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Blog di bezzifer

Nucleare iraniano, un cambiamento epocale per il Medio Oriente?

31 Marzo 2015 , Scritto da bezzifer

Israele può avere l'atomica e l'Iran no? Non si capisce il perché o meglio, si capisce che in Medio Oriente solo gli alleati degli americani possono arricchire l'uranio a scopo bellico.

Non capisco... L'Iran negli ultimi anni ha obbedito a tutte le richieste della comunita' internazionale riguardo al nucleare civile (detto per inciso: sono contrario al nucleare in generale), non vedo perche' si dovrebbe continuare a demonizzare uno dei pochissimi paesi dell'area che ha un senso in quanto stato: un egemonia iraniana nel medio oriente non puo' che fare bene, e lasciar arricchire un paese e' sempre stata la migliore soluzione per renderlo anche democratico. Finche' la gente deve combattere per un piatto di semolino e' facile trovare soldati e terroristi.Ma allora perche' ora gli USA lo sostengono? Io credo che negli USA ci sia una battaglia tra una vecchia destra che punta sui conflitti (vendita armi, giustificazioni per riduzione democrazia etc) e i liberali alla Obama (che comunque vogliono rafforzare il dominio USA) che invece puntano a una pacificazione e all'allargamento dell'influenza e dei mercati. Per noi europei e' chiaro che la seconda opzione e' enormemente migliore...Infatti, non capisco perchè i popoli OCCIDENTALI non la smettano di ingerire nella vita del Medio Oriente una volta per tutte. Pensate che l'Iran, uno stato indipendente con una storia millenaria, è ridotto a chiedere il permesso agli USA e a vederselo negato a priori da Israele, per poter stabilire la propria politica energetica.Ma!

Non è semplice godersi la vita con ebrei che occupano territori e praticano genocidio mentre gli americani armano l'Isis e bombardano i confini fatti con il righello dagli inglesi durante il periodo coloniale. La vita ce la godevamo noi finché la guerra non ci ha toccato da vicino con migliaia di sfollati.Poi nella sua storia l'Iran non ha mai attaccato un altro stato, al contrario e' stato attaccato, secondo e' l'unico delgi stati nel golfo a contrastare l'isis, terzo e di recente il ritorno di un moderato. Mi fa piu' paura l'atomica israeliana che quella iraniana.E per l'occidente il pericolo viene dall'isis non dall'iran almeno per il momento e visto che è un attore principale della regione fanno bene gli usa a dialogare con tutti, e cercare una soluzione sul nucleare -tanto se si chiude la porta del dialogo la sviluppano lo stesso la bomba - sul terreno erano proprio i paesi arabi come qatar e arabia saudita a dare finanziamenti ai movimenti più estremisti come alqaeda e isis se non direttamente dagli stati comunque la maggior parte dei finanziamenti viene da li.

Sono dalla parte di tutti i popoli tradizionali, identitari, che conoscono la propria storia e difendono la propria terra.Gli Usa, immensa fogna a cielo aperto, terra di nessuno, senza autoctoni, senza identità, ingorda di dollari e petrolio fu definita a suo tempo il "Grande satana" o il "serpente a sonagli". Si sono anche arrogati il ruolo di poliziotto mondiale. L' "occidente" mega-nazione militare inventata non ha ne capo ne coda....
Poveri europei zerbini e leccaculi.

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Il PD esiste eccome!!!

31 Marzo 2015 , Scritto da bezzifer

Mi pregio di aver seguito nei dettagli tutta la vicenda di questa legge elettorale fin dalla prima stesura o Italicum 1.0 come viene chiamato e poi ho seguito puntigliosamente tutte le fasi che si sono succedute, dagli incontri nel commission, alle riunioni fra maggioranza e minoranza PD fino agli esiti dei vari incontri al Nazareno con FI dove Renzi riuscí a far ingoiare a FI tutte le modifiche concordate con la minoranza PD. Ieri poi, in streaming, mi sono visto tutta la Direzione è vi giuro su quello che volete, non ho mai sentito vomitare tante falsità, inesattezze ed infine minacce da parte di D'Attore, Fassina & Co. Questo solo per annunciare guerra su un ddl già ampiamente condiviso e votato all'unanimità in Senato. Questa gente non merita di essere chiamati riformisti, sono solo dei volgari burocrati scaldasedie senza progetti ed in sostanza ideali.

