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Blog di bezzifer

Non siamo ancora ai "vagoni piombati" che ci ricordano le deportazioni ai campi di concentramento nazisti, ma quello che sta succedendo nel cuore dell'Europa in questi giorni e' una vergogna di natura inimmaginabile

26 Luglio 2015 , Scritto da bezzifer

Proprio in quella Ungheria che e' diventata tristemente famosa per il "muro" di filo spinato che un governo ha deciso di erigere a difesa delle infiltrazioni dei migranti.

Il paragone con i vagoni piombati della può essere sicuramente ardito, ai nostri giorni, ma lo hanno fatto anche alcune media ungheresi.

Esiste infatti un treno che parte da Pecs, nel sud dell'Ungheria, alla volta di Budapest.

Al convoglio dei vagoni dei passeggeri tradizionali viene aggiunto una carrozza particolare, guardata con diffidenza da molti.

Gli uomini delle ferrovie chiudono le porte e appendono un cartello al finestrino: "Questo vagone viaggia con le porte chiuse".

Si può solo aprire dall'esterno. Il personale delle ferrovie ha impedito che le portiere possano essere aperte da chi e' a bordo.

Si perché il vagone non e' vuoto, non è in manutenzione, e neppure in trasferimento verso l'officina della stazione della capitale.

Quel carro e' carico di persone, di migranti stipati all'inverosimile.

E' pieno di bambini, di donne che provengono per la maggior parte dalla Siria e dall'Afghanistan.

Persone che subiscono una nuova umiliazione come se non bastassero quelle passate.

Qualcuno fra gli altri passeggeri, quelli normali, negli altri vagoni, quelli a cui non è stata tolta la dignità, prova a chiedere e la risposta arriva dopo un po'.

Semplice e diretta ma altrettanto vergognosa.

Indegna per un paese che vuole definirsi europeo.

La misura e' stata presa per evitare che i "viaggiatori", questi "stranieri", appena registrati come clandestini, possano scendere e far perdere la loro tracce.

Evitando così la "concentrazione coatta nei campi profughi"

Alle proteste che presto arrivano al di fuori del paese, arriva una prima risposta dell'esecutivo guidato da Fidesz che chiaramente la pensa in un altro modo.

Il suo consenso, infatti, si regge sulla paura della possibile "contaminazione" e la cavalca a più non posso anche negando l'evidenza di far parte di una comunità internazionale verso la quale sono stati precisi impegni.

A questo proposito, l'Ungheria l'unico Paese Ue che non ha accolto nessun migrante, come avrebbe invece previsto l'accordo raggiunto recentemente a Bruxelles.

Ma fra tutto questo male c'è, per fortuna anche una ragione di speranza.

E' data dall'altra Ungheria, quella che crede nei diritti fondamentali e non giudica i migranti come un cancro, o una minaccia per l'integrità.

Proprio nelle stazione di Pecs e Szeged, le due città vicine al confine sud, ogni giorno, accanto alla folla dei migranti, agiscono i volontari di un'organizzazione della società civile ungherese, Migration Aid.

Sono li che distribuiscono un po' di acqua, qualche panino, un po' di conforto insieme a qualche carta geografiche, per ricordare che sono arrivati in un paese della civile Europa.

Ma loro, mentre salgono su quel vagone che verrà "sigillato", hanno ancora negli occhi la paura, il dolore per aver abbandonato le terre dove sono nati e la certezza che il loro esodo non e' ancora finito.

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Nata come ballon d'essai mediatico, la promessa di Renzi di abbassare alcune imposte ha portato al dibattito estivo più surreale del secolo, cioè se abbassare le tasse sia "di sinistra" o no.

24 Luglio 2015 , Scritto da bezzifer

Ovviamente la prima risposta sarebbe un banalissimo "dipende a chi", cioè a quali fasce di reddito.

Come noto, infatti, esiste anche una teoria limpidamente di destra secondo la quale le tasse bisogna abbassarle ai ricchi, così reinvestono e creano più ricchezza. È più o meno quella che implementò nei suoi anni Ronald Reagan, con i risultati che vediamo oggi: la iperconcentrazione di ricchezza è andata prevalentemente alla finanza speculativa, non alla produzione. Quindi non funziona. Infatti è ormai difficile trovare un sostenitore della reaganomics, almeno uno onesto, dico.

Ma a parte questo (qualche volta la storia fa giustizia), nemmeno abbassare le tasse ai ceti bassi o mediobassi è di per sé "di sinistra".

Non lo è di certo se quel taglio di tasse viene sostenuto con un taglio dei servizi di cui si giovano soprattutto le classi meno abbienti, come gli ospedali, le scuole, le pensioni, le case popolari, i sussidi di disoccupazione, il verde pubblico, i mezzi pubblici etc. In questo caso gli effetti redistributivi sono farlocchi: avvengono sulla quantità di denaro in più posseduta dai ceti mediobassi, sulla loro ricchezza privata, ma il cambiamento della loro qualità della vita è a somma zero o, più spesso, negativo.

Ma più in generale si tratta comunque di decidere se nel 2015 consideriamo più socialmente giusta e utile una redistribuzione di denaro privato o un maggiore accesso ai servizi pubblici/comuni accompagnato da una migliore qualità degli stessi.

Per darci una risposta, basta leggere Rifkin o l'enciclica del Papa, mica Che Guevara: siamo in una fase di passaggio storico in cui la qualità della vita è determinata sempre di più dall'accesso che non dalla proprietà.

Quindi se per "sinistra" intendiamo un miglioramento della qualità della vita dei ceti mediobassi e una maggiore inclusione di quelli bassissimi, ci sono pochi dubbi che la quantità e la qualità dei servizi abbiano un ruolo sempre più rilevante e anche maggiore rispetto al reddito in sé e per se.

A proposito di qualità dei servizi, in Italia questa è come noto molto a macchia di leopardo: abbiamo ospedali eccellenti e ospedali lager, asili modello nel mondo e scuole in cui manca la carta igienica, parchi tenuti benissimo e altri abbandonati, servizi di sharing eccellenti e altri ridicoli, eccetera eccetera.

