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Blog di bezzifer

Proviamo a fare chiarezza sul velo delle donne musulmane

5 Aprile 2017 , Scritto da bezzifer

Che il velo sia diventato un segno distintivo di appartenenza ad un gruppo intransigente che da sempre non separa il religioso dal politico, lo dimostra a mio avviso il fatto che qualora andassimo a rivedere i vecchi filmati egiziani , anni 50-60, dove nelle strade si festeggiava il pres. Nasser, le donne sono a capo scoperto e in abiti occidentali.
Come a dire che allora non v’era imposizione religiosa. Che non ci vengano allora a dire che e’ un “obbligo” !

Poi non condivido e non riesco a capire perché il velo continuate a definirlo “islamico” e non “europeo” se, e lo ripeto,Santa Brigida di Svezia,PATRONA D’EUROPA viene rappresentata con lo stesso velo che voi definite islamico.La origine culturale del velo è mediterranea quindi è di cultura greco-romana,i musulmani lo adottano per influenza della cultura occidentale. Voi del velo non ci capite una mazza perché non vedete che le popolazioni delle regioni calde che lo usano sono restati di carnagione chiara.

E arrivano le:Paure e distinzioni che non mi convincono, anzi ne sono nettamente contrario, pur non essendo leghista, nè islamofoba nel senso più dispregiativo che si vuol dare a questo termine. Sono semplicemente difensore dei principi di laicità e neutralità dei luoghi di servizio pubblico e di lavoro. Ragion per cui sarei decisamente favorevole ad una norma nei luoghi pubblici di “dress code”, simile a quelle in atto in tante aziende che regolamentano l’uso per i dipendenti di uniformi o divise, o quantomeno vietano abbigliamenti che ritengono inopportuni o incompatibili con le funzioni svolte. Che sia burqua, o hijab o chador o altro fazzolettone o sciarpa adottata dalle singole sette o fazioni mussulmane, di obbedienza wahabita o sciita, o sunnita, iraniana, araba o afgana, questi cosiddetti “veli” sono una vistosa divisa distintiva di appartenenza ad una religione, quindi come tali andrebbero vietati nei luoghi di lavoro (c’è già una sentenza della Corte di Giustizia europea che lo permette) e pure di pubblico servizio come scuole, ospedali, tribunali che devono appunto essere neutrali rispetto ad ogni credo o partito o convinzione filosofica. Così come sarebbe vietata una tunica crociata, una kippah, o un fazzoletto rosso con la falce e il martello o una palandrana arancione da buddista. Se poi si vogliono spacciare questi abbigliamenti non come simboli di fede ma di semplice “tradizione”, chiedo se sarebbe permesso alle giapponesi di andare al lavoro o a scuola in kimono, o le cinesi in tunica”coreana” o le africane con quei bellissimi ma ingombranti costumi colorati o le tirolesi con quel bel costume che non ricordo come si chiama. Perchè alle mussulmane deve essere consentito questo privilegio di ostentare simboli della propria fede in luoghi e situazioni non di culto o di ricorrenza e cerimonia particolare consentita? Se poi ci aggiungiamo che è anche un uso discriminatorio perchè riservato, o imposto, alle sole donne, mi pare che i motivi per vietarli tutti ci sarebbero. Se si avesse un minimo di coraggio e di volontà di difendere una uguaglianza e una libertà sostanziale da discriminazioni e imposizioni mortificanti derivate da interpretazioni arcaiche di una religione.https://magdabarbieri.wordpress.com/…/il-burkini-e-la…/ e https://magdabarbieri.wordpress.com/…/cultura…/

Il problema non è tanto il tipo di velatura ma l’atteggiamento dei mariti e degli altri familiari quando decidono di toglierlo il velo. Molte rischiano la vita.

Ma le rivoluzioni culturali partono da una presa di coscienza delle categorie emarginate e subalterne all’interno di una società. Se le donne di religione islamica sono in questa arretrata posizione è perché godono della condizione di sottomesse e non per questo, noi le dobbiamo giustificare differenziando i vari stili di velatura. Chi non si batte per la propria libertà non merita rispetto!

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