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Blog di bezzifer

Meno slogan e più fatti.

3 Aprile 2017 , Scritto da bezzifer

Bisogna immaginare un ” nuovo” Partito democratico che possa cambiare la sua forma, superando il vecchio schema di derivazione verticale e centralizzato, mettendo al centro la rete dei militanti e cittadini attivi.

Caro Matteo. Così ho iniziato la mail che cercava di contenere alcune mie riflessioni. Volevo dire la mia, volevo trasmetterle a chi è stato e potrà diventare il Segretario del Pd, il mio partito sin dalla sua costituente. 

Caro Matteo, ma potevo scrivere anche cari dirigenti, cari amici ed amiche di viaggio, e sì, anche cari “compagni”. Perché seppure provengo da un’area più centrista non rinnego la storia e l’importanza di alcune lotte sociali importanti che essi ricordano ed incarnano.

La fase congressuale che é terminando, e quella immediatamente successiva che porterà al voto del 30 Aprile, può e deve rappresentare la spinta in avanti necessaria per ripartire con il piede giusto. C’è stato un discreto aumento di votanti e questo fa ben sperare per quanto concerne la partecipazione politica. Ed è per questo che ti scrivo caro Matteo, e mi rivolgo a te, direttamente. Spesso sento, intimo, forte, e lo respiro anche nei miei amici e compagni, il senso di sconforto e delusione dopo tantissimi anni di militanza politica, di impegno in prima linea, per le idee riformiste che ci uniscono ma che restano disattese. Serve un cambio di passo, e ti dico ciò che vorrei, a nome di molti che mi chiedono di farlo. Vorrei un “nuovo PD”, dove gli eletti nelle istituzioni svolgano il loro ruolo, ma siano anche in grado di coinvolgere i militanti, i volontari ed i simpatizzanti nell’elaborare una visione del paese e policy concrete. Partecipazione si chiama. Quella che serve per ascoltare le esigenze ed i suggerimenti della base per poi farne sintesi e laddove possibile, realizzarle. Ma cosa deve diventare esattamente il Pd? Potresti dirmi. Ed è anche la domanda che in molti con cui parlo in questi giorni, mi rivolgono. Ed è anche la domanda che “tutti noi ” dovremmo farci per capire come poter cambiare davvero passo. Ad iniziare da noi. Dunque parliamo di “nascita”, o rinascita, per meglio dire, di una cultura politica nuova, moderna, che tenga conto dei risultati buoni e meno buoni, e degli errori del passato, che sappia guardare al futuro con innovazione e freschezza, modernità. Soprattutto parlerei di coerenza. Perché spesso è il disattendere questo sano principio che porta al disamore politico ed alla non fiducia. Meno slogan e più fatti. Meno promesse e più lealtà, più coerenza politica. Penso che sia giunto il tempo del non ritorno. Quel tempo in cui si rende assolutamente necessario (ed urgente) riconoscere che c’è un gran bisogno di far innamorare la gente nuovamente della politica. E come? Dirai tu. Anzi, forse lo sai già. Vorrei solo aggiungere qualche riflessione alla tua già ricca ed attenta mozione, con umiltà e spirito di servizio. Quello che occorre ritrovare attraverso dialoghi continui e costanti, attraverso ogni forma possibile. Non si può applicare ad un partito la targhetta di “sinistra” se poi non riusciamo a fare collettività e non combattiamo con forza le gigantesche ingiustizie e diseguaglianze del nostro tempo. Oggi più che mai, più di ieri, occorre rimettere in primo piano e parlare di temi fondamentali quali Istruzione, Economia, Formazione, Sicurezza, Cultura e Welfare state. Tutti ambiti preziosi di cui ci siamo occupati, ma forse non troppo, o troppo poco. La sconfitta referendaria, diciamolo, è stata anche la risposta un po’ cercata da chi è stato deluso, perchè attendeva il cambiamento che non ha visto ed a una parte del partito che ha fatto il segno meno davanti al tuo nome. Una forma di rivalsa da parte di chi non ha mai digerito la tua presenza. Però, vedi Matteo, viene da chiedersi se forse il Pd non ha saputo sempre “comunicare” con competenza e strategia. Se è stato sbagliato qualcosa e cosa. Ciò che è stato fatto dal Pd, oggi in maggioranza di governo, in questi tre anni è stato molto, ma venduto male, non comunicato abbastanza. Ecco che “se” non vengono veicolate adeguatamente le vittorie, le buone cose, arriva poi la distanza, la delusione, la disaffezione e per finire, poi, lo sconforto. E poi, diciamolo, in un’epoca in cui prevale più il senso individualista che sociale e collettivo, ciò che non si percepisce non ci tocca, non ci dà l’impressione che le cose siano cambiate. Interpretare senza paraocchi questa situazione, questo disagio un po’ comune, penso sia di sinistra, di quella sinistra riformista, radice di Social democratico pensiero, capace di incassare il colpo, di fare mea culpa, ma che sa ripartire con forza. Non meravigliamoci dell’esplosione della rabbia e dello scontento, è fisiologico, naturale. L’elettore ed il militante “tradito”  si ribella alla “non risposta”. Quella da loro attesa. Aspettative, sogni, speranze vanno di pari passo all’impegno messo nel tempo. Vanno in binario stretto con i rapporti interpersonali, con le nostre storie intrecciate, con quelle dei nostri figli, il futuro. Se non guardiamo con occhi nuovi tutto ciò, ecco che prenderanno sempre più campo forze politiche scissioniste, populiste, capaci solo di ” usare” questo malcontento a sommo studio, che parlano alla pancia ed incitano a votare con la rabbia, anziché con la ragione, con la mente. Sanno di far breccia sul dolore e sulle difficoltà, facile così . E’ necessario ed urgente prendere atto quindi che la vecchia forma- partito è ormai tramontata, finita, e con essa tutto ciò che noi non vogliamo, più. Gli “accordi” , le spartizioni delle poltrone, i soffitti ed i muri di cristallo, quelli che ti fanno vedere oltre ma che non ti permettono poi di attraversarli. Ecco che c’è necessità vera di aprirli quei muri, a nuove inclusioni, a persone che possono fare la differenza, con aperture alla cittadinanza attiva, all’ associazionismo spesso fuori dai partiti, ma forza viva dei territori, capaci di produrre nuove parole, nuovi paradigmi, nuova visione. 