Non è ignoto che esiste una teoria al limite del complottismo, in merito, secondo la quale i vessilliferi del liberismo estremo quando sono al potere tengono bassa la qualità dei servizi proprio per dimostrare che il privato è meglio del pubblico, quindi scatenare quell'homo homini lupus che ci porta tutti a far prevalere il nostro interesse verso i soldi "sporchi maledetti e subito" rispetto ai servizi pubblici diffusi.

Personalmente non penso che le cose stiano così, cioè non credo che ci siano politici che tengono il livello dei servizi pubblici basso apposta per far prevalere il privato.

Credo però che ci sia da parte di molti politici un sostanziale disinteresse ai servizi comuni, considerati "inutile spesa pubblica", quindi non da valorizzare ma da tagliare, poi ciascuno si conquista il suo privato benessere da solo, è il capitalismo bellezza.

D'altro canto per il 5-10 per cento di popolazione più ricca è già così: non hanno bisogno di ospedali pubblici perché hanno le cliniche private, né di scuole pubbliche perché hanno gli istituti privati, né di verde pubblico perché hanno un bel giardino nella seconda casa. E così via.

Quindi, se vogliamo fare qualcosa di sinistra, dobbiamo renderci conto chenell'era in cui l'accesso sostituisce sempre di più la proprietà nel definire la qualità della vita delle persone, l'investimento nella qualità dei servizi pubblici/comuni è la priorità assoluta, in termini ridistribuitivi.

Di redistribuzione reale, cioè inerente appunto la qualità della vita.

Certo, per arrivare compiutamente a questa consapevolezza serve una trasformazione culturale, a partire dalla pedagogia, dalle scuole, insomma dall'inizio della nostra vita di cittadini. E passare alle persone adulte, quindi agli elettori.

Ma è già anche una questione di scelte politiche concrete, immediate: ad esempio, avendo un sindaco risorse pari a x, attua una redistribuzione realedella somma in questione più investendola in un servizio diffuso di car sharing elettrico che non mettendola a disposizione di chi vuole acquistarsi un'auto privata, anche se i beneficiari in questione fossero tutti di ceto mediobasso o basso.

È solo un esempio tra i tanti, naturalmente. Sto dicendo, più in generale, che oggi avere cinquanta euro in più in tasca al mese è certo cosa gradita, tuttavia ti dà meno ricchezza che avere una mobilità urbana decente, raccolte di rifiuti decenti, ospedali decenti, scuole decenti, giardini pubblici decenti etc. Per il semplice fatto che l'interconnessione umana ormai è talmente totale e stretta che la nostra qualità di vita dipende più dalla qualità delle cose comuni che non dalla proprietà di quelle private. A meno che naturalmente non si sia talmente benestanti da potersene fottere degli spazi e delle cose comuni, ma questo è appunto privilegio se non dell'uno, del 5-10 per cento più ricco, di certo non di più.

Abbassare le tasse porta di certo consenso elettorale e una breve ebbrezza a chi ne beneficia, ma sempre meno è misura che incide positivamente nella qualità della vita della stragrande maggioranza delle persone.

Aggiungerei solo che agli interventi e alla gestione diciamo così dall'alto, serve una grande operazione di responsabilizzazione e senso civico alla base - il rispetto e la cura delle cose comuni e delle persone, il non 'approfittarsi' dei servizi, il buon comportamento, evitare l'assenteismo.. Perché gli ospedali di eccellenza lo sono in gran parte per la dedizione del personale medico e non, la scuola è ottima quando se i professori sono bravi (e se gli studenti si impegnano e le famiglie non partono dal presupposto che se il proprio figlio prende 4 è colpa del prof....) le città sono pulite se evitiamo di buttare roba a terra e così via.
Bene bene mi ha rallegrato la giornata questo post!

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Paese destinato alla rovina. Il primo al mondo che trova il.petrolio e si rifiuta di tirarlo su. Deficienti.

23 Luglio 2015 , Scritto da bezzifer

Petrolio. E Renzi perde il Regno delle due Sicilie: da De Luca a Emiliano e oltre, governatori anti-trivelle .

Ma noi non vogliamo niente, no fotovoltaico, no pale, no ferrovie, no autostrade, no perforazioni per gas e petrolio, forse solo per......euro, ma proprio forse...........solo lamentele e cazzeggiare.

I vol dane' , sempre stato cosi con i meridionali , bisogna scucire , ed e' ora di lasciarli nel loro brodo la stessa storia che raccontano i greci agli europei. Ooohh bene, era ora.
Allora possiamo finalmente sganciare Regione e Comune di Napoli e Regione Sicilia e Calabria dal carrozzone abbandonandole alla bancarotta immediata (raring medio CCC- ovvero spazzatura)? Dai che ce la fate da soli, dovete solo licenziare 18.000 dipendenti comunali, quelli che vanno a spasso dopo aver timbrato, 36-37.000 dipendenti regionali e i mitici 14.000 Forestali Calabri (in Lombardia i Forestali sono 1200...).Su un pó di forza ,tirate fuori questi attributi sempre sbandierati a parole, potete farcela (segando il marcio) Ai meridionali va bene il lavoro statale. Tanto le tasse le pagano al nord. Sono 160 anni che ci prendono per i fondelli. Guardate la Slovenia che balzo in avanti ha fatto quando si è liberata degli statali serbi che sono come i nostri meridionali, infiltrati ovunque. E il nostro nord ha industrie 100 volte la Slovenia. Quindi fate i conti.

Giusto. Bisogna puntare tutto sul turismo e sulle caciotte .... prendiamo esempio dalla Grecia :

IO ho capito che la flessione economica coincide esattamente con il momento in cui gli italiani hanno cominciato a protestare contro tutto.
Nel XIX secolo non c'erano i NO-Frejus, nel XX secolo non c'erano i NO-Auostrada-del-sole ed erano state costruite anche due centrali nucleari. L'italia, cresceva e negli anni '80, ci fu un anno in cui il PIL procapite italiano era diventato più alto di quello del regno unito.
Poi siete arrivati voi, i figli di quelli che hanno costruito l'Italia, ed è cominciato il disastro. Il petrolio vi serve e volete utilizzarlo, però va estratto in Norvegia, nei paesi arabi e in Scozia. L'energia elettrica, vi serve pure quella, ma va prodotta anch'essa altrove, perché le centrali vi disturbano la vista e urtano la vostra sensibilità ambientalista. Le autostrade devono avere al massimo due corsie, le discariche non devono esistere e l'immondizia deve sparire da sola, le ferrovie devono essere pochissime ed i treni devono essere preferibilmente lenti, i ponti è meglio non costruirli.
E l'alternativa al ponte di Messina (il porto di Tremestieri) va osteggiata anche quella (parole dei Verdi messinesi) e bisogna avere i camion che transitano a Boccette.
Adesso siete ridotti completamente all'osso: caciotte e turismo come la Grecia e il Nepal.
La grecia sta afrontando il default, il Nepal ha un PIL procapite di mille dollari annui e voi vi stupite veramente se il paese affronta solo una fase crescita ridotta?