Il PD esiste eccome!!! Sta solo cambiando e adeguando al tempo attuale... E' finita l'era degli ideologismi che hanno fallito ed hanno sempre tenuto la sinistra all'opposizione perché incapace di governare oltre che rissosa... La gente (gli elettori) sono stanchi di questi protagonisti in cerca di fama che sinora non hanno voluto adeguarsi per continuare a sguazzare nel torbido caos di una politica fatta di fumo e inconcludente. Questi non stanno facendo gli interessi degli Italiani... Finalmente è arrivato chi sta cercando di cambiare nonostante i mille ostacoli che vengono, oltre che da un'opposizione becera, anche dai propri compagni di viaggio... Se dissentono da questo se ne vadano, vorrà dire che saranno gli elettori a farli scomparire dalla scena politica alla prossima scadenza...La storia delle modifiche richieste, ottenute e poi nuovamente contestate alla legge elettorale è l'icona dell'ultima barricata di un mondo che teme di scomparire, con le sue ditte, le sue coop, i suoi affari sul territorio. Sanno che il loro consenso elettorale è modesto e tentano di rimanere in vita con ricattucci di bassa lega. Ma ormai è un mondo morente. E anche il sistema di socialismo clientelare / capitalismo referenziale è destinato a soccombere alla modernità.

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C'e' molto da fare e per tutti, anche se oggi in minoranza, all'interno del partito se si ha voglia di fare. Intanto per andarsi a riprendere la fiducia la' dove la si era persa.

31 Marzo 2015 , Scritto da bezzifer

La minoranza pd deve essere atterrata ieri sulla terra e quindi non sa che in questi ultimi lunghissimi anni il PD usava le liste interamente bloccate senza che nessuno minacciasse rivolte dentro il Partito. Anzi, era evidente che andava benissimo a tutti quel sistema. Oggi che quella classe di governo fallimentare è stata messa fuori gioco si stracciato le vesti per liste solo parzialmente bloccate. Mi spiace che i marziani non siano così bene informati.

Rammento, molto sommessamente, che sulle preferenze si fece un referendum. Rammento, molto sommessamente, che questo refrendum ebbe un risultato schiacciante a favore della loro abolizione. Che LA MINORANZA PD. abbia delle riserve ci sta tutta, che li stessi siano stati eletti con liste bloccate anche, in fondo non è una loro responsabiltà se all'epoca della loro elezione vigeva quella legge lettorale, che loro siano contrari anche, con tanta solerte precisione ci indicano e descrivono le ragioni della loro opposizione. Bene diciamo ci hanno dato la loro versione, ma che si stia parlando di una legge elettorale da molto tempo, anche questo è vero, che ci sia una sentenza della Costituzionale, anche, quindi dell'esigenza di trovare il punto di incontro tra le varie, e variegate, anime che siedono in Parlamento è altrettanto evidente. Allora direte che cosa si deve fare? Che i suddetti possano, ripeto, possano avere delle ragioni si potrebbe ammettere ma che poi questa famosa legge debba avere un consenso largo anche, quindi per forza di cose su alcune questioni potrebbe anche non esserci quella convergenza che si auspica. Ma che la divergenza parta proprio dal partito di maggioranza credo proprio che sia difficile da digerire."....Alle 11 di ieri mattina, l’accordo sulla legge elettorale era fatto, letto e sottoscritto. Alle quattro del pomeriggio, è saltato sopra una mina. Questa mina si chiama preferenze. Il Pd non vuole riportarle in auge, le giudica un passo indietro pericoloso. Ha dato uno stop, proverà a puntare i piedi in Commissione affari costituzionali del Senato, dove in teoria oggi dovrebbe approdare il testo... Il meccanismo proporzionale va corretto in nome della governabilità, preferiamo i collegi alle preferenze». "Chi pronunciava queste parole? Bersani 10 ottobre 2012. Con che faccia e con che credibilità queste battaglie di "principio". vergognosi.

http://www.lastampa.it/2012/10/10/italia/politica/pd-e-pdl-spaccati-sulle-preferenze-ancora-uno-stop-per-la-legge-elettorale-vAel8yxu0yRK5s3CagFF2H/pagina.html

Ma scusate ...una persona che segue mediamente la politica, e non sono cosi' tante, sa che civati, fassina, ecc sono "contro" renzi e poco piu'. Se dovessi dire che posizione hanno i vari candidati PD della mia regione gia' sarei in difficolta'. Pensate a un lettore distratto dei giornali o chi proprio non li legge, che sono i piu'. Allora, 'ste benedette preferenze a cosa servono? Al 5-10% degli elettori di un partito (ad essere generosi) e un pochino (non enfatizzo) al giro delle conoscenze, dirette o indirette, non necessariamente "mafiose" che un candidato riesce a costruire ("chi voti tu?" - "ah tizio 'che me l'ha detto caio"). Se si vuole fare una battaglia seria si lavori per dei candidati di qualita' all'interno del partito ma non ci si nasconda dietro la fuffa delle preferenze: ...si e' visto che "geni" hanno fatto eleggere i 5S no? Ma non perche' i "cittadini" sono coglioni, ma semplicemente perche' non hanno alcun modo concreto di "scegliere" - sul serio - i candidati. E' come se si ipotizzasse di far "eleggere" l'amministratore delegato agli operai.