Ignorare tutto un mondo che attraverso percorsi diversi (e penso anche ai tanti comitati referendari passati e presenti ), composto da una cittadinanza matura e consapevole che ha saputo raccogliere energie intellettuali, scientifiche, capaci di aver divulgato contenuti di grande spessore su vari argomenti, che hanno ascoltato e parlato con migliaia di cittadini, preso in mano le loro istanze, sarebbe un grave errore.

Altro errore che si potrebbe adesso compiere è quello di perseverare con la logica della autoconservazione, ignorando l’enorme lavoro svolto dalla società civile. Sarebbe opportuno dare ascolto ed offrire inclusione a tutti questi “cantieri aperti”, anziché incolparli di nuove divisioni. La politica è “un bene comune”, dobbiamo sforzarci di immaginare una nuova forma della soggettività politica pluralista, inclusiva, che incoraggi e organizzi la partecipazione dei cittadini, più che scannarci per le “regole”.

Perché quindi non tentare di immaginare un ” nuovo” Partito democratico che possa cambiare la sua forma, superando il vecchio schema di derivazione verticale e centralizzato, mettendo al centro la rete dei militanti e cittadini attivi, chiamati a dire la loro attraverso i media ed i social, mezzo di ascolto ormai al primo posto nel dibattito pubblico? Non solo chiamandoli a raccolta negli appuntamenti elettorali o referendari, ma sempre, ogni giorno, attraverso le nuove forme di comunicazione e di interazione, per cercare di sciogliere i dissensi, i dubbi e offrire chiarimenti a chi li necessita, per costruire dibattiti che portano obbligatoriamente ad ascoltare ciò che il cittadino chiede.

