modo positivo. A suo avviso i rapporti tra paesi emergenti e paesi industriali si sono comunque rafforzati. Per quanto non siano stati presi accordi “che possano contribuire concretamente nel prossimo futuro a sviluppare il commercio mondiale”, si sono potute comunque registrare posizioni simili o uguali, per esempio per quel che riguarda “la manipolazione delle valute, che ci si impegna a evitare” così come si eviterà “qualsiasi tipo di concorrenza sleale” ha voluto sottolineare Schäuble, concludendo, infine, così: “Siamo tutti consapevoli che il commercio mondiale sia un fattore di crescita dell’economia globale così come di crescita delle singole economie nazionali”.

Una posizione particolarmente accomodante che contrasta con l’indole piuttosto battagliera che contraddistingue normalmente Schäuble. Il fatto è che la Germania tiene quest’anno la presidenza di turno del G-20, a Schäuble è toccato dunque innanzitutto il ruolo di moderatore tra gli altri partecipanti. E poi, visti gli annunci e le intenzioni del nuovo inquilino della Casa Bianca Donald Trump, deve essersi detto, meglio andare con i piedi di piombo o come ha constatato diplomaticamente a Baden Baden: “Ci sono giorni nei quali non resta che limitarsi a constatazioni di fatto: per esempio che non si può e non si deve chiedere troppo ai propri partner”.

Un approccio condiviso anche a Washington, dove venerdì Angela Merkel ha incontrato per la prima volta Donald Trump. Ovviamente c’era grande attesa per capire se “la chimica tra i due funziona” come scrivevano i media tedeschi. A dire il vero, i temi in agenda erano molto più importanti: la questione dei profughi, il libero commercio, l’impegno nella Nato e via dicendo, eppure la domanda veramente importante era un altra. Appunto se possa essere un terreno comune sul quale Merkel e Trump potranno incontrarsi e intendersi in futuro.  Questo spiega come mai la mancata stretta di mano, o meglio, il rifiuto di Trump di stringere nuovamente quella di Merkel dopo il loro incontro a quattrocchi, per le foto di rito, abbia catalizzato l’attenzione dei cronisti. Il clima tra i due pare essere stato in quel momento particolarmente gelido. Oppure i due si stavano semplicemente ancora studiano. Infondo, sottolineavano i media tedeschi, anche a Merkel nell’anno delle elezioni politiche non conviene mostrare troppo sintonia con il nuovo inquilino della Casa Bianca. Secondo recenti sondaggi, giusto il 4 per cento dei tedeschi interrogati, avrebbe votato Trump.

Al momento della conferenza stampa Merkel e Trump davano però già l’idea di aver nel frattempo abbassato la guardia. Trump si è mostrato particolarmente entusiasta del modello tedesco “duale” di apprendistato, cioè teoria e pratica che vanno di pari passo. A mettere di buon umore Trump deve essere stata inoltre la delegazione che accompagnava Angela Merkel, composta da pesi massimi come Joe Kaeser, amministratore delegato di Siemens, Harald Krüger ceo di BMW, Werner Baumann della Bayer Ag. Ciò nonostante in conferenza stampa Trump ha voluto ribadire che gli Usa sono stati in passato “raggirati, trattati in modo scorretto” sul piano commerciale. Ed è sua ferma intenzione fare in modo che ciò non accada  più.

Preparati a questo tipo di confronto, “i grandi boss” scriveva il quotidiano economico Handelsblatt il giorno della visita di Merkel, “non negheranno certo il surplus commerciale e il peso delle esportazioni tedesche negli Usa”. Esportazioni che raggiungono annualmente i 100 miliardi di euro. Ma dopo essersi cosparsi il capo di cenere, aver assicurato di operare in futuro per un riequilibrio, i boss certo avranno fatto notare a Trump, che non è però solo una partita a perdere per gli Usa: ben 4000 imprese tedesche hanno filiali e consociate negli Stati Uniti e complessivamente danno da lavorare a quasi 800mila americani.

Dati questi che non vogliono solo mettere i puntini sulle i, ma essere probabilmente anche un messaggio, nemmeno tanto criptato per l’amministrazione Trump. Se veramente gli Usa dovessero introdurre dazi di importazione per le merci provenienti da paesi verso i quali l’America accusa un deficit, tra questi Cina e Germania appunto, i tedeschi, pur colpiti duramente (un dazio del 20 per cento, vorrebbe dire in un anno una “penale” pari a 20 miliardi di euro) non si limiterebbero a subire.