Con le preferenze gli impresentabili si organizzano ancor meglio per essere eletti!!! Possibile che nessuno si ricordi o sappia come si prendono le preferenze alle elezioni??? Con conoscenza e partecipazione a dibattiti filosofici (pur importanti) o con cene, regali di ogni genere e promessi di attenzione e posti di lavoro (quindi voto di scambio)??? E nemmeno ci si ricorda (forse perché mai stati allo scrutinio in un seggio elettorale) che i partiti di destra ed i piccoli partitini hanno circa il 90% dei voti con espressione di preferenza, mentre nell'ex PC (PDS, DS ecc.) le preferenze sono espresse in nemmeno il 20% dei voti di lista??? Parlate di dittatura, e ve la meritereste. Chissenefrega di queste questioni di lana caprina, preferenze, capilista bloccati, che importanza quando un partito può scegliere democraticamente i suoi candidati con le primarie? Renzi non può modificare la legge perché pagherebbe un prezzo altissimo politicamente, che poi é esattamente l'unico risultato che questi signori vogliono. A questo punto meglio andare alle elezioni con il matarellum o il consultellum, basta liberarsi di questa marmaglia, io darò con piacere il mio contributo.

Alcune delle VOSTRE critiche possono essere condivisibili, ma le soluzioni proposte a mio avviso non dimostrano affatto la volonta' di trovare soluzioni, ma solo di creare polemiche - ovvero uno spazio politico altrimenti in pericolo. Se ci fosse il maggioritario uninominale cosa impedirebbe il passaggio di un impresentabile? Il voto popolare. Ma quante volte con le preferenze si e' eletto un impresentabile? (il problema e' che molto spesso si capisce dopo). Quale sarebbe l'antidoto? Il passaggio delle primarie, bonificate dalle storture recentemente emerse (lo vedete che in Italia ci vuole al massimo un paio d'anni per distorcere qualunque buona regola?). Ora un passaggio di primarie (serie, ci torno) renderebbe "sicuro" l'Italicum quanto l'uninominale.
Primarie, oggi il nome fa ridere, ieri era una delle piu' belle realta' della politica italiana. Cosa e' cambiato? Solo che bisogna mettere regole piu' stringenti e soprattutto cominciare a ripensare la forma e la presenza del partito nella societa'. Non si vedono dittature all'immediato orizzonte, ma solo la possibilita' di assegnare responsabilita' chiare: pur con tutti i difetti che ha questo a Renzi va riconosciuto.
Apparentamenti: anche questi nella storia recente non hanno portato grandi successi, soprattutto a sinistra. Il partito che va al ballottaggio cerca la fiducia di chi sta fuori con impegni chiari: son d'accordo con lei che e' questa forma di ballottaggio un po' strana, ma non e' che l'apparentamento la migliori di molto, anzi e' uno scambio diretto: appoggio per poltrona.
C'e' molto da fare e per tutti, anche se oggi in minoranza, all'interno del partito se si ha voglia di fare. Intanto per andarsi a riprendere la fiducia la' dove la si era persa.

Se oggi nella direzione nazionale del Pd non si troverà un'intesa che valorizzi l'unità del partito si commetterà un errore gravido di conseguenze. Spero però che i singoli deputati non si dimentichino che in virtù dell'articolo 67 della Costituzione essi hanno il dovere di rappresentare anzitutto la Nazione: e non si tratta di difendere la libertà di coscienza, ma di affermare la necessità politica di tutelare gli interessi comuni e indivisibili della democrazia italiana.