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Dicono che sognassero di abbattere un aereo americano,se per essere dell'isis basta sognare di abbattere un aereo americano,2/3 della razza umana è dell'isis .

23 Luglio 2015 , Scritto da bezzifer

Lassaad Briki e Muhammad Waqas arrestati a Brescia. I 2 jihadisti sognavano di abbattere un aereo militare americano .

Ogni volta che sento parlare di terrorismo islamico mi vengono in mente le sagge parole di Robin Cook ex ministro degli esteri inglese,pronunciate ai tempi della guerra in iraq:
"La verità è che non esiste un gruppo terrorista chiamato Al Qaeda, come sa qualunque funzionario di intelligence.
C'è però una campagna di propaganda per indurre il pubblico a credere a un'entità 'diabolica' e indurre la gente che guarda la TV ad accettare una leadership unificata internazionale per la guerra contro il terrorismo. Il Paese che sta dietro questa propaganda sono gli USA, e le lobby interessate alla guerra al terrorismo per scopi d'affari".
firmato ROBIN COOK ex segretario agli esteri inglese.

Facevano delle ricerche per apprendere come si fa ad abbattere un aereo. Insomma un fai da te che somiglia tanto allo spot pubblicitario di Alpitur, se ve lo ricordate. Il fai da te, spesse volte, non ti porta da nessuna parte e così è stato. Siamo fortunati ad avere terroristi che devono sbrigarsela da soli di sana pianta. Ma allora c'è da pensare su come vengono arruolati e perché non addestrati per raggiungere l'obiettvo, ma lasciati da soli. Senza arrivare a nessuna conclusione va notato che l'ISIS partito dall'Iraq sta mettendo a ferro e fuoco il medio oriente, tranne un fazzoletto nel l'Iraq del Sud dove la Exxon, la Gazprom, la CNOOC cinese, la BP, la Shell, la Total, la ENI e la lista e lunga, estraggono quasi indisturbati il petrolio iracheno. L'ISIS non è cosí forte come la stampa vuole farci credere, in realtà non può permettersi di colpire il cuore dell'occidente che è proprio nella Green Zone Irachena, in casa loro.Ma ! Questi ragazzi vengono ammaliati dall'idea che uccidendo gli infedeli possano raggiungere il loro stramaledetto paradiso. Anche se possiedono la cittadinanza italiana e hanno studiato da noi e lavorano qui, non riescono ad inserirsi ed accettare in pieno il nostro modo di vivere. Ma bisogna anche, da parte nostra, rimanere con i piedi per terra e senza farsi prendere dal panico, perché questi disgraziati, pronti ad immolarsi per raggiungere il paradiso, sono una piccola minoranza. Perciò se si riunissero tutti insieme e si facessero esplodere tra loro? Ed anche con tutti i loro simpatizzanti!!! Loro sarebbero felici perché si sarebbero fatti esplodere, noi saremmo felici perché loro non ci sarebbero più e tutti saremmo felici!!!.E in ogni caso italiani o meno, gli assassini o chi predica terrorismo di qualsiasi razza siano vanno estirpati dal nostro territorio, anche usando gli antiparassitari e i disserbanti! E comunque per il momento non sento notizie di italiani che fanno propaganda terroristica o chi si dedicano a proselitismi impregnati di balle ideoligiche e religiose per versare sangue umano...ogni tanto il cervello è necessario connetterlo!!!

Il futuro "prossimo" delle società occidentali (per semplici motivi demografici) sarà multirazziale ... purtroppo la destabilizzazione (e lo sfruttamento) del cosiddetto terzo mondo ha reso più difficile gestire in modo graduale tale trasformazione che però è irreversibile ... in Francia, dove parliamo già di terza generazione di immigrati, hanno creato quartieri ghetto nelle banlieue incentivando la loro emarginazione e quel sentimento di rivalsa dove hanno fatto breccia le lusinghe del terrorismo ... in questo momento di emergenza vogliamo dunque imparare dagli errori di chi ci ha preceduto (anche perché per noi sarebbe più semplice gestire quella minoranza di migranti che vorrebbe restare in Italia) ... oppure vogliamo nel frattempo andare dietro ai Salvini di turno?o dietro chiunque abbia il coraggio di affrontare in modo umano questa emergenza ... dietro chiunque (approfittando ad esempio dell'accordo sul nucleare con l'Iran) abbia il coraggio di mettere a rischio anche la propria vita pur di imporre la pace in medioriente in modo da affamare tutti gli estremismi religiosi e di conseguenza ridimensionare questo esodo biblico ...si dice che al momento non si vede nessuno che risponda alla mia descrizione ... allora nell'attesa mi accontenterò di qualche amministratore locale che abbia il coraggio di essere intransigente sia verso chi voglia lucrare sia verso chi continua a soffiare sul fuoco .

A ben risentirci!

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Ed ora diamo un'occhiata anche negli armadi di casapand, che si dice erede di quel movimento votato ad uno strano "ordine nuovo"! In realtà un ordine "vecchio" votato solo alla strage ed alla distruzione, e nemico del progresso civile!

23 Luglio 2015 , Scritto da bezzifer

Strage di piazza della Loggia, ergastolo per Maggi e Tramonte 41 anni dopo.

