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Blog di bezzifer

E Matteo Renzi dà scacco matto

31 Gennaio 2015 , Scritto da bezzifer

Essendo questo tema di carattere politico molto tortuoso, di un percorso ideato, creato, costruito, fatto crescere da un novizio, politico pressochè sconosciuto fino al 2013, l'unica cosa che mi sento di dire è BRAVO RENZI, bravo presidente del consiglio bravissimo segretario del PD, che con due mosse effettuate al momento giusto, ed anche dichiarate da circa una settimana, in quanto è da molti giorni che RENZI andava dicendo che sabato 31 gennaio 2015 l'Italia avrà un nuovo Presidente della Repubblica, ha dato scacco matto a berlusconi che fino al giorno prima ostentava pubblicamente che èra lui berlusconi il vero ago della bilancia del nuovo presidente, e che dicendo questo si vedeva nella posizione di imporre altri limiti al PD, NON E' stato cosi, berlusconi risulta essere il vero sconfitto e con lui i mastini seguaci, come la santacchè, brunetta, sacconi, gelmini, de girolamo,ecc.Non sono mancati i trucchi provenienti da Arcore; li ha chiariti, inconsapevolmente l'on. M.R.Rossi, identificando Letta e Verdini come i due che hanno combinato un sacco di casini.I ruoli erano definiti: Berlusconi doveva rigettare le proposte di Renzi, mentre Verdini dialogava con Renzi per convincerlo della soluzione che Berlusconi gli avrebbe prospettato. Lo stesso Gianni Letta si ritrovava al centro della truffa, in quanto doveva essere lui il candidato proposto da Berlusconi in cambio della tenuta in vita del governo Renzi.
Renzi, finalmente ha capito di essere caduto in un tranello senza via d'uscita e ha giocato d'anticipo, proponendo Mattarella come candidato unico.Questa manovra, invero machiavellica, ha sparigliato le carte così ben ordinate dal noto pregiudicato Berlusconi.Il resto è cronaca recentissima, fortunosamente finita bene, perchè rimaneva il rischio che B. corrompesse qualche politico ed ancora ci saremmo avuto piacevoli novità che l'italia del lavoro della rinascita sta aspettando dal 2008 dal tempo in cui la coppia tremonti/ berlusconi hanno portato l'italia alla fame, intanto sta crescendo l'occupazione, il mercato ordini esteri sono in aumento, 100mila occupati in dicembre, queste sono e saranno le notizie che certamente renderanno infelici, terribili, disgustose le NOTTI DEI salvini/ grillo, di maio, di battista, vendola, civati, che da mesi stanno gufando e SOLO PER INTERESSI PROPAGANDISTICI PERSONALI, affinchè l'italia possa fare la fine terribile della grecia.

Pochissime le prime parole del nuovo presidente della Repubblica, che nel pomeriggio è andato in visita privata alle Fosse Ardeatine e ha parlato di "unità" che "saprà battere chi vuole trascinarci in una nuova stagione di terrore".

AUGURI PRESIDENTE L'ITALIA DEMOCRATICA E CON TE.

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Perchè il Premier ha vinto anche stavolta

31 Gennaio 2015 , Scritto da bezzifer

Matteo Renzi è un personaggio che va osservato e criticato come ogni leader che si rispetti. Ha idee sui temi del lavoro e della giustizia molto simili a quelle di Silvio Berlusconi con cui, non a caso, è da oltre un anno in "profonda sintonia". Ora, nell'elezione del Presidente della Repubblica, con la candidatura di Sergio Mattarella, il Premier pare voler prendere le distanze dall'ex Cavaliere, almeno da un punto di vista politico. E non è un caso che B. minacci la fine del "Patto del Nazareno" non volendo condividere il metodo usato dal segretario Dem per scegliere il nuovo inquilino del Colle. Renzi ha una spregiudicatezza e un'intelligenza politica fuori dal normale: chi scrive non è un suo ammiratore* ma non può non prenderne atto. Se domattina Mattarella dovesse essere il nuovo Capo dello Stato, con ogni probabilità l'ex boy scout si sarebbe preso definitivamente l'Italia, compattando il PD e disperdendo le forze interne ed esterne che gli sono ostili.

Proviamo a fare ordine. Uno dei presupposti affinchè il Partito Democratico restasse unito era ed è l'elezione di un Presidente non scelto da Berlusconi: alla quarta votazione servirebbero 505 voti su 1009 disponibili e l'asse che unisce PD, SEL, fuori usciti M5S e altri "cani sciolti" vari si aggira intorno ai 580 voti. Suffragi che non sono abbastanza per evitare a priori il pericolo dell'imboscata ma che garantiscono un certo margine. Chi potrebbe, all'interno del PD, pensare di tradire Renzi nel segreto dell'urna? In realtà i Bersani, i Letta, i D'Alema, i Civati (persino Civati!) ne avrebbero di motivi per sabotare il segretario: se non altro perché nel giro di un anno si è preso partito e governo, salutando Letta con uno #staisereno. Molte truppe cammellate bersaniane, però, hanno già subito la metamorfosi renziana: gran parte degli eletti in Parlamento, seppur entrati con il beneplacito dell'ex leader del centrosinistra, gli hanno di fatto voltato le spalle. Che siano stati folgorati sulla via di Rignano sull'Arno o si siano mostrati quali beceri opportunisti, in questa sede, ha poco conto. I potenziali "dissidenti", quindi, sarebbero relativamente pochi e comunque non avrebbero modo di organizzarsi. Se facessero una manovra sabotatrice potrebbe fallire e Mattarella si troverebbe ugualmente eletto: ci sarebbe quanto meno da fare i conti, poi, ex post. Per questo è probabile che si adeguino, così da dimostrare all'elettorato "malpancista" del PD che Berlusconi non comanda più. Quel che resta di SEL, la cui consistenza numerica è limitata, ha espresso la volontà di votare qualsiasi candidato che non sia scelto dal leader di Forza Italia e gli ex M5S rischiano paradossalmente di diventare determinanti per la tenuta dell'esecutivo nei prossimi anni: ricordate lo "scouting" che voleva fare Bersani nel 2013?