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Caprotti, patron Esselunga: “Expo, sì a Coop e Farinetti. Noi fuori”

31 Marzo 2015 , Scritto da bezzifer

Dividersi tra destra e sinistra è come scegliere tra la doccia e il bagno: il brutto vizio italico di dicotomizzare! Peccato che, in quest'intervista, Caprotti sta proprio creando una contrapposizione tra sé e Farinetti/Coop; e il sistema funziona, considerando che tra i commenti, la plebaglia (in senso affettuoso), si è subito divisa in tifoserie: voto PD, quindi difendo Farinetti e la Coop; voto m5s, quindi difendo Caprotti perché va contro Farinetti e la Coop. Mentre ci schieriamo, sia Farinetti che Caprotti sono pieni di grana, noi dei poveri mortaccioni (sempre in senso affettuoso); ma in fondo, se tifo per uno dei due, è come se un pezzettino del loro successo fosse anche il mio, giusto? Ah no, rimango mortaccione. Non è il caso, forse, di pensare al nostro interesse anziché al loro? Vado avanti a lavorare, buona giornata e buona adulazione.

Caprotti grande persona, grande imprenditore, purtroppo questi personaggi sono sempre di un'altra epoca, in questo non c'è stato avvicendamento, colpa anche di un paese che punisce la libera iniziativa...ottimo il Caprotti , ma a me piace anche Farinetti , per un motivo semplice semplice : ha inventato un canale per vendere prodotti italiani all'estero e apre continuamente negozi all'estero . Se uno lavora con l'estero e ha successo vuole dire che è bravo. Lavorando in italia puoi avere gli amici che ti regalano la sede della Campari o ti facilitano l'expo , ma all'estero gli amici finiscono . e , se hai successo vuole dire che sei bravo . Le coop infatti non muovono un passo fuori dall'italia. Farinetti lo ha fatto , lo fa e mi pare l'unico aggregatore di prodotti italiani di qualità , ben vengano altri migliori di lui , ma per il momento....Il patrón di Esselunga, Bernardo Caprotti, non ha mai nascosto le sue preferenze politiche. E i supermercati enormi, che puntellano soprattutto la Lombardia, sono merito di sapienza imprenditoriale e di un buon affiatamento con gli amministratori locali. Esselunga ha sempre finanziato i candidati di Forza Italia con bonifici di 20 milioni di lire, stiamo parlando degli anni che vanno dal 1996 al 2000, e tra i benificiari si trovano anche l’allora sindaco di Milano, Gabriele Albertini e l’attuale ministro Mario Mauro: entrambi, però, hanno mollato il Cavaliere per il professor Monti. Una volta sola, nel 2002, Caprotti stacca un assegno a suo nome di 200 milioni di lire per Forza Italia: l’anno prima la controllata Orofin ne aveva dati 500. Anche i centristi di Casini (Ccd) sono nelle grazie di Caprotti, che contribuisce con 210 milioni di lire in due rate.

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Mazzette, profitti e lupare:modello delle coop delle costruzioni

31 Marzo 2015 , Scritto da bezzifer

Un'inchiesta, l'ennesima, per corruzione e appalti. Ancora una volta una cooperativa iscritta a Legacoop tra i protagonisti dello scandalo. Il big della politica, in questo caso D'Alema, che viene tirato in ballo come garanzia. Il copione è lo stesso sia che si parli di affari sporchi a destra, sia che se ne parli a sinistra o al centro.

La Cpl Concordia è tra le più antiche cooperative emiliane. Coop rossa per intenderci. Ma in quest'Italia post Tantentopoli non è importante il colore né la fede politica. In queste storie di mazzette e profitti, bianco, rosso e nero, si fondono in un unico colore: nel rosa dei bigliettoni da 500 euro. È lo spirito stesso della cooperazione a finire sul banco degli imputati. Sotto accusa è l'ipocrisia di chi si è mascherato dietro modelli che di etico oggi hanno ben poco. La Cooperazione bianca, rossa, nera e verde che sia, in particolare nel settore edile, si è trasformata in un suk degli affaristi. Tale e quale a le centinaia di imprese che non si mascherano dietro alla sigla "Società cooperativa".

Quel modello che puntava all'edificazione di una società fondata sui diritti, e non sull'avidità, è finito. È esistito, incarnato dai primi lavoratori riuniti nelle prime vere cooperative. Poi, però, negli anni qualcosa è cambiato. E il modello verso cui tendere sono diventate le S.p.a. Con queste sono nate partnership, gemellaggi, associazioni temporanee per lavorare su un territorio. A seconda della città o delle regioni in cui c'è l'appalto l'azienda capofila sarà quella che gode delle relazioni migliori in quell'area. Anche le cooperative si sono dotate di facilitatori, faccendieri, manager e pescecani vari.

