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Blog di bezzifer

Il caso Consip si sta trasformando in un pasticcio in cui politica, magistratura e stampa si mescolano pericolosamente

18 Maggio 2017 , Scritto da bezzifer

Intercettazioni, talpe e fughe di notizie. Consip non è più solo Consip

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Un gioco di specchi, con accuse, smentite e tanti errori. E’ davvero complicato trovare a questo punto il bandolo della matassa sul caso Consip. Uno scenario in cui la procura di Roma si sta muovendo e che sta diventando ogni giorno che passa qualcos’altro, rispetto una semplice indagine.

Il filone che vede indagato Gianpaolo Scafarto, il capitano del Noe dei carabinieri accusato di aver falsificato una parte degli atti compiuti su delega dei pm napoletani che avevano aperto l’inchiesta poi trasferita a Roma, ha visto in primis l’azione della procura di Roma ha messo in evidenza una serie di errori, falsificazioni e omissioni che gettano un’ombra sinistra su tutto il fascicolo.

Un quadro a cui ora si aggiunge la pubblicazione della telefonata tra Matteo Renzi e il padre Tiziano alimenta il sospetto di “un attacco alla democrazia”, mirato a demolire l’ex premier e il Pd. Un passaggio che ridà fiato ad uno scontro decennale sulle intercettazioni che l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano definisce “ipocrita” perché “non c’è mai stata la volontà politica per concordare provvedimenti che mettano fine a questa insopportabile violazione”.

Violazione che la Procura di Roma vuole chiarire avviando verifiche che puntano a individuare il pubblico ufficiale responsabile della fuga di notizie. Matteo Renzi nega di voler chiedere una stretta sugli ascolti, pur definendo “illegittima” la pubblicazione della sua telefonata con il padre.

E insinua l’ipotesi di un complotto contro il Pd quando afferma che “pur di vedermi politicamente morto c’è chi farebbe di tutto, incluso prove false”.

Il presidente dem Matteo Orfini è ancora più esplicito con affermazioni che gli ex compagni di Mdp ritengono “simili a quelle usate in passato da Berlusconi”.  “Qui c’è qualcosa – sostiene Orfini – di più profondo dell’aggressione al Pd e al suo segretario. Qui c’è qualcosa che riguarda il funzionamento della democrazia italiana e che dovrebbe allarmare tutti quanti. Un attacco alla democrazia”.

Ma che qualcosa non vada è chiaro. Dopo la pubblicazione dell’intercettazione tra Matteo Renzi e suo padre,è emerso  che questa non era rilevante per l’inchiesta e per questa ragione non è stata inserita negli atti pubblici ed è rimasta secretata. In secondo luogo è evidente che tra chi ha svolto l’inchiesta c’è qualcuno che nel corso degli ultimi mesi ha sistematicamente passato documenti segreti agli indagati e ai media. Tanto da trasformare la fuga di notizia in un’altra indagine.

Ma l’ex Capo dello Stato sembra infastidito da quello che gli appare l’ennesimo grido d’allarme sulle intercettazioni: “Tutti adesso – sostiene – gridano contro l’abuso ma è un’ipocrisia paurosa. Io personalmente ho messo il dito in questa piaga e non c’è mai stata una manifestazione di volontà politica e la vicenda si trascina in modo intollerabile”.

Stoccata che non viene presa bene dalle parti del Pd con Orfini che fa sue, su twitter, le valutazioni di un giornalista sul fatto che non ricorda l’altolà di Napolitano sulle pubblicazioni di ‘ascolti’ irrilevanti sul caso Unipol. Contro il Pd non si scatena solo l’opposizione. “Da Orfini – attacca il deputato M5S Danilo Toninelli – parole eversive contro i pm che indagano su Consip e non tanto velate minacce a giornalisti d’inchiesta. Di cosa hanno paura?”.

Anche Mdp affonda. “La storia che abbiamo vissuto – afferma Speranza – di chi denunciava accanimento delle procure e attacchi alla democrazia, sembra tornare nelle dichiarazioni di Orfini”.

La magistratura cerca di tenersi lontano dalla bufera politica. Ma il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri esclude un problema di rapporti tra politica e magistratura. “Non esiste – sostiene – una guerra tra magistratura e politica o tra magistratura e polizia giudiziaria. Ognuno risponde delle proprie azioni. Ci sono tre o quattro che possono essere infedeli e quindi creano danni di credibilità”.

E per la politica sembra vali la massima del “tutto è permesso“.

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