Per i giudici l'attentato fu di matrice ordinovista e fu ispirata da Maggi, medico veneziano, allora ispettore dell'organizzazione neofascista condannato insieme a Tramonte, ex Fonte Tritone dei servizi segreti. Il presidente dell'Associazione familiari delle vittime: "La sentenza impone una profondissima riflessione su quegli anni dal 1969 al 1974"

Qui a Brescia, ho provato disgusto e stanchezza per le espressioni di trionfo ed esultanza su questa sentenza. Una condanna simbolica, fuori tempo massimo di alcuni decenni, i cui effetti pratici non sono che quelli di mascherare l’attuale devozione della magistratura ai poteri atlantici, che quaranta anni fa vollero la strage. Poteri che nell’Italia repubblicana le istituzioni hanno sempre servito, così da portarci dove ci troviamo; e che oggi vengono serviti con ancor maggiore zelo.Ai tempi delle stragi di Piazza Fontana e di Piazza della Loggia ero poco più che ventenne, vedere la desolazione, lo strazio che accadde in quei giorni, in quei luoghi,i tempi biblici delle indagini crearono dentro di me un tale sgomento che segnò indelebilmente il mio animo, fu dentro di me purtroppo solo l'inizio della fine dell'orgoglio di appartenenza al mio paese.ORA ! La montagna ha partorito il topolino. Dopo più di quarant'anni la giustizia italiana si presenta al popolo sbandieranto la grande vittoria. Personalmente mi nasconderei sotto la gonna protettice della nonna, vergognandomi delle mie impotenze, forse incapacità o magari convenienze. Faldoni su faldoni, avvocati su avvocati, gudici su giudici, sono la dimostrazione che la giustizia, in particolare quella italiana, amio pa rere, non ha il diritto di ritenersi tale.Sta di fatto che chi, illegalmante ed ingiustamente, si fa giustizia da se, alla fine ha risultati ben più immediati e nettamente più apprezzabili o disprezzabili, a seconda del punto di vista giuridico ed umano.Ho sempre nella mente un certo giudice dal nome Robert Freisler. Quello si, era un giudice veloce e deciso. Rappresentava contemporaneamente il pubblico ministero, il difensore ed il giudicante. Sinceramente, doversi richiamare ad un simile mostro, sia per efficienza che per disprezzo della giustizia, da anteporre a dimostrazione della totale paralisi della giustizia italiana (questa è composta sempre da giudici con nome e cognome, non sono dei marziani, non è una cosa astratta) è veramente <mostruoso>.Ma che Stato è questo...che fa giustizia dopo 41 anni...questa non è giustizia, ma il simulacro di essa! 40anni per condannare due persone; una oramai ottantenne e non finirà in prigione, l'altro poco più che sessantenne, comincerà sentirsi male, poi l'avvocato presenterà ricorso alla corte d'appello di Strasburgo in quanto "non e stato lui materialmente" a mettere la bomba e farà risultare che è stato uno già defunto........ Tutto questo sempre grazie al "depistaggio classico" dei servizi dell'epoca ed alla giustizia che si dimostra quasi sempre forte con i deboli e debole con i forti.

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Brescia è il posto giusto dove lo straniero può fare propaganda all'islam estremista... prossima base operativa bergamo

22 Luglio 2015 , Scritto da bezzifer

Isis, due arresti a Brescia. “Propaganda online. Volevano colpire base militare”

Fermati un cittadino tunisino di 35 anni e un pakistano di 27. Postavano tweet di minacce sullo sfondo di luoghi simbolo di Roma e Milano. L’accusa contestata è di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale. Tra gli obiettivi anche la base nel Bresciano

Ma son ragazzi che si divertono! Scrivere che ci sgozzeranno, che l'Islam dominerà l'Europa, e che fra poco dovremo pregare 5 volte al giorno, sono proclami che sentiamo e leggiamo tutti i giorni sui media nazionali e internazionali. In Iran il "moderato" Rohani, come viene definito dai catto pacifisti della nostra informazione, e Ali khamenei, dopo lo scellerato accordo sul neclueare garantito anche dal pavido Renzi a Gerusalemme, urlano ai quattro venti che distruggeranno l'America e cancelleranno dalla faccia della terra Israele, e tutti coloro che lo difendono, Renzi compreso!
OK! Non solo queste persone importanti ce lo dicono un giorno sì e l'altro pure, e nessuno viene arrestato per cristianofobia, ma lo dicono anche i vari Imam fai da te che popolano le ormai incontrollate moschee dell'Italia e d'Europa. Mala tempora currunt!

Per fortuna un giornale serio si distingue dai media main stream e mette prima la notizia ben piu' importante della retata contro la ndrangheta (minaccia vera per l'italia). Mentre i media main stream danno piu' importanza a due mitomani che non uscivano mai di casa e che vivevano al computer, piuttosto che all'ennesima inchiesta antimafia che ha scoperchiato i misteri e gli affari della ndrangheta.

L'unica strage che questi due potevano compiere l'hanno gia' compiuta, quella dei loro neuroni. Certo che se si comincia a mettere in galera la gente per il reato di manifesta idiozia dovranno costruire in fretta un bel po' di altre prigioni...Hanno preso un paio di merli che se lo sentivano duro e subito Alfano si gongola ma in realtà il terrorismo a tipi come questi non gli farebbe accendere nemmeno una sigaretta.

Due cretini che scrivono con una penna Bic minacce e su Twitter progettavano attentati??
siamo al ridicolo mediatico. una cosa è l'apologia, un altra è l'organizzazione terroristica.
temo che l'emulazione di questo brand sia una cosa molto lontana dall'intenzione di sposarne la causa. e tutto questo mi sembra solo propaganda del ministero dell'interno, forse una strategia preventiva. mi domando però, fosse una strategia volta a dissuadere, servirà veramente come monito a qualcuno o a qualcosa?

Certo che islamic State in Rom e' un nome molto astuto. Giusto giusto per non attirare l'attenzione di chi costantemente monitora le attivita' del web. Bene. Ma ora di cosa sarebbero accusati? Di millantato non so cosa? Facciamo il processo alle presunte e da dimostrare intenzioni? Perche' di questo si tratta ora che andranno, forse, davanti alla Giustizia. E' l'eterno limite e dilemma della democrazia. Fare intelligence significa prevenire, ma la Giustizia giudica ed interviene a reato commesso. A questi mica hanno trovato armi, ma solo "cartoline" di luoghi d'interesse turistici. Con la legislazione attuale non se ne esce. Urge adeguamento alle mutate condizioni.