L'unione tra due filosofie diverse del lavoro ha corrotto quella meno aggressiva, quella che aveva scommesso sui diritti oltre che sui guadagni. È tramontata così il grande sogno di progresso nel quale non tutto è merce, non tutto ha un prezzo e non sempre i costi possono ridursi se questi servono mantenere qualità dell'opera e posti di lavoro. I grandi colossi quotati in borsa rappresentano la concezione opposta: i costi vanno contenuti al massimo( anche se c'è il rischio di fare lavori mediocri e realizzare opere pericolose e pericolanti); il massimo ribasso si è fatto ideologia salvo poi richiedere varianti in corso d'opera che costano miliardi ai contribuenti italiani; i lavoratori sono merce; il compromesso con i ras locali sono necessari se di mezzo c'è il malloppo finale.

Fino agli anni '70 questi modelli di impresa erano ben distinti. Alternativi, appunto. Poi ha inizio il mutamento. E le differenze si sono assottigliate. I colori mischiati. E così arriviamo ai giorni nostri. Dagli affari in Sicilia con i boss di Cosa nostra, a quelli con la 'ndrangheta in Calabria e con i Casalesi in Campania. Forse non era proprio questo il modello di impresa che avevano in mente i padri fondatori della prima cooperativa nata nel secondo dopoguerra. Quel sentimento è ancora vivo in alcune realtà territoriali, nelle poche vere cooperative rimaste. Ma quel modello è in gran parte finito. Disintegrato. È morto nei cantieri dove le grandi cooperative flirtano con i padroni del cemento, è morto in quei luoghi di lavoro dove ci sono più artigiani in sub appalto che dipendenti, è morto nelle collusioni con i clan, è morto perché la solidarietà collettiva è stata divorata dall'ingordigia dell'individuo.

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La minoranza PD.... la cosa più ridicola e allo stesso tempo inutile mai accaduta nella politica italiana.

31 Marzo 2015 , Scritto da bezzifer

Cara minoranza Pd, anzi care minoranze Pd visto che siete diverse tra voi, beh, io ve lo dico, poi vedete voi se credermi o no:

1. A eccezione dei vostri cari, fuori dai palazzi l'interesse nei vostri confronti - già scarsino all'inizio - ultimamente è calato parecchio. Diciamo che al momento siete seguiti grosso modo come il campionato di curling - ma non quello di serie A.

2. Dopo la riunione all'Acquario di Roma, in particolare, le vostre gesta vengono recepite dalla stessa area del cervello che induce talvolta a cliccare sulle dichiarazioni di Sara Tommasi o sui siti sciichimisti. Credo che sia la zona dell'eccentrico-curioso-trash.

3. Ogni volta che parla D'Alema, da Palazzo Chigi parte un ordine di Moët & Chandon; quando si aggiunge D'Attorre, arrivano anche le tartine.

4. Le vostre reiterate minacce di scissione non vengono più quotate nemmeno dai bookmaker più spregiudicati di Londra, quelli che pure accettano scommesse sull'arrivo degli alieni entro la fine dell'anno.

5. Bersani che invita Renzi a "non decidere da solo" sembra il cardinale Bagnasco quando invita i giovani a non fare sesso prima del matrimonio: tuttavia ha molte meno probabilità di successo.

6. In linea generale, chi tra voi ha fatto per anni la corte all'Udc di Casini (ma anche a Fini), poi ha votato tutte le riforme di Monti (compresa quella costituzionale) e infine ha fatto il governo con Berlusconi (magari entrandoci pure) quando rivendica di essere di sinistra risulta credibile come Pacciani che parla di rispetto per le donne.

7. Nulla di personale verso (quasi) nessuno di voi, ma ho la sensazione che se voleste davvero servire le idee che oggi manifestate, e a esse risultare utili, per la più parte di voi un dignitoso ritiro a vita privata sarebbe la scelta migliore - e probabilmente gioverebbe anche a voi, sul lungo, in termini reputazionali.

Senza acrimonia, anzi con umana solidarietà per la vostra attuale difficile condizione.

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La Costituzione dovrebbe sancire che tutti, senza alcuna distinzione, devono avere il diritto ad avere un figlio, non importa con quale metodo.