Capitolo Berlusconi. L'ex Premier, come da tradizione, diventa conciliatore e governista nei momenti di difficoltà. La sua carriera politica è in fase calante da tempo, e se è durata così tanto è soprattutto per "merito" del centrosinistra. La sua ira è soprattutto legata all'orgoglio: non poter essere più sul tavolo a dare le carte è piuttosto difficile da digerire per una personalità egocentrica come la sua. Berlusconi, come è noto, è "sceso in campo" per un motivo ben preciso: tutelare i propri interessi e salvare le proprie aziende. Un obiettivo, questo, ottenuto in pieno e che probabilmente rientra anche nella trattativa del Nazareno. Non è un caso, infatti, che il cerchio magico dei Confalonieri e dei Gianni Letta gli graviti intorno, suggerendogli di ingoiare il rospo e andare avanti. Nell'ipotesi in cui decidesse di ribaltare il tavolo delle Riforme avrebbe soltanto da perderci: Forza Italia ha percentuali ridicole nei sondaggi rispetto al passato e dovrà consegnarsi a Salvini (il cui consenso potrebbe ancora crescere) per sopravvivere. Chi dovrebbe poi far cadere il governo: Alfano? Sebbene pare che B. gli abbia promesso la leadership del centrodestra, il Ministro dell'Interno sa benissimo che Nuovo Centrodestra esiste fin quando esiste questo governo. Perché far crollare tutto? Qualche alfaniano, poi, insieme ai dissidenti di Forza Italia guidati da Raffaele Fitto, potrebbe pensare di appoggiare la linea renziana e portare altra acqua al mulino di Mattarella.

Ultima nota per il Movimento 5 Stelle. In ossequio alle solite abitudini, sono state effettuate le votazioni online per la scelta dei candidati da esprimere: una linea nobile rispetto a quella dei partiti che garantisce maggiore trasparenza. Certo è che tutti, elettori compresi, paiono essere convinti della scarsa possibilità di incidere su questa elezione: non è un caso, infatti, che immediatamente dopo il nome di Ferdinando Imposimato, da tempo vicino al M5S, sia arrivato quello di Romano Prodi e, poco più indietro, quello di Pierluigi Bersani. Una parte degli attivisti, infatti, ha pensato che l'unica carta da giocare potesse essere quella di provare a far saltare il PD. E Renzi, che si sta dimostrando molto più scaltro di Bersani, l'ha capito in anticipo proponendo un nome come quello di Mattarella su cui nessuno dei suoi può porre veti. Il M5S, però, potrebbe tornare in corsa nel caso il quadro esposto venisse clamorosamente accantonato.

Le elezioni del Capo dello Stato generalmente riservano tante sorprese, quindi tutto il ragionamento di adesso è soggetto ad essere seccamente smentito. I detrattori di Matteo Renzi si godrebbero lo "spettacolo" e troverebbero una qualche ragione per provare a soffiargli la poltrona da Premier nel medio periodo. In caso contrario, con un Presidente della Repubblica apparentemente "innocuo" da un punto di vista mediatico, il vento in poppa dei primi timidi segnali di ripresa dell'economia ed una strategia da Prima Repubblica ma efficace, l'ex rottamatore avrebbe ancora una volta la strada spianata davanti a sé.

* PS: una dovuta precisazione. Chi scrive ha l'obbligo morale di far conoscere il suo pensiero politico, senza ipocrisia. Ciò, infatti, aiuta i lettori ad orientarsi: la storia del "giornalista terzo e imparziale" è la più grande illusione generalmente venduta dai media nazionali.

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RENZI: Che ci abbia visto giusto o no, per i suoi disegni di lungo termine, è tutt’altro che una certezza.

31 Gennaio 2015 , Scritto da bezzifer

Nella vasta parte di opinione pubblica italiana che sta all’opposizione rispetto al governo Renzi e alle sue politiche (socialmente più vasta dei suoi stessi voti) la probabile elezione di Mattarella al Colle ha scompigliato le fila, creando confusione e smarrimento.

Succede, in politica. A sinistra è accaduto anche nel ‘900, e in modo assai più grave e lacerante. Immagino i volti attoniti dei comunisti dopo la svolta di Salerno e l’amnistia togliattiana, ma trent’anni prima anche i socialisti avevano avuto un bel daffare per uscire dal bivio “patria-internazionalismo”, quando entrammo in conflitto armato contro gli imperi centrali.

Questa, in confronto, è una bazzecola.

Tuttavia una bazzecola che a molti brucia: perché se oggi Mattarella viene eletto, è stupido negare che Renzi ha costruito un capolavoro strategico, almeno sull’immediato, mettendo anche alle corde Alfano e Berlusconi.

In più, Mattarella non esce dal Nazareno né come cultura, né come storia (al contrario, ad esempio, di Amato o dell’inciucista Finocchiaro) né per conversione recente (tipo Padoan o Delrio, ma di nuovo anche Finocchiaro). E neppure per metodo, esce dal Nazareno: a meno che non crediate che sia stata tutta una farsa, che Berlusconi e Renzi fossero già d’accordo e abbiano solo fatto finta di litigare; ma in questo caso si passa nel genere cospirazionismo, ed è un altro ambito.

Appunto: di fronte non solo a una vittoria di Renzi e (soprattutto) a un presidente non Nazareno, il cospirazionisimo può essere autoconsolatorio; ma è la risposta sbagliata, almeno a mio avviso. Così come sbagliata – è ovvio – sarebbe la risposta uguale e contraria di perdere il senso e la coscienza di un’opposizione sostanziale (cioè sulla sostanza) a Renzi e alle sue concrete politiche.

Insomma, serve invece lucidità, credo. Anche nel giudicare, per quello che si può, la probabile elezione del nuovo Presidente.

Proviamoci.

Le aspettative.

Due anni fa, erano alte. Non prendiamoci in giro: erano molto più alte che adesso. In Parlamento erano appena entrati 160 parlamentari del Movimento 5 stelle, che promettevano di scardinare l’establishment con l’apriscatole. In più, c’erano una sessantina di giovani eletti del Pd che non appartenevano alla generazione delle mummie e sembravano contrapporsi sia ai metodi sia ai contenuti delle oligarchie del loro stesso partito.

