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Blog di bezzifer

CARO TRAVAGLIATO:Libertà di espressione non significa libertà di sputtanamento

14 Aprile 2017 , Scritto da bezzifer

Un vero e proprio Travaglio di bile.

Marco Travaglio si è risentito perché ieri sera a Otto e mezzo Matteo Renzi ha ribattezzato “Falso Quotidiano” il giornaletto che dirige da qualche anno e che ha collezionato più denunce per diffamazione di tutti gli altri quotidiani messi assieme.

E si è talmente risentito, il Travaglio, da minacciare a sua volta una querela contro il “bulletto”, colpevole di aver detto ciò che persino la Corte europea dei diritti dell’uomo è stata costretta a spiegare per iscritto al Direttore di Bronzo, che temerariamente vi aveva fatto ricorso, e cioè che la libertà di espressione non include la libertà di sputtanamento.

Nel suo travaso di bile odierno, Travaglio indossa con sprezzo del ridicolo i panni dell’indomito eroe senza macchia e senza paura: “Non ho avuto paura – scrive l’indomito eroe – dei Berlusconi, dei Dell’Utri, dei Previti, figurarsi se mi spaventano le minaccce di questo bulletto e della sua famigliola”. Non è chiaro a quali minacce alluda il Direttore di Bronzo, ma il riferimento a Cesare Previti merita un approfondimento.

Il 3 ottobre 2002 Travaglio scrive sull’Espresso un articolo intitolato “Patto scellerato tra mafia e Forza Italia”. Previti lo denuncia per diffamazione e Travaglio viene condannato in primo grado, in appello e in Cassazione.

Non pago, si rivolge alla Corte di Strasburgo invocando la “libertà di espressione”: e il 24 gennaio arriva la quarta condanna.  Secondo i giudici di Strasburgo i tribunali italiani non hanno leso in alcun modo la “libertà di espressione” del Direttore di Bronzo condannandolo per aver pubblicato solo una parte della dichiarazione del colonnello dei Carabinieri Michele Riccio, “generando così nel lettore – si legge nella decisione della Corte – l’impressione che il ‘signor P.’ [Previti, ndr] fosse presente e coinvolto negli incontri riportati nell’articolo”.

La Corte osserva “che, come stabilito dai tribunali nazionali, tale allusione era essenzialmente fuorviante e confutata dal resto della dichiarazione non inclusa dal ricorrente nell’articolo”. In altre parole, Travaglio ha manipolato le parole dell’ufficiale dei carabinieri al punto da rovesciarne il significato.

La Corte ha ricordato che, sebbene la stampa abbia un ruolo essenziale in una società democratica, e sia suo preciso dovere divulgare notizie e opinioni con riferimento a tutte le questioni di pubblico interesse, i giornalisti sono nondimeno soggetti a doveri e responsabilità.

In particolare, “la protezione di cui godono i giornalisti secondo l’art. 10 della Convenzione europea dei diritti umani [la libertà di espressione, ndr] è infatti soggetta alla condizione che agiscano in buona fede per fornire informazioni accurate e affidabili in accordo con i principi sopra ricordati del giornalismo responsabile, con particolare riferimento ai contenuti che sono raccolti e/o diffusi giornalisticamente”.

Insomma, Travaglio – secondo la Corte di Strasburgo – non ha agito in buona fede, non ha fornito informazioni accurate e affidabili, non si è comportato come deve comportarsi un giornalista responsabile.

Curiosamente, la notizia della condanna europea non è mai comparsa sul Falso Quotidiano: vedremo lo spazio che avranno le prossime condanne nazionali.

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