31 Marzo 2015 , Scritto da bezzifer

Bambini delle coppie omosessuali, il più bel dono al Signore

Abramo il Signore disse: «Renderò la tua discendenza come la polvere della terra; se qualcuno può contare il pulviscolo della terra, anche i tuoi discendenti potrà contare! ».
«Ci è nato un bambino, ci è stato dato un figlio!», è il grido possente di Isaia, carico di intenti messianici.
Per gli israeliti, i figli erano una benedizione ed una ricchezza. «Ecco, eredità del Signore sono i figli, un premio il frutto del grembo» (Sal 127).
Nel vangelo di Luca, Elisabetta, che era sterile, e concepisce per grazia di Dio, dice: « Ecco ciò che ha fatto per me il Signore in questi giorni nei quali ha volto su di me lo sguardo, per togliere la mia vergogna tra gli uomini ».

Insomma, sembrerebbe davvero che il più bel dono che si possa fare al Creatore sia mettere al mondo un bambino. Procreare è un atto d’amore; e giacché siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio, possiamo sicuramente affermare che è un atto d’amore somigliante all’atto della creazione. Ora, non si può pretendere di cambiare la natura di tale atto, qualora il bambino sia figlio di omosessuali. Il desiderio di paternità e di maternità è nella natura dell’uomo e risponde all’esigenza della continuazione della specie, e per i cristiani anche al comandamento del Signore: “Crescete e moltiplicatevi”.
Mirco Soffritti e Patric Walton, intervistati mercoledì 25 marzo, da Daria Bignardi, durante la trasmissione “Le invasioni barbariche”, e Jasmine, madre surrogata, di bei doni al Signore ne hanno fatti contemporaneamente tre: una meravigliosa bambina e due meravigliosi bambini. Ma il dono lo hanno fatto anche oltre a se stessi, alla società, al mondo intero, all’universo. Un elogio a Daria Bignardi che con quell’intervista ha dato una lezione a tutti coloro che parlano di “figli della chimica”, di “bambini sintetici”. Ma li avete visti quei tre piccoli in braccio ai genitori, alla nonna e al nonno? Una lezione per tutti coloro che parlano delle donne che offrono il loro utero come di “mucche da riproduzione”. Ma l’avete sentita Jasmine? Ha un lavoro, un bambino di cinque anni, non ha offerto il suo utero per soldi ma per generosità, per amore. Sì, per amore. I tre gemellini non sarebbero mai nati senza amore. E anche per questo sono un dono a tutti.

“Per fare un figlio l'amore conta più della biologia”

“In alcuni rappresentanti della dottrina e, più in generale, della cultura cattolica, c’è una vena di materialismo ogni volta che ci si affida alla biologia per sostenere un principio morale. Il caso della fecondazione eterologa è uno dei tanti, come se il desiderio di avere un figlio fosse legittimato dalla provenienza dei gameti maschili e femminili e non dal desiderio di crescerlo, di educarlo e, come lei dice, di amarlo. Dove è evidente che, secondo questa concezione, a legittimare una nascita è la “materia” da cui origina il nascituro e non lo “spirito” che anima la coppia genitoriale costretta a ricorrere a questo tipo di fecondazione. In questo senso parlo di “materialismo” e aggiungo che così si difende il “principio” che legittima solo la procreazione naturale, e non la “persona” che non ha la possibilità di accedere a questo tipo di procreazione. E questo nonostante Papa Francesco abbia spostato l'attenzione dri fedeli dalla difesa dei “principi” alla difesa delle persone... “.

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Renzi peggio di Berlusconi?

31 Marzo 2015 , Scritto da bezzifer

Fra i miei conoscenti del Pd, la frase di Landini su "Renzi peggio di Berlusconi" è stata quella che ha fatto girare più le scatole - e lo capisco: sono tutte persone che per anni contro Berlusconi hanno in buona fede lottato, proprio accanto a quelli che sabato erano in piazza con Landini. Poi la storia ha ridefinito armate, fronti e trincee, già.

Resta comunque la domanda - un po' grossolana - se Renzi è davvero peggio di Berlusconi: a cui ciascuno può rispondere più o meno di pelle, oppure non rispondere nemmeno considerandola provocatoria.

Personalmente, io non ho dubbi sul fatto che sia difficile trovare qualcuno o qualcosa di ontologicamente peggiore di un piazzista piduista con capitali dalle origini molto torbide, che inizia il suo business ungendo amministratori pubblici per vendere case agli enti locali, poi continua legandosi mani e piedi al peggior potere politico e stringendo rapporti con la mafia, quindi fa costruire il suo partito da un mafioso usando il suo capitale e le sue televisioni per andare al governo, continuando intanto un'opera mai interrotta di corruzione ed evasione fiscale, dopo aver corrotto anche un giudice per prendersi una casa editrice non sua, infine trascorrendo l'ultima legislatura di governo a fabbricare leggi incostituzionali per salvare se stesso dai processi.