Due anni fa si è arrivati inoltre all’elezione del presidente della Repubblica con una crisi di governo aperta, che non sapevamo come sarebbe terminata: anzi la scelta per il Colle poteva essere determinante in quel senso. Non c’era ancora stato né il governo Letta (il primo politico tra Pd e Berlusconi, dato che il governo Monti era tecnico), né gli abbracci con Alfano (non solo metaforici), né sembrava possibile che presto Renzi avrebbe governato con il centrodestra senza fare elezioni. Né c’era ancora stato, ça va sans dire, il Patto del Nazareno (se due anni fa avessimo detto a un renziano che Renzi avrebbe fatto il governo con Alfano e il Patto con Berlusconi, ci avrebbe immediatamente sfanculati).

A questo giro invece si è arrivati con aspettative bassissime. I nomi più quotati erano Amato e Finocchiaro. Ripeto: Amato e Finocchiaro, un vecchio attrezzo del peggior Psi craxiano e una dalemiana convertita sulla via di Renzi, davanti al quale si era messa a completa disposizione per far passare le pessime riforme istituzionali a Palazzo Madama.

Non è strano che in meno di due anni le aspettative siano così crollate, dato che in mezzo c’è stato il Termidoro di Matteo Bonaparte – e i suoi renzichenecchi si sono fatti inflessibili guardiani del potere, tanto nel partito quanto nel governo. Un Termidoro seguito peraltro alla sconfitta dell’operazione Rodotà (che, se posso dirlo, resta a pieno titolo “il mio” presidente) e alla marginalizzazione-sfarinamento del M5S, che nel frattempo ha perso un terzo del suo gruppo e si è inutilmente arroccato attorno alla sua diarchia.

Da tutto questo, il sospiro di sollievo nel vedere la probabile elezione di un Presidente di cui poco sappiamo sulle sue future scelte, ma che non proviene dal Nazareno, non si è messo a novanta gradi di fronte al renzismo ed è comunque sgradito a Berlusconi (e lo è anche se oggi, per non finire fuori campo, l’ex Cavaliere dovesse fare la giravolta).

Tuttavia, si è arrivati al meno peggio. Di nuovo, sarebbe disonestà intellettuale negare che anche Mattarella è un anziano democristiano (lo era anche da giovane) e che sui diritti civili credo stia dalle parti di Adinolfi. Senza dire che un moroteo entrato in Parlamento ai tempi dell’Urss non rappresenta esattamente una ventata di aria fresca nel Palazzo. E qui si va dritti filati al capitoletto successivo.

Il meno peggio.

Il menopeggismo è pratica detestabile, perché uccide la speranza. E la frase “okay, accettiamo Mattarella perché si parlava di Amato” può somigliare,cognitivamente intendo, a un “accettiamo la pena di morte con ghigliottina, perché in Parlamento si parlava di reintrodurre la garrota”.

Tuttavia, anche qui, si tratta di capire dove si situa il compromesso, dov’è posizionata l’asticella di cui ho già parlato qualche giorno fa. Perché se Amato è forse metaforicamente paragonabile alla garrota, Mattarella non mi pare tuttavia la ghigliottina.

Già: si tratta di intendersi di volta in volta se il rifiuto del meno peggio porta a “un po’ meglio” o all’”ancora peggio”. Due anni fa, ad esempio, il no a Prodi da parte del M5S portò al bis di Napoltano e (soprattutto) alle larghe intese: non proprio un successone.

Ecco, l’ho già detto e proprio in polemica con i seguaci di Renzi: la mediazione in sé non è né un bene né un male. Dipende. Dipende da qual è il punto della mediazione. Da quanto viene abbassata l’asticella. E dalle conseguenze possibili della scelta di mediare o non mediare. Può essere male, se peggiora le cose: ad esempio, questo governo le ha peggiorate e il Nazareno sta peggiorando le istituzioni. Può essere bene se le migliora o almeno evita un peggioramento.

Non so, in coscienza, se ho ragione o torto nel pensare che Mattarella costituisca, quanto meno, un non peggioramento rispetto al Presidente uscente e un miglioramento rispetto alle realistiche alternative eleggibili da questo Parlamento: lo stesso Parlamento che ha silurato Prodi e Rodotà per rimandare al Colle Napolitano, lo stesso Parlamento che ha appena passato l’Italicum con Berlusconi in maggioranza. E un Parlamento peraltro non certo migliorato in due anni, vista l’istituzionalizzazione dei renziani e la diaspora dei grillini.

Credo però con convinzione che anche questo passaggio aiuti a chiarirsi l’idea sulle deideologicizzazione della mediazione, che (ripeto) non è cosa buona in sé (teoria di Francesco Piccolo, per capirci) né cattiva in sé (come sostengono i più arroccati dei grillini), ma può essere buona o cattiva a seconda dei casi e dei rapporti di forza.

Del resto, quello che ha fatto Tsipras è lì a dimostracelo: se non si fosse alleato con quel partitaccio di destra, non avrebbe potuto alzare il salario minimo, bloccare le privatizzazioni, reintegrare i lavoratori illecitamente licenziati e mettere in discussione lo strapotere della Troika. Il che, con permesso, è compromesso un po’ diverso da quello raggiunto dalle nostre parti per precarizzare il lavoro, allontanare i cittadini dalla rappresentanza e tagliare acqua e luce alle famiglie che abitano nelle ex fabbriche dismesse.

Il personaggio.

Detto questo, resta la domanda: con Mattarella l’asticella si è abbassata troppo sì o no? E davvero non esisteva un’alternativa meno cattointegralista, meno Prima Repubblica, meno legata a una scuola di pensiero (quella morotea) che ha al suo centro un allargamento-diluzione della base di governo con taglio delle ali “estreme”, il che sembra fornire proprio la base ideologica al Partito della Nazione a cui punta Renzi?

Sicuramente sì, esiste.