Merkel dal canto suo si è detta onorata che Trump abbia assicurato la propria presenta al G-20 che si terrà in luglio ad Amburgo. E dopo aver assicurato che il rispetto delle regole nel commercio mondiale è nell’interesse di tutti, ha voluto però dare anche una lezione di politica estera a Trump. Sul finire della conferenza stampa gli ha fatto notare che la ratifica degli accordi commerciali internazionali non è compito di Berlino ma – essendo la Germania membro dell’UE – di Bruxelles. Tornando alla domanda iniziale, se la chimica tra Merkel e Trump funziona, la Kanzlerin ha risposto indirettamente, constatando, prima di accomiatarsi dai giornalisti: “Il nostro compito è quello di arrivare a compromessi, per questo siamo stati eletti”.

Mostra altro

Ricorre oggi l’anniversario dell’omicidio di Marco Biagi, un giurista del lavoro che andava in giro in bicicletta e che scendendo da una bicicletta fu ammazzato a Bologna da una delle ultime propaggini delle Brigate Rosse. Quindici anni fa. Biagi era stato l’autore di un Libro Bianco sul lavoro che costituì l’ossatura della riforma del mercato del lavoro.

19 Marzo 2017 , Scritto da bezzifer

Biagi era stato l’autore di un Libro Bianco sul lavoro che costituì l’ossatura della riforma del mercato del lavoro varata dal governo Berlusconi – ministro del lavoro era Maroni – nel 2003.
Biagi era di cultura socialista ed aveva collaborato con il governo Prodi in una prima fase. Poi era stato chiamato da Prodi a Bruxelles come consulente quando il professore bolognese divenne presidente della Commissione europea.

Ad un convegno all’Unione Industriale di Torino c’era Biagi e c’era Sergio Cofferati. Cofferati disse che bastava accostare il Libro Bianco di Biagi alle tesi della Confindustria sul lavoro per capire che c’era “frequentazione”, che le tesi erano le stesse.
Qui c’è la registrazione dell’incontro, Cofferati lo dice chiaramente. D’altra parte quel libro aveva la prefazione di Maroni, era a tutti gli effetti un documento governativo.
Se vi interessa, direttore generale di Confindustria era Stefano Parisi, tra l’altro.

In realtà quel Libro Bianco andrebbe riletto oggi, 15 anni dopo la morte di Biagi e 17 anni dopo la sua realizzazione. Ancora oggi ci spiega perché in Italia c’è il più alto tasso di disoccupazione più alto d’Europa.

Ci si troverebbero cose sorprendenti oltre al rigore analitico e all’attenzione verso i modelli di welfare di altri Paesi europei che prima di noi avevano provato a rispondere ad alcuni problemi del mercato del lavoro.
Ma, a proposito di voucher, vale la pena di rileggere quel che suggeriva Biagi.

“Assai interessante è ad esempio il caso spagnolo dove sono in corso di sperimentazione i “contratti a costo zero”. Allorché occorra sostituire una dipendente in permesso di maternità, viene consentito al datore che assuma una disoccupata di essere esentato dal pagamento degli oneri previdenziali. Una misura sicuramente convincente soprattutto per le unità aziendali di piccole e piccolissime dimensioni. Anche l’esperienza belga del “lavoro accessorio” è sorretta dalla medesima finalità di favorire la riemersione. Si tratta di attività varie (assistenza familiare e domestica, aiuto alle persone ammalate o con handicap, sorveglianza dei bambini, insegnamento supplementare, piccoli lavori di giardinaggio, collaborazione a manifestazioni sociali, caritatevoli, sportive,
culturali). Tali attività vengono svolte a beneficio di famiglie, società senza scopo di lucro ed enti pubblici da soggetti quali disoccupati di lunga durata, casalinghe, studenti, pensionati. Fulcro dell’esperimento è costituito dall’utilizzazione di “buoni” in alternativa ai pagamenti diretti, per semplificare il processo e, nel contempo, certificare le prestazioni”.

Era tutta qui, l’idea dei voucher. Favorire la riemersione di una serie di lavori che si fanno e non sono regolari.