Questo per tacer del resto, mignotte minorenni incluse.

Ecco: il giudizio su Berlusconi non è e non può essere primariamente politico. La sua è sostanzialmente una storia criminale. Berlusconi non ha nemmeno molto a vedere con destra e sinistra: categorie di cui non gli è n'è mai fregato nulla. A lui interessavano solo se stesso, le sue aziende, i suoi complici (finché non glieli hanno messi al gabbio).

Che giudizio politico si può dare su uno così? C'è solo da vergognarsi da averlo scambiato, per tanti anni, per un'opzione politica.

In questa assenza di idee politiche, Berlusconi ha di conseguenza fatto poca politica, specie in termini di leggi dello Stato passate dal suo governo. Era troppo preso da se stesso, dalle sue aziende e dai suoi processi. Quindi, pur avendo prodotto giganteschi danni culturali nel tessuto mentale del Paese, ha prodotto una quantità meno spaventosa di danni politico-legislativi. Alcuni dei quali voluti soprattutto dagli alleati, come la Bossi-Fini o la Fini-Giovanardi. In economia, sono sue la legge Biagi (2003) e la riforma delle pensioni Maroni (2004) ma quando ha cercato di abolire l'articolo 18 (nel 2002) ha visto i tre milioni di Cofferati e ha lasciato perdere. Teneva troppo al potere per rischiare la ghirba in uno scontro di contenuto, sulla politica vera.

Un numero maggiore di norme contenutisticamente peggiorative dei diritti sociali, invece, sono state fatte dal centrosinistra, ma già molto prima di Renzi: il Jobs Act ha le sue radici nel pacchetto Treu del 1997; e poi, soprattutto, dalle larghe intese che sostenevano il governo Monti (pareggio di bilancio, fiscal compact, leggi Fornero). Poi Renzi ci ha messo il suo con il decreto Poletti e il Jobs Act.

Non sono nella zucca di Landini, ma quando dice che «Renzi sta facendo come il governo Letta e quello Monti, anche con un peggioramento rispetto al governo Berlusconi» (questa la frase testuale) penso (spero) si riferisca a questa "linea rossa" di scelte economiche: centrosinistra, centrodestra, larghe intese, governo Renzi-Alfano. Che in effetti in termini di politiche sociali (quelle a cui, suppongo, si riferisce primariamente il leader Fiom) sono sulla stessa traccia.

Renzi peggio di Berlusconi, quindi?

Sarebbe una sciocchezza, appartenendo il secondo alla storia criminale e il primo a quella politica.

Tuttavia dal punto di vista appunto delle politiche sociali, la continuità tra centrosinistra, centrodestra, larghe intese e governo Renzi pare purtroppo poco discutibile.

E qui sta la questione principale, oggi, per tutte e tutti.

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Essere miserabili e classe dirigente: Dell’Utri che ruba in biblioteca

31 Marzo 2015 , Scritto da bezzifer

Insomma Marcello Dell’Utri ruba i libri in biblioteca. Come gli adolescenti che non restituiscono il libro, come i ladruncoli spicci o come i Dell’Utri: sì, perché Marcello Dell’Utri è diventato degno di essere un tipo, nel senso peggiore, come quei tipi che assurgono a paradigma della miserabilità umana e in fondo a loro basta anche solo così. Marcello Dell’Utri ha amichevolmente parlato di politica e impresa con i mafiosi più in auge dei suoi tempi, ha fondato un partito affidandosi alla feccia della Sicilia (e ‘ndrangheta pure) pensando che scavalcare l’etica fosse un esercizio dovuto, per essere produttivo come sono produttivi lassù al nord. Ma Marcello Dell’Utri non si è messo in tasca un solo libro, no, troppo facile, ovvio: Marcello Dell’Utri sembra che di libri (nostri) ne abbiamo preso 20.000. Ventimila: lo scrivo in lettere per vedere l’effetto che fa. Ventimila libri nascosti nella sua biblioteca personale che, per Marcello, è la versione nobile del SUV, la protesi (più poetica) del suo esser maschio, l’alterigia di “possedere cultura” nel senso più verghiano del termine: possedere roba, accumulare roba, consumarsi in nome della roba.

Silvio Berlusconi ci aveva detto che era innocente (nel processo per concorso esterno in associazione mafiosa) perché, tra le altre cose, era un amante della cultura e uno dei “maggiori collezionisti di libri d’Europa”. Berlusconi aveva detto così: Silvio Berlusconi, l’amante del bello, utilizzabile preferibilmente a pecorina.

