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Blog di bezzifer

Il Grande Fratello-M5S sbircerà nelle vite dei romani?

5 Aprile 2017 , Scritto da bezzifer

Il modello già sperimentato con la piattaforma Rousseau, secondo le intenzione dei Cinquestelle, verrà applicato anche al Comune di Roma.

Qualcosa di molto inquietante sta per accadere a Roma. Presto alcuni dati sensibili di milioni di cittadini potrebbero finire nelle mani di una società privata: la Casaleggio Associati.

La “rivoluzione” della democrazia diretta – da completare nell’arco di 5 anni – è contenuta in una proposta di delibera presentata dalla maggioranza a Cinquestelle. L’intenzione è quella di modificare lo statuto di Roma Capitale per introdurre la possibilità di petizioni on line e sperimentare il voto elettronico per i referendum comunali.

Il tema della democrazia diretta è uno dei pallini del Movimento guidato da Beppe Grillo da tempi remoti. Peccato che finora la sua efficacia, viziata probabilmente da una scellerata messa in opera, ha prodotto più danni che benefici. In alcuni casi eleggendo rappresentanti con una manciata di voti (e per manciata, intendiamo davvero pochi. Come i 20 sufficienti a Doride Falduto per diventare la candidata sindaco della terza città della Lombardia, Monza); in altri, invece, cancellando il volere popolare con un post sul blog (vedi il caso di Marika Cassimatis a Genova).

Ma al di là dell’efficacia della democrazia diretta, che pure meriterebbe un’ampia riflessione ad hoc, quello che più preoccupa del progetto presentato dall’assessora alla Roma Semplice, Flavia Marzano, dal presidente della commissione Roma Capitale, Angelo Sturni, e dal deputato M5S Riccardo Fraccaro, è il riferimento esplicito alla piattaforma Rousseau, quella che promette ai suoi iscritti “la gestione del M5S nelle sue varie componenti elettive, la scrittura di leggi, il voto per la scelta delle liste elettorali o per dirimere posizioni all’interno del M5S”. Su Rousseau Sturni è chiaro: il M5S intende portare lo stesso modello “anche dentro il sito di Roma Capitale, dando la possibilità ai cittadini di esprimersi”.

Già, ma cosa comporterebbe tutto ciò? Che, ancora una volta, l’occhio del Grande Fratello Casaleggio finirebbe non solo negli affari degli iscritti del Movimento, ma anche dei cittadini romani che parteciperanno alla futura piattaforma. Senza considerare che, per quanto riguarda le petizioni online, i referendum comunali senza quorum e, in generale, tutte le attività degli iscritti, non ci sarebbe nessun ente esterno chiamato a certificarne l’attività. Cioè lo stesso problema che si verifica nei casi in cui si vota nel M5S. Solo Grillo (che è già titolare formale dei dati) e la Casaleggio certificano l’attività degli iscritti.

La proposta grillina è stata etichettata come “pericolosa” dal vicesegretario del Pd, Debora Serracchiani. Con un progetto simile, dice, “si configura una entrata a gamba tesa sulla democrazia e un conflitto di interessi pesantissimo sulle spalle dei romani. Visti anche i precedenti di poca trasparenza all’interno delle votazioni del Movimento 5 Stelle, Genova insegna. Si deve fare subito chiarezza sull’operazione”. “Non vorremmo – prosegue Serracchiani – che i dati sensibili dei romani fossero appannaggio di una società privata che, grazie al blog, gestisce già importanti banche dati. Oggi si tratta dei militanti grillini mentre domani, nel progetto per Roma, si tratterebbe di tutti i cittadini della Capitale”.

Dello stesso avviso il deputato dem, David Ermini, che definisce l’idea di oggi “solo l’ennesima prodezza dei cervelloni della Casaleggio associati ai danni della Capitale: il Campidoglio privatizzato da una società di consulenza digitale attraverso la piattaforma Rousseau”.

In serata un post del blog di Grillo, ma non firmato da Grillo (sempre meglio specificare), replica al vicesegretario del Pd, pubblicando “per tutti gli analfabeti digitali e della democrazia diretta”  la precisazione dell’assessore Marzano che chiarisce come “il sistema Rousseau non sarà integrato all’interno del portale di Roma Capitale. I suoi principi invece sì”. Certo è che se dobbiamo basarci sui precedenti, tra cui anche il pasticcio in sede europea con l’Alde, è legittimo porsi dubbi sulla validità di quei principi che, all’occorrenza, vengono esaltati o umiliati.

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