Ho già scritto altrove che la rosa dei candidati usciti dalle Quirinarie M5S, ad esempio, stava un chilometro sopra la rosa emersa dal Palazzo: Zagrebelsky, Carlassare, Prodi e Imposimato, per capirci, sono un bacino di scelta migliore del poker Amato, Finocchiaro, Padoan, Mattarella. E forse, azzeccando un po’ di più i tempi, quelli del M5S sarebbero riusciti a sparigliare le carte. Invece i tempi sono stati drammaticamente cannati e spero che quelli del M5S se ne rendano conto.

Sicché oggi, 31 gennaio 2015, dati i rapporti di forza in questo Parlamento, data l’irregimentazione dei renziani, data la marginalizzazione del M5S stesso e data l’inesistenza o quasi della sinistra radicale, Mattarella rappresenta probabilmente il punto più alto di un’asticella che la realtà delle cose costringe lì dov’è. Due anni fa, accadde l’opposto, cioè che l’asticella fu portata al punto più basso delle possibilità: infatti dall’elezione per il Quirinale – in un nuovo Parlamento che aveva creato tante aspettative – poi uscimmo tutti con una sconfitta epocale. Tranne Berlusconi, che sghignazzava sul suo banco – e oggi invece potrebbe ridere molto meno.

Come sarà poi Mattarella se oggi viene eletto presidente, al momento non lo sa nessuno, né alcuno può saperlo. E chi dice di saperlo mente, o non ricorda come il sardomuto Cossiga dopo un paio d’anni tra i corazzieri si sia trasformato in un temibile mezzo golpista ciclotimico; né come, per contro, l’integralista baciapile Scalfaro sia poi emerso come strenuo difensore della Costituzione – assai meglio dell’ex comunista Napolitano – e solo a lui dobbiamo tra l’altro la mancata nomina del mascalzone Previti a ministro della Giustizia (don’t forget).

E Renzi?

E Renzi, se Mattarella passa, ha stravinto questa mano, come si diceva. Il che non legittima a posteriori nessuna delle sue politiche di governo, ovvio: non è che l’elezione di Mattarella cancelli il decreto Lupi, quello firmato Poletti, il Jobs Act e una riforma del sistema elettorale che, tra Camera e Senato, allontana i cittadini dalla rappresentanza peggio del Porcellum. E ancor meno legittima il Nazareno, morto o vivo che sia (è vivo, è vivo).

Renzi ha vinto, tuttavia, mediando anche lui: in questo caso con la minoranza del suo partito, quella che solitamente “asfaltava” senza far prigionieri.

E ha vinto mettendo al Quirinale un uomo che non gli appartiene, o almeno sembra non appartenergli.

Ciò significa che le dimensioni di questa vittoria, e soprattutto la sua durata nel tempo, sono cose tutte da vedere. Ma proprio tutte, perché sette anni sono lunghi e i prossimi conterranno molte cose. Ad esempio, il possibile passaggio alla Terza repubblica, con il cambio della Costituzione e del sistema elettorale; la probabile trasformazione del vecchio bipolarismo centrodestra-centrosinistra in un’altra dinamica, con il Partito della nazione da una parte e un composito non-si-sa-ancora-cosa dall’altra (vedi Grecia, Spagna e Francia); e così via, a seconda anche dell’andamento economico e dei veloci mutamenti sociali.

Stretto dalle necessità, dall’esigenza di compattare il partito per non finire come Bersani due anni fa, Renzi ha scelto Mattarella. Che ci abbia visto giusto o no, per i suoi disegni di lungo termine, è tutt’altro che una certezza.

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I giochi sono fatti e dunque il PdR sarà Mattarella per cui è inutile che il M5S faccia altri sondaggi

31 Gennaio 2015 , Scritto da bezzifer

Sembra chiaro che Renzi aveva concordato un nome diverso con Berlusconi, per cui Berlusconi è furioso e si sente tradito, capisce da solo che il patto del Nazareno può essere stracciato in ogni momento, ma si consolerà pensando che le larghe intese hanno fatto salire le azioni Mediaset con un guadagno immediato di 500 milioni e supererà lo smacco per il patto tradito. Confalonieri lo convincerà a soprassedere. La proprietà innanzi tutto. Del resto Renzi il tradimento ce l’ha nel sangue e come ha tradito Letta o Bersani, tradirà anche Berlusconi, gettandolo via come una scarpa vecchia appena non gli farà più comodo come ha fatto con gli altri, per cui ‘Silvio-stai-sereno’!
Può darsi anche che questa scelta di Mattarella sia il 1° passo per svincolarsi da Berlusconi cercando alleanze nuove (i vari Civati gli fanno un baffo ma Sel è già prona ai suoi ordini, e dentro FI le spaccature crescono, IFi marcia verso il 10%, solo Fitto ha 40 parlamentari e non sono pochi su 147, ma in futuro le defezioni saliranno per cui Renzi se ne servirà, intanto i sondaggi danno il Pd in calo -dal boom delle eruopee ha già perso 5 punti- poi ci sono quei 5stelle che sono scoutizzabili e altri spiccioli.
I sondaggi dicono che un italiano su 2 è contrario a Mattarella. Supposto sia vero e poiché, a parte IFQ e Grillo, tutte le testate ne parlano bene, secondo voi a che si deve questo sfavore?
Le accuse al momento sono:
-aver negato al tempo del Kossovo che tanti soldati fossero malati a causa dell’uranio impoverito
-il padre (tra i fondatori della DC) accusato di essere vicino alla mafia e di averla messa al potere in Sicilia (un fratello però è stato assassinato dalla mafia)
-un altro fratello accusato di aver fatto soldi con la banda della Magliana
-il mattarellum che adulterò a tal punto il sistema maggioritario invocato dagli italiani col referendum con la quota proporzionale da far sopravvivere il vecchio ceto politico (ma porcellum e italicum sono pure peggio)
-i berlusconiani non gli perdonano di essere stato contro la Legge Mammì del Caf che apriva il regno televisivo di Berlusconi.
Ma poi?
Molti Italiani queste cose nemmeno le sanno e perché, allora, dovrebbero rifiutare Mattarella?

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Com' era l' insulto che Grillo rivolgeva a Renzi, l' ebetino ? Piccolo ebete. Alla luce delle scelte nell' elezione presidenziale mi domando : chi e' l' ebetino ?