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Dimmi con chi ti accompagni e ti dirò chi sei.

22 Luglio 2015 , Scritto da bezzifer

Fassina è d’accordo con Schäuble: era meglio la Grexit. Lui, Salvini, Grillo e Meloni sono d’accordo. Proprio come la sinistra di Syriza e Alba Dorata. Nella sua lettera al Corriere Fassina scrive che i limiti dell’Euro non sono superabili: “i caratteri profondi, morali e culturali dei popoli europei e gli interessi nazionali degli Stati sono l’ostacolo insuperabile”. Si traveste da sinistra, ma è nazionalismo allo stato puro.Tutta la modernità e le scienze sociali occidentali si fondano sull’individualismo metodologico. Quelli che Fassina chiama “caratteri profondi, culturali e morali dei popoli europei” hanno un nome scientifico preciso: stereotipi. Quale sarebbe il carattere profondo culturale e morale italiano: la straordinaria creatività nell’aggirare le regole, o la tendenza ad essere evasori, voltagabbana e cambia-casacca? E gli interessi nazionali italiani quali sarebbero: la modernizzazione del Paese per competere con gli altri Paesi avanzati o il ritorno al ricorso alle svalutazioni competitive – che erodono i risparmi di lavorato, pensionari e lavori dipendenti a reddito fisso per mantenere in vita le industrie che non hanno investito nell’innovazione – per scendere gradino dopo gradino nella competizione globale e trovarci a fare concorrenza sul piano salariale con i Paesi emergenti? Ma neanche l’aver visto che Tsipras,nel momento in cui da primo ministro non poteva più fare solo propaganda ma doveva prendere decisioni che avrebbero avuto un impatto strutturale e di lungo periodo sul suo popolo ha scelto l’euro, fa capire alla sinistra italiana i dati reali della situazione? Quello della sovranità monetaria è un mito. Prima dell’Euro ce l’aveva solo la Germania, e tutti gli altri muovevano i tassi in modo da mantenere il differenziale con la BundesBank, che agiva nell’interesse della Germania, ma di fatto guidava tutte le altre banche centrali europee. Tanto che un governatore della Banca d’Italia rispose a una domanda sulla cessione della sovranità monetaria, che preferiva sedere con gli altri nella Banca Centrale Europea e decidere insieme e democraticamente, piuttosto che avere una sovranità fittizia, che di fatto si risolveva nel dover cambiare i tassi seguendo le scelte di Berlino.

Per fare politiche di sinistra servono istituzioni forti, in grado di intervenire con efficacia sull’economia. In tempo di globalizzazione questa possibilità per gli Stati nazionali europei non c’è: sono troppo piccoli. È questo il motivo per cui anche nei Paesi scandinavi la sinistra segna il passo. Per poter realizzare di nuovo una politica di sinistra servono istituzioni forti e democratiche al livello europeo (lo aveva chiarito già Delors negli anni ’80).

Una politica keynesiana serve, ma è possibile solo se l’interesse sul debito è minore dell’effetto crescita sull’economia dell’intervento pubblico. Cioè oggi è possibile solo in quei Paesi che pagano interessi molto bassi, e che non ne hanno molto bisogno. Ma a quelli in difficoltà, che più avrebbero bisogno di politiche espansive, i mercati chiedono tassi alti, rendendola impossibile. Una politica keynesiana là dove serve è possibile solo a livello europeo. Titoli dell’UE o dell’Eurozona (che come livello federale non hanno alcun debito pregresso) si venderebbero sui mercati a tassi reali negativi, come i titoli tedeschi. Così una politica keynesiana di investimenti è possibile e si ripaga da sola, senza scaricare costi sulle generazioni future, come fatto dagli Stati nazionali finora.

Forse è solo un modo di distinguersi e attaccare Renzi su un terreno in cui si vede uno spazio elettorale – ma già presidiato da Grillo e Salvini. Ma non si costruisce nulla subordinando l’interesse generale a una tattica di breve periodo. Dunque quali sono i punti di riferimento culturali, politici e morali dell’area che si va costituendo a sinistra del PD? Qual è la riflessione sul merito della questione e degli interessi dell’Italia e dei ceti sociali che la sinistra aspira a rappresentare?

Il merito storico del centro-sinistra italiano è stato l’ingresso nella moneta unica, sotto la guida di Prodi e Ciampi, nel quadro di un’ampia convergenza e coesione nazionale, inclusiva di sindacati e industriali, in nome di un interesse fondamentale e di lungo periodo del Paese. Il Presidente Napolitano fece il suo primo viaggio da Presidente a Ventotene per rendere omaggio al federalismo europeo di Altiero Spinelli, e ancora oggi sottolinea che l’Europa sia la bussola per il futuro e per superare la crisi. I punti di riferimento dell’area a sinistra del PD sono dunque Spinelli, Napolitano, Ciampi, Prodi o Grillo, Salvini e Meloni?

Sia chiaro, la sinistra non può semplicemente accettare l’Unione Europea nella sua forma attuale. Ma un conto è proporre una soluzione riformista ed evolutiva, un’altra cosa è proporne una regressiva. Oggi la lotta politica in Europa si va ristrutturando su nuove fratture politiche che riguardano l’Europa, la globalizzazione e i migranti. Si sta affermando la frattura politica tra nazionalismo e federalismo proposta da Spinelli nel Manifesto di Ventotene. In questa fase storica si deciderà se l’Europa completerà la sua unificazione e potrà competere con le altre potenze di dimensioni continentali – USA, Cina, India, Russia, Brasile – o se i suoi Stati nazionali divisi proseguiranno in un declino che allora sarà inevitabile, ineludibile e sempre più rapido, e nel quale la sinistra potrà fare solo battaglie di retroguardia destinate al fallimento.

Le forze sociali cui la sinistra dovrebbe fare riferimento sono su altre posizioni. I sindacati sono per la risposta progressista con il “New deal per l’Europa”, non per quella reazionaria. E con buone ragioni, quelle che li portarono a sostenere l’ingresso nella moneta unica. Le svalutazioni competitive e l’inflazione sono tasse occulte sui redditi fissi e da lavoro a vantaggio solo dei proprietari delle imprese che esportano – che difficilmente votano la sinistra! Il debito pubblico è un macigno sulle spalle dei lavoratori e delle nuove generazioni e non fu accumulato per un eccesso di investimenti, ma di spesa corrente. La produttività degli investimenti europei è 7 volte superiore a quelli nazionali.