Io immagino che anche Susanna Camusso, anche un parlamentare come Nicola Fratoianni che diceva che i voucher erano diventati la “legalizzazione di un’altra forma di schiavitù”, anche un qualsiasi deputato del partito uscito dal Pd che non si chiama Arturo, insomma chiunque abbia o abbia avuto a che fare con una studentessa che dà ripetizioni, con la ricerca del sostituto del colf filippino o della badante ucraina che torna a casa per un mese, con la ricerca di un infermiere per venire ad assistere la mamma o la nonna malata.
E mi sono stupito di quella percentuale – 3 per cento – di utilizzo dei voucher da parte delle famiglie fornita dal presidente Inps Boeri. Considerando che peso ha nel nostro Paese il lavoro di cura.

E comunque come pensano di pagarli, questi lavori, ora? Sicuramente senza copertura per gli infortuni e quota di contributi previdenziali, per quanto miserabile. Sicuramente al nero, come si era sempre fatto prima dei voucher.

I voucher e il lavoro accessorio regolare nacquero con Biagi, e fino a qualche anno fa i voucher venivano utilizzati così: per il giardiniere, il cameriere occasionale, le ripetizioni, la baby sitter, la sostituzione di una colf malata. Da quegli italiani che volevano fare le cose in regola. Non moltissimi, fino a qualche anno fa.

Poi certo l’abolizione dei limiti di utilizzo ha determinato il boom e allora la Cgil se ne è accorta ed ha deciso di chiederne la cancellazione.

E il governo Gentiloni, fatto dagli stessi ministri che prima ne avevano liberalizzato l’utilizzo e poi si erano ripromessi di “controllarne gli abusi” annunciando sistemi di erogazione e utilizzo che c’erano pure prima, ha deciso di cancellare i voucher per evitare il referendum.

Triste storia e triste omaggio a Biagi.

Quanto al lavoro accessorio, sostitute di badanti, colf, baby sitter e studentesse continueranno come prima, solo che non sarà più regolare.

Mostra altro

SCALFARI:Matteo Renzi e l’ho trovato molto cambiato da come avevo interpretato allora la sua politica. Abbiamo parlato sia dell’Europa sia della società globale sia dell’Italia e della sinistra italiana ed anche del governo Gentiloni che rappresenta soprattutto il Partito democratico chiamato renziano dopo la scissione di Bersani e dei suoi compagni di strada.

19 Marzo 2017 , Scritto da bezzifer

Cosa pensa Matteo Renzi della sinistra in Italia e in Europa.L’ex premier si dedicherà a riformare il partito soprattutto nella sua struttura territoriale. Ma nel frattempo studierà un modello di Pd che persegue quello impostato da Veltroni al Lingotto di oltre dieci anni fa: riformatore e soprattutto europeista.

Scalfari dopo aver in un certo senso catechizzato Renzi, non v’è più alcun dubbio: o Renzi o le “deluge”. Tempo ha impiegato, ma ha capito. A sinistra al momento non c’è altro leader. E’ inutile fargli la lotta, come in passato, i soliti noti, hanno fatto con Veltroni, Rutelli, ecc…. Se vogliamo vincere il populismo di Grillo e Salvini, bisogna sostenere solo ed esclusivamente il Pd. Non ci sono alternative e non c’è tempo per studiarne altre in ambito politico. Spero solo che il governo Gentiloni faccia le cose ed in tempi rapidi e non vivacchia. Altrimenti avremo lo stesso epilogo del dopo Monti.

E’ vero: le rivoluzioni più importanti della storia sonno state supportate da movimenti culturali e ideologici: la rivoluzione francese dalle idee dell’illuminismo, di Diderot e Voltaire, la rivoluzione russa dal comunismo di Marx, Engels, Lenin. Naturalmente in un contesto di grave crisi sociale e politica. Il populismo di Grillo e di Salvini trae origine dalla protesta in una situazione di crisi economica sociale  politica, ma manca di una base fondamentale (si tratta di fondamenta) culturale e ideologica e anche politica nel caso di Roma.  A Renzi, che fa bene a provare a crescere culturalmente e politicamente per poter divenire uno statista migliore, consiglio di aggiungere alle sue letture tre saggi di Federico Chabot: L’Italia contemporanea, Storia dell’idea d’Europa e l’idea di Nazione: sono datati, non tutto è per attuale situazione , ma sono formativi.