31 Gennaio 2015 , Scritto da bezzifer

Ma perchè Grillo, parla parla parla parla parla parla parla parla parla parla parla parla parla parla parla e no vuole fare, niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente per gli Italiani?

"Il Movimento 5 Stelle si riserva di valutare se, dal quarto scrutinio in poi, sottoporre alla Rete una votazione lampo"...e poi,...e poi...e poi ....intanto Mattarella è già al Quirinale a disfare scatoloni.

Eppure qualcuno dei Pentastellati l'aveva anche suggerito:votare Mattarella alla terza votazione.

Ma l'ottusità unita alla presunzione è miscela micidiale............peccato per l'ennesima occasione persa dal M5S.

Ma come si fa a dare importanza alle consultazioni on line dove partecipano diciamo mediamente cinquantamila persone, quando i votanti originali degli M5S furono otto milioni! Questa che grillo spaccia per volontà popolare non è altro che il pensiero (neanche certificato) di persone fra le più ossequianti i voleri del duo proprietario del movimento.

Beati voi, che con il vostro pigiare forsennatamente la tastiera della piattaforma del web, con i vostri bit & byte procurate milioni di " palanche " alla premiata ditta "Casaleggio & Associati, ovvero ai due buontemponi che hanno inventato la democrazia delle galassie del web.E' proprio vero, il Bel Paese è il Paese degli acchiappa citrulli, e Pinocchio è più che mai attuale COME IL GATTO E LA VOLPE.Questo é il messaggio alle sue sempre meno numerose truppe cammellate in parlamento; non osate votare Mattarella appoggiando Renzi che vi espello.Io non riesco a capire la ragione perché non è licito o appropriato che una persona sia eletta o una legge varata con il sostegno di esponenti di un' altro partito? Se ne parla come fosse un oltraggio, un tradimento ai principi del partito dominante.Questi elettori, deputati, consiglieri non sono li per approvare leggi che giovino al paese? E non è meglio che tutti, siano di un partito o l' altro, facciano il loro dovere? Non vedo niente di male che Mattarella sia eletto con i voti dei dissidenti 5Stelle o di FI.Anzi, credo che loro onorino proprio il principio basico di un politico: seguire la propria coscienza e no i diktat del partito.Renzi o non Renzi al momento il tuo movimento intestinale non ha apportato nessun miglioramento all'Italia in questi due anni. Hanno solo soggiornato in Parlamento urlando, dicendo sempre no a tutto e seguendo pedissequamente i loro Guro che al momento, in silenzio, si sono fatti un bel bottino di soldi pubblici con la bufala del microcredito!!!!!! NESSUNO E' PERFETTO E PULITO, tanto meno i Guro!!!

Ormai non sa più cosa inventarsi il Grillo: si sente il giudice supremo che emana sentenze inappellabili! Riusciremo a sopravvivere lo stesso. E' purtroppo naufragato nel suo progetto vanificando le speranze di molti che speravano dandogli il voto di riuscire ad incidere in un cambiamento dell'Italia. In realtà è cambiato lui dando un'idea solo autoritaria del sua agire politico.OK.Nessuno è perfetto, perciò neanche questo Mattarella. Ma qui si sta cercando di creare qualcosa di positivo, mi sembra. Sembra però anche evidente che questo ricco fascistone, che si dimostra continuamente essere un disturbato mentale, vuole solo e sempre distruggere, impedire un positivo cambiamento.
Ma ha sempre un certo seguito...e allora "dimmi con chi vai, e ti dirò chi sei". Che vi piaccia o no, grillioti.

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SERGIO MATTARELLA:RITRATTO DEL FUTURO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

31 Gennaio 2015 , Scritto da bezzifer

Sergio Mattarella, gentiluomo anti Berlusconi

Da ministro disse no alla Mammì e fu tra i fondatori dell'Ulivo. L'ultima sua dichiarazione da deputato, nel 2008, è d'attualità sconvolgente: "Sconsiderato andare a votare senza cambiare il Porcellum"


Col senno del poi, o meglio del momento, certe piccole cose sembrano un presagio, un accenno di futuro, un cerchio che si chiude. Dal punto di vista politico, certo: Sergio Mattarella, indicato come capo dello Stato dal Pd renziano, era il candidato del cuore di Pier Luigi Bersani nell’aprile 2013, prima che Berlusconi nella terna pescasse Franco Marini. Ma anche per la numerologia: Mattarella, l’ultima volta che è stato eletto - alla Corte costituzionale nel 2011 - è passato alla quarta votazione con 572 voti. E dal punto di vista istituzionale: Mattarella non è in Parlamento da sette anni, ma l’ultima sua dichiarazione da parlamentare alle agenzie di stampa risulta di clamorosa d’attualità: “Mi pare sconsiderato pretendere di andare a votare immediatamente rifiutando di modificare la legge elettorale che da ogni parte del Paese si chiede di cambiare e che la Corte Costituzionale indica come sospetta”. Febbraio 2008, come fosse ieri. O peggio ancora domani (soprattutto se il Patto del Nazareno dovesse crollare).
Alcuni aspetti della sua lunga carriera politica li ha rispolverati Matteo Renzi, nell’assemblea dei grandi elettori Pd, ricordando soprattutto il profilo internazionale di Mattarella come ministro della Difesa (i Balcani, le missioni, l’abolizione del servizio militare), i meriti della legge elettorale che firmò dopo il referendum Segni, la sua competenza istituzionale. Ma in effetti, la vita di Mattarella è intessuta con la storia d’Italia ben oltre questi accenni: ci sono la lotta alla mafia, la Sicilia, la Dc e il primo Ulivo, Andreotti e Berlusconi, De Mita e D’Alema. Solo che su tutto si posa la sua coltre caratteriale di prudenza; quella che oggi gli vale a Palazzo (lato centrodestra) un soprannome che è tutto un programma: “Prodi in bianco e nero”. Fotografia che peraltro coincide con quella offerta da uno dei suoi colleghi alla Consulta: “Mite sì, ma pignolo, preciso, instancabile, estenuante”.