Non credi anche tu, caro Matteo, e cari tutti, che potrebbe essere uno degli strumenti importanti che potrebbe portare maggiore partecipazione dei cittadini, rendendo così più forte lo spirito di coesione? L’esperienza dei “circoli on line” , quindi presenti nel web, lo dimostra, la rete social lo dimostra, perchè esiste un mondo di persone che non frequenta le sedi politiche territoriali per vario motivo, ma che hanno piacere di dire la loro e partecipare alle discussioni. Funziona. Molti i documenti votati in rete e trasmessi puntualmente al Pd. Risposte? Zero. Quindi?

Argomento Primarie: sempre e comunque? Si, a patto che vi sia interesse da parte di qualcuno. Ovvio. Se viene, invece, riconosciuto un unico candidato perché ad altri non interessa va bene. Primo mandato, secondo mandato. Non ha importanza, lasciamolo decidere agli elettori, non caliamo dall’alto la scelta. E diamo possibilità di lecite ambizioni. Senza di queste non c’è spinta. Non è democratico non tenerne conto, non è corretto, ne rispettoso imporre. Poi lo si paga, lo abbiamo ben visto. Partiamo da qui, dunque, dal cittadino, che conta. Conta per la sua opinione, conta per il suo contributo, per le sue aspettative. Questo non significa abbia sempre ragione, ma significa “parliamone e troviamo una convergenza, laddove si rende possibile e plausibile”.

Ecco il Pd che vorrei, quello dove ognuno possa dire la sua, possa avere voce, possa trovare la sua “casa”, possa sentirsi tra amici e non tra nemici e franchi tiratori. E che il segretario, chiunque sia, debba tenere conto della maggioranza, con un occhio attento e rispettoso anche di chi non fa parte della sua corrente. Ed altrettanto mi aspetto dalla minoranza, che non getti continuamente fango, mettendo così a repentaglio il grande lavoro dell’intero. Vorrei un PD così, che sia in grado di coinvolgere, che sia includente e meritocratico, che non sia solo un perenne comitato elettorale, che non rottami i suoi dirigenti più “vecchi”, ma li sappia valorizzare, a patto che anche questi abbiano l’umiltà di fare da consiglieri e non da padroni. E poi la rete. Una vera Community fatta da sentinelle, che possa raccontare e fare da megafono, da trasmittente, che possa dare la parola a chi desidera esprimere le proprie idee e non trova alcun modo per far arrivare al partito il proprio pensiero. A patto che il partito legga. È ciò che chiamerei rappresentanza popolare. Quella importante, che un partito come il nostro deve assolutamente avere. Non siamo i 5 stelle, noi non diamo l’illusione di far parte della famiglia, noi siamo la famiglia. Questo è ciò che DEVE passare. Quello che vorrei è un Partito osmotico con la società civile, con Primarie aperte e concesse ovunque, sempre, anche alle Amministrative, come già detto, per poter avere la massima rappresentatività popolare che non sia solo egemonia personale di tessere, con relativa maratona a chi ne fa di più, ma davvero espressione pluralista. E vorrei dire a tutti:  “basta” con questa perenne guerra fratricida. Ci si può scontrare anche duramente sulle idee, ma poi è necessario il rispetto e camminare uniti e forti, come una comunità civile di persone che condivide valori fondamentali deve fare. Ma per farlo occorre la consapevolezza che ciò che ci accomuna è molto più grande di noi stessi e dei leader che sosteniamo, ed è il nostro Paese.

Io ho lottato e sto lottando per questo, finche avrò un sogno da realizzare, il sogno di poter dare un piccolo contributo alla causa comune, la nostra. E finché c’è un sogno c’è vita. Ma guai a tradirlo.  

Auguri a tutti noi, auguri Pd. 

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