C’è poca lungimiranza nei politici di oggi, e a sinistra in particolare. Ci si divide “anche se fondamentalmente la si pensa allo stesso modo”, come direbbe il Guzzanti-Bertinotti di qualche anno fa, e si perde di vista il vero problema centrale, l’unico grande turning point dei prossimi anni: vogliamo puntare a diventare uno stato cuscinetto sotto l’influenza del Putin o del Trump di turno, o unirci, noi paesi europei, per mantenere il nostro diritto all’autodeterminazone e alla democrazia? Questa l’unica vera linea di divisione politica, non la politica economica, i voucher, il referendum costituzionale, i residui di altre ideologie novecentesche ormai morte e sepolte. Europeisti oppure antieuropeisti: si scelga dove stare!

Quello che manca è una classe intellettuale che sappia all’accorrenza essere guida, consigliera e punto di riferimento della politica. Oggi disponiamo solo di qualche buon giornalista che però (spesso anche per loro colpa) non sono percepiti come indipendenti, qualche filosofo come cacciari, troppo polemico e scontroso per essere punto di riferimento, il sempre arzillo ma ormai datato(nelle idee non nello spirito) rodotà. Il resto è deserto. Intanto chi fa tendenza sono personaggi come crozza, dove i politici amano farsi deridere e ci ridono pure, i T.S. tv dove solo si urla e ci si offende reciprocamente, i v. sgarbi vari perché fanno audience. Alla fine sembra tutto una buffonata senza soluzione. Non meraviglia che in questo deserto gli unici a farsi strada siano personaggetti come gruillo e i salvini. ne è la prova il cav., passato di moda da quando ha smesso di strillare.

Mostra altro

Le pagelle di Matteo Renzi firmate da Eugenio Scalfari.

19 Marzo 2017 , Scritto da bezzifer

Matteo Renzi, segretario uscente ma anche rientrante del Pd, salvo improbabili sorprese alle primarie di fine aprile, è andato a farsi esaminare in questi giorni da Eugenio Scalfari, da tempo prodigo con lui di consigli ed anche di rimbrotti. Come quando gli rimproverò, dopo la pur bruciante sconfitta referendaria del 4 dicembre sulla riforma costituzionale, di non essere rimasto alla guida del governo. Ma il toscano non ne volle sapere, neppure quando a chiederglielo fu il capo dello Stato in persona. Da segretario del partito pienamente in carica egli preferì proporre a Sergio Mattarella di sostituirlo a Palazzo Chigi con l’amico e fidato conte Paolo Gentiloni Silverj, trasferendolo dal Ministero degli Esteri. Il che fu fatto.

Il successore di Renzi gli è tanto legato, a dispetto di tutti i tentativi mediatici e politici di rivoltarglielo contro, che si trova in queste ore dileggiato, o quasi, su molti giornali, e non solo sul solito Fatto Quotidiano di Marco Travaglio, per essersi fatto praticamente indicare dall’amico le novità e le conferme ai vertici delle maggiori aziende pubbliche arrivati a scadenza.

Ebbene, se sono vere queste voci o rappresentazioni, Renzi non deve avere faticato molto a raccogliere e dare informazioni, consigli e quant’altro, si spera senza che venga a qualche magistrato la tentazione di contestargli, come al papà nell’inchiesta sugli appalti della Consip, il reato di traffico di influenze illecite. Eh, sì, perché mancherebbe solo un passaggio del genere per completare il quadro di quella “Repubblica giudiziaria” recentemente denunciata dal filosofo Biagio De Giovanni al raduno degli amici e sostenitori proprio di Renzi al Lingotto di Torino.

Non deve avere faticato molto -dicevo- l’ex presidente del Consiglio se, fra una telefonata o una riunione e l’altra, ha trovato il tempo di andare a fare gli esami da Scalfari, che  ha avuto la solita cortesia di informarne poi i lettori nell’appuntamento domenicale su Repubblica.

Renzi ha ragguagliato l’autorevole amico sui libri consigliatigli per saperne di più di Camillo Benso di Cavour, indicatogli tempo fa come modello cui ispirarsi nella sua attività politica. E anche sui libri, sempre consigliatigli da Scalfari, di Giustino Fortunato, di Gaetano Salvemini e di Antonio Labriola.