Basta solo sollevare la cortina ante 1994, in effetti, per trovare fra gli altri quel gesto che Berlusconi s’è legato al dito e ricorda ancora. Il no alla legge Mammì, che sanava le tre reti del Biscione: l’allora presidente del consiglio Giulio Andreotti vi aveva posto sopra la questione di fiducia, Mattarella da titolare dell’Istruzione si dimise per protesta (insieme ad altri quattro ministri), spiegando in quattro taglienti parole che era “inaccettabile porre la fiducia per violare una direttiva comunitaria”. Ancor prima, l’evento di quelli che segnano un avvenire: il vedersi morire in braccio il fratello Piersanti, presidente della Regione Sicilia, ucciso dalla mafia nel giorno dell’Epifania del 1980. Sergio, che fino a quel momento s’era ritirato di buon grado nel ruolo di fratello minore e insegnava diritto parlamentare all’Università di Palermo, si ritrovò a portare avanti la tradizione di famiglia (anche il padre, Bernardo, era stato politico e ministro): nel 1983, già passati i 40 anni, entrò in Parlamento con la Dc e vi rimase fin quasi ai 70, passando per Ppi, Margherita, Pd.

Amante delle telecamere quanto Renzi dell’understatement, Mattarella ha vissuto sulla cresta della politica a ondate: la prima appunto negli anni Ottanta, come ministro di Goria, De Mita, Andreotti. La seconda a fine millennio, come vicepremier e poi ministro dei governi D’Alema e Amato. In mezzo, il vortice di Tangentopoli che non lo sfiora ma che gli impone, in quanto sopravvissuto, di lavorare al rinnovamento della Dc. Ed è nel pieno scontro interno al Partito popolare Italiano, che Mattarella, in polemica con il segretario Buttiglione che vuol buttarsi a destra, abbandona per una volta l’aplomb per apostrofarlo in spagnolo come “el general golpista Roquito Butillone”, definendo invece l’ipotesi che Forza Italia potesse essere accolta nel Ppe come un “incubo irrazionale”.

Diventa nel frattempo il padre della nuova legge elettorale, il Mattarellum appunto. Una legge molto rimpianta, dopo l’arrivo del Porcellum. Che a Mattarella non piace da subito: “Questa legge elettorale presenta tante lacune e tanti vuoti, rende più fragili le istituzioni, e i governi meno stabili”, “danneggia il nostro paese”, “consegna tutto nelle mani dei partiti”, protesta nell’ottobre 2005, quando il Porcellum stava per essere approvato alla Camera. Nove anni dopo, gennaio 2014, Mattarella è nel collegio dei giudici costituzionali che bocciano la legge elettorale di Calderoli, dichiarandola incostituzionale. Mite, Mattarella. Ma appunto “alla Prodi”: fermo dietro la linea gialla, in attesa di far tornare i conti. Anche per questo l’ex Cavaliere non lo ama. “Sergio”, raccontano sempre dalla Consulta, “è uno che le sentenze se le scrive e, non contento, le esamina fin nelle virgole”. Figurarsi cosa potrebbe, fare da capo dello Stato, con certe leggi

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Grillo alla prossima dirà che Mattarella quando andava all'asilo ha rubato almeno una volta la merenda ad un suo compagno che adesso vota per 5Stelle .

30 Gennaio 2015 , Scritto da bezzifer

Quirinale, Grillo attacca Mattarella: Dal blog del leader Cinque Stelle accuse all'ex ministro quando era titolare della Difesa: "Negò a più riprese il possibile nesso tra l'insorgere delle patologie e il servizio". I parlamentari Cinque Stelle smentiscono voci su sostegno al giudice al terzo scrutinio. Ma orientamento per domani è ancora da decidere

Che noia che barba...che barba che noia...In effetti Grillo non ha mai cambiato/inventato un personaggio ne aggiornato il suo stile ne i suoi argomenti in 30 anni di carriera da comico quindi pretendere che ora da politico sia miracolosamente in grado di evolversi é una vana speanza.

Con gli insulti, con le continue insinuazioni, con post come questo in cui si accusa una persona pubblica senza riscontri certi, Grillo, forse, cerca di sopperire alla sua immane insipienza. Diciamo che c'è una correlazione diretta fra insulti e insipienza: i primi servono a mascherare la seconda e entrambi sono destinati ad aumentare viste le continue figure di merda che va accumulando da quando si è autoproclamato salvatore dell'Italia insieme ai suoi meravigliosi ragazzi.Ora Grillo sta cercando disperatamente una "macchia" da attribuire a Mattarella, una scusa per dare indicazioni di non votarlo.Altrimenti c'è il rischio che una parte dei parlamentari del M5S lo voti, visto che non si riesce ad imputare alcuna "colpa" a questo ex DC perbene, ora PD, che si è conquistato fama di uomo con la schiena dritta addirittura dimettendosi da ministro perché non voleva avallare la legge Mammì pro-Berlusconi.Un artificio molto maldestro quello grillino, visto che la vicenda, ammesso sia vera (è la parola di un testimone contro quella di Mattarella, sarebbe interessante confrontare le due versioni), non c'entra nulla con le prerogative di un futuro (possibile) Presidente della Repubblica. Caro GRILLO.A proposito di scheletri nell'armadio e di "vergini" senza macchia:

Leggendo le carte processuali non si vede alcuna differenza tra l’incidente di te Grillo nel 1981 e quello di Schettino; Schettino ha condotto la sua nave dove non doveva, troppo vicino alla costa naufragando, l’ha abbandonata ed ha causato la morte di 31 passeggeri e la perdita della nave. Grillo ha condotto la sua Chevrolet dove non doveva (una strada militare chiusa al traffico in condizioni meteo invernali), l’ha abbandonata e ha causato la morte di 3 persone.Obiettivamente, se Grillo è innocente lo è anche Schettino e quanto ad affidabilità si sono dimostrati uguali.Questo è il passato, veniamo al presente: Grillo è anche riuscito a naufragare la scorsa estate col suo panfilo in acque calme, fortunatamente senza vittime, magari cercavaì di battere Schettino ai punti.Ora caro Grillo presi singolarmente ciascuno ha qualche scheletruccio nell'armadio, si tratta pur sempre di persone anziane che nel corso della propria vita istituzionale hanno dovuto prendere tante decisioni e qualcuna potrebbe essere risultata sbagliata a posteriori, ma va da se' tu Grillo riesci a far arrivare il Movimento un minuto dopo tutti gli altri, se c'e' la volonta di partecipazione lo devi fare adesso perche' domani mattina al quarto scrutinio con la maggioranza semplice Mattarella lo eleggono senza Il Movimento,Perciò un altra delle innumerevoli occasioni perdute, poi non ti devi lamentare se ti prendono in giro.e ti pareva che grillo non la buttasse in gazzarra? E' la sola cosa che sa fare, aspettare, senza fare assolutamente niente (sopratutto niente perché si sa chi non fa resta puro) e poi tutto ad un tratto gridare "casino" e tutti che fanno talmente casino che non si capisce nemmeno cosa vogliono. Se fosse veramente propositivo avrebbe messo anche mattarella tra i votabili sul suo sito, ma se ne é ben guardato non sia mail che i votanti lo sceglievano: meglio non rischiare. Peccato che ha ancora dei sostenitori che si fanno prendere in giro e lo fanno arricchire con il click sul suo sito..

Come al solito 'Mangiafuoco' cerca di stare lontano dalla vita politica del Paese e se ne inventa un'altra delle sue. Spieghi innanzitutto che cosa è l'uranio impoverito e quali problemi esso possa arrecare, se ne è capace. non gli basta la brutta figura che fece durante la sua presenza a 'Porta a porta' quando non seppe spiegare a Vespa come utilizzare una stampante 3D? Ma è mai possibile che questo signore vuole intromettersi in argomenti più grandi di lui? Adesso impazzisce per il mondo del computer e del web, ma forse dimentica, ed io no perché lo ricordo bene, quando nei suoi spettacoli sul palco (una decina di anni fa circa), martellava dei vecchi pc lanciando loro parecchie bestemmie ed epiteti perchè li considerava i nemici dell'unità familiare? E si, l'età fa dei brutti scherzi al cervello e alla memoria.

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Scacco matto a Berlusconi

30 Gennaio 2015 , Scritto da bezzifer

Non so se la strategia di Renzi di stipulare un patto con il marpione Berlusconi fosse stata studiata nei minimi particolari sin dall’inizio, certo è che è stata un capolavoro di pedine mosse che lo hanno portato a dare scacco matto al patto del Nazareno. Una serie di slalom speciali alla Alberto Tomba che hanno portato alla tomba colui che credeva di lusingarlo con pranzi à la carte.

Ma la carta più diabolica e rischiosa giocata da Renzi, che gli ha procurato un forte calo di consensi nei sondaggi, è stata la norma inserita di soppiatto nella delega fiscale che stabiliva la depenalizzazione di evasione e frode fiscale al di sotto della soglia del 3% dell’imponibile che avrebbe salvato Berlusconi dalla condanna subita. Berlusconi aveva visto in quella norma un patto di do ut des fra lui e Renzi. Invece è risultata un specchietto per le allodole per ottenere i voti necessari a far passare con i voti di Forza Italia la riforma elettorale al Senato dove Renzi non ha una maggioranza.

Superato il grande ostacolo al Senato, ora Renzi potrà vedere approvata la legge alla Camera dove non ha bisogno dei voti di Berlusconi.
Sciolto il nodo dell’Italicum, Renzi ha provveduto a recuperare unanimità all’interno del Partito Democratico ricompattando la minoranza con la maggioranza sotto il nome di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica.

Non c’è dubbio che a Renzi spetti un trenta e lode per come si è mosso. Credo che a chi lo ha criticato, deridendolo, spetti un leggera riflessione.

Restando in tema di partita a scacchi, il patto del Nazareno non è una partita fra 2 pari ma fra due bari. Ha vinto chi ha barato di più, in questo caso Renzi si è dimostrato più scaltro dell’altro forse perché più lucido e con le mani più libere rispetto all’incatenato ex-cavaliere. Renzi e Berlusconi avevano cercato di ottenere il massimo risultato per sé fingendo di offrire all’amico-avversario delle opportunità, ma alla fine Renzi è scappato portandosi dietro tutta la merenda.

La cosa curiosa è che Renzi ha ricompattato il suo partito mentre Berlusconi lo ha spaccato facendo emergere la figura di Raffaele Fitto il quale, per evitare che qualche franco tiratore del PD rovini la festa a (lui e) Renzi, farà votare al suo gruppo dei quaranta per Mattarella, tanto il voto è segreto. In tal modo potrà accusare Berlusconi di essersi circondato di figure dannose come Brunetta e Verdini. Ma non bisogna cantare ancora vittoria perché Berlusconi è una brutta gatta da pelare e non si può dire ancora gatto se non ce l’hai nel sacco. Infatti Berlusconi nella giornata di oggi potrebbe utilizzare il consiglio di Gianni Letta che gli aveva detto di accettare sin da subito la candidatura di Mattarella facendola apparire come una sua proposta strappata a Renzi il quale era orientato per Prodi, Bersani o Veltroni. Sarebbe così uscito più vincitore che sconfitto. Così facendo lo stesso Fitto non ricorrerebbe al trucco di votare Mattarella per affossare definitivamente Berlusconi.
Purtroppo la politica è fatta di giochi mentre noi italiani combattiamo contro i problemi quotidiani. Per dirla con una frase che va tanto di moda: “Bisogna farsene una ragione”.

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Forever Morotei: Ma comunque perfetta come base ideologica per il Partito della Nazione.

30 Gennaio 2015 , Scritto da bezzifer

Diciamo la verità: dato che la volata era con Finocchiaro, Amato, Padoan e altri da suicidio, se facessero davvero Mattarella tireremmo un sospiro di sollievo. Intendo dire: l’ex ministro della sinistra dc, al confronto, svetta per rispettabilità e coerenza politica. In più, non è espressione né del renzismo né del Nazareno. Che poi sia un buon Presidente, guardiano della Costituzione etc, lo scopriremo solo vivendo, se ce la farà.