Come ha ripetuto Ciampi in tutto il suo settennato al Quirinale, l’ingresso nell’Euro era l’iscrizione a un campionato giocato su un piano di parità. L’Italia l’ha vissuta come la fine della partita. Invece di iniziare a correre e competere si è seduta, accontentandosi di lucrare sui benefici immediati dell’ingresso nell’Euro, una drastica riduzione dell’inflazione e dei tassi di interesse, che permetteva moderazione salariale e un enorme risparmio sugli interessi sul debito pubblico. Queste sono le colpe della classe dirigente italiana, quella che negli ultimi decenni non è riuscita a spendere decine di miliardi di fondi europei destinati al Mezzogiorno.

L’area a sinistra del PD vuole impegnarsi per un governo federale europeo, almeno per l’Eurozona, dotato dei poteri fiscali, di prestito e di bilancio necessari a lanciare un grande piano di investimenti o sarà di fatto alleata di Grillo, Salvini e Meloni nella battaglia contro l’Euro? Dimmi con chi ti accompagni e ti dirò chi sei.

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IL RAPPORTO SULL ’EVASIONE FISCALE CON IL” RICICLAGGIO BANCARIO” ANNESSO

22 Luglio 2015 , Scritto da bezzifer

«La Pubblica amministrazione è esposta alla corruzione come lo sono le Istituzioni Bancarie ,dedite ad un riciclaggio sfrenato con annessa enorme evasione fiscale .
"I colletti bianchi para- mafiosi ( raggiunto ormai il consiglio di amministrazione di ogni banca italiana che si rispetti )provvedono a far riciclare nei Paradisi Fiscali enormi quantità di denaro ".
Le grandi BANCHE UFFICIALI sono infatti collegate con le loro Banche Ombra situate nei Paradisi Fiscali off-shore.
E tramite Le Banche i “capitali off-shore “vengono convogliati nell’ immenso mercato dello Shadow Banking internazionale (anche mafioso).
Migliaia di miliardi di euro “prendono il largo” con la benedizione dei Bankster, che ne ricevono lauti compensi dai loro fornitori di capitali in nero.
Fa ridere o piangere leggere quanto scritto nel documento dell’unità informazioni finanziarie della Banca d’Italia:
«Gli enti finanziari e bancari mostrano ancora una scarsa sensibilità per l’antiriciclaggio con annessa evasione fiscale ».
«Gli uffici della pubblica amministrazione particolarmente esposti all’ incidenza della corruzione per gli appalti e i finanziamenti pubblici, mostrano ancora scarsa sensibilità per l’anti-riciclaggio malgrado siano sempre stati ricompresi nel novero dei soggetti obbligati alla segnalazione.
"Le banche ,ovviamente,sono in pratica esentate di fatto dal trasmettere i nominativi di coloro che si prestano al riciclaggio di capitali verso l’estero di migliaia di miliardi di euro.
Ciò ne accresce la vulnerabilità alle infiltrazioni mafiose".
È quanto segnala il rapporto Uif di Banca d’Italia.
"La corruzione, l’evasione dovuta al riciclaggio bancario - spiega il rapporto – rappresentano una minaccia estremamente preoccupante per il nostro sistema economico-sociale;
la diffusa percezione del fenomeno mina la fiducia del cittadino nelle istituzioni e nella politica.
Le vicende più recenti pongono in luce come la corruzione e l’evasione tramite il riciclaggio bancario ,siano divenute anche il mezzo attraverso il quale forme sempre più evolute di criminalità organizzata si infiltrano nell’ apparato pubblico e bancario privato , ne condizionano le scelte e così ampliano la penetrazione nel tessuto economico e sociale anche in contesti diversi da quelli tradizionali, con gravi danni per la collettività".
"È una criminalità che ha sempre meno bisogno di ricorrere all’ intimidazione ed alla violenza, perché mira a integrarsi nelle istituzioni e nelle banche , ed a minarle dall’interno".
Il rapporto segnala quindi la "scarsa sensibilità" degli uffici Pa e delle Banche a segnalare fenomeni di “corruzione e riciclaggio” ma evidenzia che "un’azione integrata fra i presidi antiriciclaggio,evasione bancaria e quelli anticorruzione può rappresentare una robusta barriera verso i comportamenti infedeli".
In questa direzione, risultano utili lo sviluppo dei rapporti fra la UIF e l’Autorità Nazionale Anti Corruzione (ANAC), che lo scorso anno hanno sottoscritto un protocollo di collaborazione, e le altre iniziative cui l’Unità sta dedicando specifica cura".
L’Uif dedica un intero paragrafo all’”evasione fiscale anche tramite le Banche”, che spesso è il presupposto alla creazione di riserve di denaro che viene poi riciclato.
“I reati fiscali di riciclaggio anche bancario costituiscono un presupposto ricorrente dei vari fenomeni di evasione tramite il riciclaggio”.
"L’evasione fiscale ed il riciclaggio bancario coinvolgono in modo diffuso e trasversale vaste fasce di cittadini, riducono le risorse a disposizione della collettività e delle principali politiche sociali, alimentano l’economia sommersa tramite i trasferimenti bancari di denaro nei paradisi fiscali off-shore.
La globalizzazione dei mercati e lo Shadow Banking nei Paradisi fiscali (Banche Ombra)favoriscono l’evoluzione e il consolidamento degli schemi elusivi, che si avvalgono di transazioni commerciali, interposizioni fittizie, articolate triangolazioni finanziarie, anche su scala internazionale.
Ne deriva un quadro di scarsa trasparenza dell’operare economico finanziario e un’artificiosa complessità delle transazioni, che contribuiscono a creare un ambiente propizio al riciclaggio bancario con annessa enorme evasione fiscale dei proventi derivanti anche da altri e più gravi reati".

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Non mi stancherò mai di scriverlo, ma l'inutilità delle Regioni è sotto gli occhi di tutti. Sono un continuo salasso per il bilancio dello Stato ed un furto legalizzato contro i cittadini. Un rifugio di trombati e di parassiti.