Incoraggiato ma non sazio di tanta diligenza, Scalfari ha suggerito a Renzi di  leggere adesso anche “alcune pagine” -se la caverà quindi con poco- della storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis. Ed essendosi forse insospettito di tanta, deferente disponibilità a seguire i consigli, come capita specie ad una certa età parlando con uno molto giovane, si è piacevolmente sentito proporre dall’allievo di riferire alla prossima occasione sul supplemento di lettura, per fargli verificare l’esecuzione reale del compito. Scalfari, compiaciuto, ne ha riferito ai suoi lettori perché “questo va detto”, a dimostrazione di quanto Renzi sia serio: un Renzi che il fondatore di Repubblica ha piacevolmente trovato “molto cambiato” rispetto ai primi tempi di osservazione o frequentazione. Cambiato, naturalmente, in meglio, checché ne possano dire e scrivere altri sul  giornale di “Barbapapà”.

Ciò che soprattutto piace di Renzi a Scalfari è la capacità e volontà di coniugare la sinistra col riformismo e con l’europeismo, spinto sino alla proposta dell’elezione diretta del presidente della Commissione di Bruxelles, con relative primarie, come il candidato alla segreteria del Pd -se non ricordo male- ha detto ai suoi al Lingotto.

Piace a Scalfari anche il fermo proposito di Renzi di riformare il suo partito “soprattutto nella struttura territoriale”: si spera meglio di quanto non abbia fatto con la Costituzione. Anche per dimostrare l’importanza che Renzi attribuisce alla riforma e al potenziamento del Pd, di cui colpevolmente si è occupato poco durante la sua prima segreteria, Scalfari ha riportato la risposta ricevuta sul problema del doppio incarico di segretario del partito e di presidente del Consiglio, evocato al Lingotto come una prenotazione. E che non dev’essere forse piaciuto tanto a don Eugenio.

“Certamente desidero vincere ma non è detto -ecco le parole di Renzi a Scalfari- che voglia ridiventare presidente del Consiglio. Forse sarebbe meglio che restassi alla guida del partito e della sinistra in Italia e soprattutto in Europa. Vedrò”. Se non è un’apertura ad una corsa d’altri a Palazzo Chigi, mi pare che poco ci manchi.

Questo resoconto interessante dell’incontro con Renzi è stato preceduto da Scalfari con una curiosa ricerca nello scenario politico italiano dei “cavalli di razza”, come una volta si chiamavano nella Dc i leader più autorevoli, tipo Amintore Fanfani ed Aldo Moro.

Di cavalli italiani di razza, a parte Mario Draghi che però opera per adesso a Francoforte come presidente della Banca Centrale Europea, Scalfari ne ha indicati un po’ troppo generosamente -come vedremo- ben 16. Sono, nel suo ordine anche di galanteria, la presidente della Camera Laura Boldrini, la senatrice a vita Elena Cattaneo, Enrico Letta, Walter Veltroni, Paolo Gentiloni, Matteo Renzi, Romano Prodi, Marco Minniti, Luigi Zanda, Andrea Orlando, Michele Emiliano, Dario Franceschini, Pietro Carlo Padoan, Gustavo Zagrebelsky, Pier Luigi Bersani e Parisi. Di cui Scalfari non ha chiarito se debba intendersi Arturo, già ministro di Prodi, o Stefano, messo in pista e poi azzoppato da Silvio Berlusconi come riorganizzatore non si è mai capito bene se solo di Forza Italia o anche di quello che fu il centrodestra.

A parte la singolare e troppo generosa -come accennavo- promozione a cavallo di razza del governatore pugliese Emiliano, che a me personalmente sembra più un cinghiale, e neppure di razza, gli assenti fanno più rumore dei presenti, come sempre accade in queste circostanze.

Gli esclusi dalla scuderia selezionata da Scalfari sono, per esempio, Massimo D’Alema a sinistra e Angelino Alfano al centro, visto che il ministro degli Esteri ha appena cambiato nome al suo partito, passando dall’Unione di Centro Destra ad Alternativa Popolare. Che sembra scelta apposta per ridurre le distanze da Renzi e dal Pd e aumentarle da Berlusconi, accusato dal suo ex delfino di non volere o poter fare a meno dei rapporti con la destra antieuropeista e lepenista di Matteo Salvini e con la sorella dei fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

Mostra altro