Quello che possiamo dire fin qui è che per trovare una personalità decente e condivisa la politica ha dovuto far ricorso a un vecchio moroteo, entrato in Parlamento mentre a Mosca comandava Yuri Andropov e in America Ronald Reagan. Un’ammissione di fallimento per tutta la Seconda Repubblica, che non è mai riuscita a far emergere qualcuno che fosse al contempo di prestigio e votabile da più sponde.

Della Prima Repubblica, anzi, i morotei erano un po’ la quintessenza. Nati nel 1968 come scissione “a sinistra” dei dorotei all’interno della Dc, furono chiamati così proprio in riferimento al nome della corrente di provenienza, ma con la M al posto della D in omaggio al loro leader, Aldo Moro. Ne erano la quintessenza per le silenziose ma determinatissime modalità cognitive, per la mostruosa capacità di mediazione, per la nota propensione all’inclusione anziché all’esclusione e sì, anche per la studiata astrusità dei linguaggi.

«Pacato, tenace, senza ansie da potere né sbandamenti faziosi, (…) convinto che la goccia è più efficace del torrente in piena», lo descrive nel 1989 Giampaolo Pansa, e anche questo è il profilo di un perfetto moroteo. Essere morotei era una forma mentis, appunto: il contrario non solo della politica urlata, ma anche di quella personalistico-carismatica. Forse anche per questo i morotei hanno avuto in uggia tanto Craxi quanto, negli anni successivi, Berlusconi.

A proposito: ucciso Moro, la cosiddetta sinistra Dc si è trasformata assumendo varie forme e vari nomi, dall’Area Zac (Zaccagnini) ai demitiani. Roba che ci ricordiamo solo noi over 50, ma abbiate pazienza. Mattarella divenne un demitiano e in quella veste arrivò al governo, prima con Goria poi con lo stesso De Mita. Degli anni ancora dopo già si è detto molto: l’uscita di Mattarella dal governo Andreotti contro una legge sulle comunicazioni troppo favorevole a Berlusconi (1990), la rottura con Buttiglione che voleva mettere a cuccia dal Cavaliere la ex Dc ribattezzata Ppi, la legge elettorale che porta il suo nome latinizzato e che resta la meno peggio degli ultimi vent’anni. Fino alla collaborazione con Prodi al progetto dell’Ulivo. Ah, Mattarella non è un cattolico, è un cattolicissimo: contrario all’aborto e bacchettone al punto daschierarsi con i vescovi contro un tour “blasfemo” di Madonna in Italia, cinque lustri fa.

L’attraversamento di piazza – dalla sede della Consulta al Quirinale, che le sta proprio di fronte – non è ancora scontato, anzi. Ma se dovesse avvenire, Renzi avrebbe di certo vinto questa mano, anche se mediando con i gufi e i rosiconi della minoranza interna che altre volte aveva semplicemente asfaltato. Ma, in ogni caso, avrebbe vinto.

E non solo perché avrebbe risolto la pratica Quirinale al primo voto utile e con una personalità rispettabile. Ma anche perché il disegno storico dei morotei era l’allargamento della base di governo dell’epoca, la grande coalizione fra la tradizione cattolica e marxista, il governo comune in un megacentro con il taglio delle ali estreme. Tutt’altra cosa rispetto a oggi, per infiniti motivi: ma comunque perfetta come base ideologica per il Partito della Nazione.

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Volare OK.Ma senza staccare i piedi da terra.

30 Gennaio 2015 , Scritto da bezzifer

“Internet - deve essere chiaro a tutti – non è un mondo alternativo. È un luogo e un modo dell’unico mondo. Ma non può diventare l’unico luogo e l’unico modo”, parlando di Andrew Sullivan, stimatissimo blogger d’oltreoceano e fondatore di The Dish, che ha annunciato di voler lasciare le attività online, a seguito di usura da “vita digitale”.

Estraendo dal caso Sullivan una visione panteistica di un mondo oppresso da una occulta divinità binaria, immaginando come esso sia ormai immerso in tale dimensione e, per sfuggirvi, stia cambiando: il cinema alla ricerca di nuove dimensioni di concretezza, per sfuggire al male digitale, propone personaggi estratti dalla “vita reale”, mettendo in cantina perfino Harry Potter, e la televisione sta lanciando nuove serie basate su tale necessità: da Gomorra a House of Cards è, per Severgnini, tutta una fuga dalla scienza e dalla fantascienza alla ricerca di una solida realtà.

Ma in fondo il peccato è originale e dello stesso Sullivan che nel suo addio scrive: “Sono saturo di vita digitale, voglio tornare al mondo reale. Sono un essere umano prima che uno scrittore e un blogger. Voglio tornare a leggere. Lentamente, con cura. Assorbire un libro difficile e ritirarmi nei miei pensieri per un po’. Tornare a dare forma alle idee dentro di me senza dover trasformare istantaneamente tutto in blog”.

Strano che però lo scriva nel suo blog “virtuale” per comunicarlo al mondo reale!

Sullivan è stanco, lo capiamo. Stanco alla stregua dell’operaio Chaplin in tempi moderni, di una vita a fare da manovale della scrittura, da lavoratore indefesso del blog. Verrebbe da chiedersi: ma perché, se era una fatica perché? Non c’entra niente la vita reale e la vita virtuale, c’è una vita in crisi e collassata, che probabilmente fonda su scelte sbagliate o eccessive. Se l’operaio è stanco si fermi, a meno che il suo lavoro non sia indispensabile per sopravvivere, allora la scelta sarebbe, è, impossibile.

C’è un evidente contraddizione in termini concettuali, nelle parole di Sullivan e la sensazione che, nonostante i molti sforzi e le energie spese, il substrato culturale sia generalmente ancora analogico ed in fondo ci sia un dannato timore di fare questo “upgrade” verso una cultura digitale.

Sembrerebbe quasi che si voglia rimanere, come una volta si diceva “con i piedi per terra”, in quello che è considerato il “mondo reale” , ma ficcare la testa tra le nuvole, nel “mondo virtuale”. E urlare da lassù: “volo, volo, volooo !!”.
Ma senza staccare i piedi da terra.

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