22 Luglio 2015 , Scritto da bezzifer

Lombardia, il referendum per l’autonomia costa cinquanta milioni di euro

Il sogno di Roberto Maroni e della Lega di avere una regione a statuto speciale ha un prezzo sempre più alto e spuntano 19 milioni per un prestito per le apparecchiature elettroniche per la consultazione. Al voto si arriverà in primavera grazie all’appoggio del Movimento 5 Stelle.

Ma è lo stesso che ha spostato i ministeri a Milano! Povero illuso!ancora c'è gente che li vota.Ma i soldi per il referendum li mettono i consiglieri regionali mi auguro,o paga sempre pantalone per questa idea da pazzi di Maroni?A quando la chiusura delle regioni? Renzi falla una cosa seria!

Un'altra regione a statuto speciale? Pazzesco! Invece di pensare di trattenere il 75% delle tasse, Maroni cerchi di convincere i signori LOMBARDI a non evaderle, le tasse, invece di buttare 50 milioni per fomentare il loro egoismo.I populisti,già di per sè sono deleteri,se a questo si aggiunge l'gnoranza ,arroganza e la xenofobia ( che a tratti si riversa sui meridionali e sugli immigrati),allora la cosa è ancora più grave.Ma non era il Veneto poi che voleva staccarsi?In base a quale criterio poi vogliono " l'autonomia"?Perchè sono belli?A vedere Maroni ,nemmeno su quel punto possono fare appoggio.Dopo i diamanti ,ora vogliono "investire",sul fumo populista...altre milionate.Quanti danni.MA! Fino a quando i politici potranno spendere i denari dei contribuenti senza renderne conto il debito pubblico aumenterà sempre spenderli poi per il proprio egoismo poi è la cosa più ridicola tanto paga sempre pantalone.Non mi stancherò mai di scriverlo, ma l'inutilità delle Regioni è sotto gli occhi di tutti. Sono un continuo salasso per il bilancio dello Stato ed un furto legalizzato contro i cittadini. Un rifugio di trombati e di parassiti.

"Regione a Statuto Speciale", non posso che lodare il centralismo dello Stato e la possibilità che questo comporta di centellinare, ove necessario, i mezzi a strutture che, anziché divenire elefantiche come vorrebbe la FOLLIA LEGHISTA, dovrebbero essere ridotte all'osso ed aderire alla lettera del dettato costituzionale. Le follie delle Regioni sono attualmente pagate dal Governo centrale attraverso i cosidetti contributi divenuti elefantiaci, questo a dispetto delle vanaglorie (false) dei leghisti che vorrebbero far passare l'idea che una Regione paghi per altri... Una truffa da 50 Mln. ancora grazie alle follie del Lombardi, una delusione!

L'attuazione della carta costituzionale prevedeva le Regioni, e anche se a distanza di qualche decennio dall'approvazione della costituzione sono state realizzate. Il paradosso è che la loro attuazione ha coinciso con la più clamorosa negazione del dettato costituzionale. Ad esse era demandato il compito di legiferare sugli indirizzi generali purchè non in contrasto con le leggi nazionali, ma non sono state affatto previste funzioni di gestione, forse perché i costituenti avevano ben presente il rischio di degenerazione a cui siamo giunti. Il colmo degenerativo definitivo si è avuto quando con la improvvida modifica del titolo V, si sono ampliati ulteriormente gli spazi di manovra. In conclusione proprio in base alle norme costituzionali esisterebbero tutti i presupposti per procedere all'abolizione di queste regioni a partire da quelle a Statuto Speciale.

Penso sarebbe ora di iniziare una campagna serrata per giungere all'abolizione delle Regioni. Sono diventati tanti staterelli dissipatori di soldi, ognuno con le sue leggi, leggine e statuti vari. Ci manca solo la legge che istituisce anche l'autonomia linguistica e i dazi e la frittata è fatta. Essendo stato negli anni settanta un cavallo di battaglia della sinistra nella speranza di avere accesso ad una quota di potere essendole precluso quello centrale, così ora dovrebbe diventare un cavallo di battaglia della stessa sinistra la proposta della loro abrogazione. Ma forse a quel potere si sono affezionati un po' tutti, sinistra inclusa. Basti ascoltare il balbettio del democratico Enrico Brambilla . L'Italia non ha bisogno di diventare uno stato federale, l'Italia avrebbe bisogno di diventare uno Stato una volta per tutte e per sempre.

PS: C'é qualcuno che può spiegarmi a cosa servono i magnifici palazzi regionali costruiti in tutte le città capoluogo di provincia della regione Lombardia che distano da milano meno di 100 km? A BRESCIA i sono entrato qualche volta per chiedere delle informazioni : due gentilissimi impiegati allo sportello in uno atrio immenso e intorno un vuoto pneumatico di un cimitero monumentale. Non oso immaginare cosa succede ai piani superiori: un dormitorio? Una SPA? Un ricovero? Vista la mole del monumento, se come sembra é proprio vuoto di persone e di iniziative, proporrei di affittarlo a qualche ente culturale o religioso mussulmano che é sempre in cerca di spazi per le preghiere e ha difficoltà a trovarne. Se sbaglio, e lì dentro, nonostante le apparenze, ce una frenetica attività qualcuno saprà illustrarmi che fanno e a cosa serve?

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Oggi il vero spartiacque fra chi crede nella piena dignità e integrità dell’essere umano e chi non lo crede risiede nelle contrapposte concezioni dell’emigrazione

22 Luglio 2015 , Scritto da bezzifer

Gli scorsi giorni hanno visto in Ita­lia l’asfittico ripe­tersi del ciclo mono­tono «emer­genza migranti», guerra fra poveri, stru­men­ta­liz­za­zioni delle destre, nella fat­ti­spe­cie, Lega, Casa Pound, Fra­telli d’Italia.
Il ciclo ricalca uno schema che ha già dato ampie prove di sé nel corso di tutto il Novecento.

Que­sto schema si nutre sem­pre dello stesso veleno: nega­ti­viz­za­zione e cri­mi­na­liz­za­zione dell’altro in quanto tale.

