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Blog di bezzifer

Brexit, sarà lunga e complicata. Al centro gli interessi degli europei

2 Aprile 2017 , Scritto da bezzifer

Quando si divorzia è difficile comprendere chi ci guadagna e chi ci perde ed è per questo che è inutile, anche nel caso della Brexit, fare la lista degli eventuali vantaggi o svantaggi. È per questo motivo che sarà determinante mettere al centro l’interesse dei cittadini europei. Alcune cose devono essere chiare: tutti i trattati di scambio con gli altri paesi restano all’Unione Europea, mentre la Gran Bretagna dovrà rinegoziarseli correndo il pericolo di siglare accordi meno vantaggiosi. La premier britannica Theresa May ha già escluso di restare nel mercato unico perché consapevole che altrimenti dovrebbe accettare le quattro libertà fondamentali dell’UE, compresa la libera circolazione delle persone che è stata la ragione principale della Brexit. È necessario dunque evitare di cedere all’UK gratis l’accesso al sistema commerciale e finanziario europeo. L’accordo che verrà siglato non potrà essere un scappatoia per concedere tutti i vantaggi meno la libera circolazione dei lavoratori, su questo punto si deve essere chiari: non basta la garanzia per quelli che già sono presenti nel Regno Unito, anche se è importante.

Non sarà ovviamente Brexit da oggi e fino a quel giorno la Gran Bretagna dovrà continuare a pagare la propria quota del bilancio dell’Unione Europea. È difficile immaginare il contrario visto che parlamentari e ministri britannici continueranno a votare e visto che l’UK continuerà ad avere accesso ai fondi europei. Molto probabilmente questo periodo di transizione non durerà più di due anni anche perché dovrà finire necessariamente prima delle prossime elezioni europee. Credo che i trattati che dovranno essere approvati saranno due: il primo di uscita (che verrà approvato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio, ma non dai parlamenti nazionali); il secondo stabilirà invece le nuove relazioni tra UE-UK e potrebbe comprendere oltre a norme commerciali anche altri aspetti come sicurezza e difesa. È immaginabile che alcune norme transitorie saranno inserite nel trattato di uscita della Gran Bretagna.

Il contesto però è complesso perché in aggiunta a tutto questo dovremmo cercare di evitare vendette reciproche. Un fattore che si complica per via del referendum scozzese e delle loro richieste al’Ue; senza contare la questione irlandese che potrebbe far scatenare tensioni con gli inglesi perché se l’Irlanda del nord si unisse all’Irlanda sarebbe automaticamente dentro l’UE. Infine la questione Gibilterra che ha votato per restare in Europa con oltre il 90% e che sarebbe soffocata dall’avere la frontiera con l’UE ripristinata. La Brexit rischia di far esplodere il Regno Unito.

 I problemi, che lasceranno purtroppo dei rancori da entrambe le parti, sono molti e sarebbero ancora di più se a uscire fosse stato uno Stato che ha aderito alla moneta unica perché non esistono norme di uscita e i costi sarebbero immensi. Inoltre gli altri paesi non hanno il Commonwealth e le dimensioni dell’UK. La strada per chi resta come è stato detto a Roma è quella di una maggiore integrazione politica andando avanti con difesa, sicurezza, politica fiscale, economica e sociale comuni. Dovremo trovare un modello originale che rispetti le storie e le identità dei paesi membri ma che riesca anche a creare una comune identità europea per il futuro.

L’unica cosa che dobbiamo temere e chi propone soluzioni avventurose e avventate o un ritorno a un passato di divisioni e odi che ha portato solo morte e distruzione all’Europa.

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