In un Paese normale sarebbe una tragica barzelletta. Qui, invece, sono pezzi di classe dirigente. Passata e presente.

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Multe, debiti, polemiche e fallimenti l'amara eredità delle quote latte

31 Marzo 2015 , Scritto da bezzifer

Dopo 32 anni cessano i vincoli imposti dall'Unione Europea alla produzione e l'Italia è costretta a fare i conti con agricolture molto più forti e competitive come quelle di Germania, Polonia o Olanda. Il rischio è di rimanere travolti, anche perché il bilancio lasciato in eredità dalle politiche di controllo è pesantissimo: multe per 4,4 miliardi di euro, un numero di produttori ridotto ad un sesto rispetto agli anni '90 e l'insanabile rottura tra chi ha versato fino all'ultimo euro e chi ha sempre fatto il furbo. "Ma chi non ha rispettato le regole pagherà"

Non sono un esperto in materia ma mi sembra che quando c'erano i limiti alla produzione non andava bene perché i nostri non potevano vendere il loro latte e ora che li hanno tolti non va bene perché gli altri offrono latte a prezzi più bassi e ne vendono di più. Allora i nostri produttori in tutti questi anni non puntavano ad abolire le quote ma ad essere gli unici a non doverle rispettare.Le quote latte andavano bene... soprattutto per chi le sforava, protetto dai partiti "locali", e facendo pagare le multe all'Italia tutta.Ora non ci sono più e bisogna escogitare altri metodi più difficili per guadagnare al di fuori delle regole.Ed aggiungo che in questi anni invece di frignare potevano organizzarsi e puntare all'efficienza ed invece hanno preferito rimanere frammentati ed inefficienti.Era ora dopo 20 anni di fasullo equilibrio produttivo europeo.!!...Resta però la beffa delle quote sforate dagli allevatori disonesti (SPONSORIZZATI DALLA LEGA) a scapito di quelli rispettosi delle leggi e che sono costati oltre 5 miliardi di multe ai contribuenti italiani !!...Chi paga adesso ..SALVINI ??..."Le multe pregresse vanno pagate"......E certo che vanno pagate,così imparano a dar retta alle smargiassate di Bossi quando berciava di fregarsene delle"insopportabili imposizioni" dell'Europa; ora presentategli il conto, chissà se lo paga.....

PARLIAMOCI chiaro, a chi è che non piace risparmiare quando si gira negli scaffali dei supermercati?? se altri paesi europei (non africani...),riescono a produrre un latte a prezzi piu' competitivi senza problemi..,perchè lo dovrebbe essere per l' italia?? smettiamola una volta per sempre di lamentarci..oramai non ci crede piu' nessuno.

Prima si lamentavano delle quote latte e sforavano bellamente. Ora si lamentano del contrario. Le quote latte andavano bene...per gli altri. Chi li conosce, salvo debite eccezioni, sa che da 40 anni a questa parte i nostri produttori di latte sono agricoltori in camicia bianca. Il lavoro è duro, chi lo nega. Le vacche vanno munte anche a Natale e a Pasqua. Meglio quindi farlo fare dagli altri, magari vietnamiti, pachistani o indiani. Finché te lo puoi permettere, per carità, va tutto bene. Quando le cose cambiano, ti devi rimboccare le maniche e smettere la camicia bianca. Ma non ci sei più (o mai) abituato..... ed è dura.

Ci manca la solita competitività ed efficienza. Abbiamo (hanno) perso anni preziosi che dovevano servire ad organizzarsi a lavorare in un mercato competitivo ed invece probabilmente si sono adagiati sulle promesse protezionistiche dei partiti (lega in primis). Ora si trovano a fonteggiare una concorrenza più organizzata e più efficiente.
Probabilmente uno dei motivi della mancanza di efficienza sono le dimensioni, sempre troppo piccole e quindi i costi fissi su una minore produzione incidono di più .Allora sparavano letame sulle autostrade perchè non le volevano, adesso si scopre che senza è pure peggio, ... quando l'economia è in mano ai falliti...

Le vacche di Germania, Polonia o Olanda del Brasile e dell'Argentina pascolano nei prati tutto l'anno o quasi. Il Mato Grosso brasiliano e la Pampa argentina producono erba nobile per gli animali da pascolo. I formaggi argentini e brasiliani non hanno niente da invidiare a quelli italiani anzi, vengono fatti da italiani emigrati all'estero. Viva noi, viva l'Italia all'estero.Andate a mungere!!!

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