Que­sto risul­tato si ottiene attra­verso mec­ca­ni­smi reto­rici di fal­si­fi­ca­zione, di gene­ra­liz­za­zione, attra­verso la dila­ta­zione e la mani­po­la­zione stru­men­tale di dati sta­ti­stici, attra­verso la pro­pa­ga­zione di allarmi sociali, l’evocazione di paure irra­zio­nali e la con­trap­po­si­zione ance­strale fra il noi e il loro come anta­go­ni­smo fra il legit­timo e l’illegittimo, fra la tito­la­rità e la clan­de­sti­nità. Da que­sto schema è espunto lo sta­tuto uni­ver­sale di dignità dell’essere umano. La poli­tica sta all’interno di que­sto cir­cuito per­verso o per soprav­vi­vere alla pros­sima cosid­detta emer­genza o per paras­si­tare qual­che van­tag­gio elet­to­rale con la pre­tesa di ergersi a pala­dina degli autoc­toni asse­diati dagli invasori.

Coloro che per ori­gine ideale dovreb­bero opporsi allo squal­lido tran­tran della poli­ti­chetta come mestiere non hanno nes­suna auto­re­vo­lezza o cre­di­bi­lità per farlo, non sanno ergersi oltre lo sta­tus quo, oltre la rou­tine media­tica. Alzare lo sguardo signi­fica ricor­dare che solo quarant’anni fa, nelle terre del nord, gli «altri» erano i nostri cit­ta­dini meri­dio­nali, i ter­roni, ricor­dare che nel corso di cento anni (1870–1970) gli «altri» sono stati gli ita­liani, 30 milioni di emi­granti (molti clan­de­stini) nelle Ame­ri­che, in Europa e in Australia.

È neces­sa­rio ricor­dare che cit­ta­dini autoc­toni simili in tutto e per tutto a quelli che oggi nel Veneto e alle porte di Roma non vogliono nel loro quar­tiere un pugno di migranti afri­cani, allora, con la stessa atti­tu­dine intol­le­rante, non vole­vano gli ita­liani, li descri­ve­vano come peri­co­losi, spor­chi, vio­lenti, criminali.

Chi oggi vuole respin­gere i migranti è por­ta­tore della stessa pato­lo­gica men­ta­lità di chi allora calun­niava, insul­tava e voleva ricac­ciare in mare i nostri con­cit­ta­dini che non sfug­gi­vano alle guerre ma alla fame ende­mica, alla dispe­ra­zione sociale, alla man­canza di futuro.

Nell’alluvione di reto­rica e fal­sità che accom­pa­gnano il pen­siero rea­zio­na­rio sulla «que­stione migranti» emerge come apo­teosi del rag­giro lo slo­gan fru­sto e truf­fal­dino: «Aiu­tia­moli a casa loro». Ma certo! Aiu­tia­moli a casa loro. Allora c’è un solo modo per farlo: espel­lere dall’Africa ogni inte­resse colonialista.

Il colo­nia­li­smo è stato, al di là di ogni pos­si­bile dub­bio, il più vasto e per­du­rante cri­mine della sto­ria dell’umanità. Il primo e più effe­rato cri­mi­nale anche se non il solo è stato l’Occidente e, per nulla pen­tito per­si­ste. Il cri­mine è per­du­rante e pro­se­gue nel nostro tempo con le guerre «uma­ni­ta­rie» o pre­ven­tive, con l’azione delle mul­ti­na­zio­nali, con la sot­tra­zione delle risorse più pre­ziose ai legit­timi tito­lari, impe­di­sce la sovra­nità ali­men­tare, idrica, arraffa terre ed è in com­butta con i gover­nanti più cor­rotti e tiran­nici. Vediamo que­sti poli­ti­ca­stri da quat­tro soldi se sono capaci di aiu­tarli a casa loro. Vediamo sotto i nostri occhi come sono capaci di con­tra­stare la schia­viz­za­zione dei lavo­ra­tori stra­nieri nei nostri campi di pomo­dori e nei nostri frut­teti. Ma fra le deva­sta­zioni più imper­do­na­bili con le quali la men­ta­lità colo­nia­li­sta ha inqui­nato il rap­porto fra uomini di cul­ture diverse c’è la con­ce­zione dell’altro visto come minore, sot­to­met­ti­bile, diseguale.

Prima l’ideologia colo­nia­li­sta si è auto asse­gnata il com­pito di civi­liz­za­zione di altre cul­ture defi­nite uni­la­te­ral­mente come inci­vili, oggi che le con­se­guenze dell’infestazione colo­niale por­tano grandi flussi migra­tori verso l’Europa, l’altro diventa inde­si­de­ra­bile, minac­cioso, da respin­gere. Ovvia­mente colui che mag­gior­mente viene ostra­ciz­zato è il più povero, il più dispe­rato, men­tre, per con­fon­dere le acque, ci si mostra dispo­ni­bili ad acco­gliere colui che è prov­vi­sto di attri­buti accet­ta­bili. Il raz­zi­sta e lo xeno­fobo odierni non vogliono essere defi­niti come tali, fin­gono di risen­tirsi con­tro chi li apo­strofa con l’epiteto che danno mostra di rite­nere insultante.

Ma oggi il vero spar­tiac­que fra chi, diciamo, crede nella piena dignità ed inte­grità dell’essere umano e chi con varie­gate moti­va­zioni, non lo crede risiede nelle con­trap­po­ste con­ce­zioni dell’emigrazione. Per chi acco­glie in sé la dignità dell’altro come bene supremo, l’emigrazione è pro­getto di tra­sfor­ma­zione per la costru­zione di una società di giu­sti­zia e soli­da­rietà. Per coloro che non per­ce­pi­scono in sé l’accoglienza dell’altro come oriz­zonte verso cui met­tersi in cam­mino l’emigrazione è pro­blema, emer­genza, tur­ba­tiva, invasione.

Chi, indi­vi­duo, asso­cia­zione, par­tito o movi­mento sostiene la piena dignità dell’altro e prende sul serio la «Dichia­ra­zione uni­ver­sale dei diritti dell’uomo» ha il dovere di radi­ca­liz­zare la pro­pria pero­ra­zione chie­dendo subito, come da tempo sug­ge­ri­sce il sin­daco di Palermo Leo­luca Orlando, l’abolizione uni­ver­sale del per­messo di sog­giorno. Il cam­mino sarà certo lungo ma è tempo di ini­ziarlo con decisione.

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