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Blog di bezzifer

Paginate contro presunte malefatte del Congresso Pd: poi leggi e non c’è niente

30 Marzo 2017 , Scritto da bezzifer

Per i putiniani del Fatto non è facile sopportare congressi democratici.

Non dev’essere facile, per un giornale abituato a denigrare quotidianamente la democrazia rappresentativa, il Parlamento e i partiti, assistere impotenti al congresso del Pd.

No, non dev’essere per niente facile, per chi esalta la “democrazia” di quattro webeti che cliccano da casa (e se cliccano il nome che non piace al Capo devono ricominciare da capo), accorgersi che esistono decine di migliaia di persone in carne e ossa – alla fine saranno almeno 200.000 – che discutono, s’appassionano, votano e decidono liberamente.

Per questo perdoniamo il Fatto per la stizza con cui sta seguendo il congresso del Pd: abituato al modello putiniano della Casaleggio Associati srl, al cospetto della democrazia Travaglio non può che sentirsi male. E, come ogni bambino capriccioso e deluso, non può che rispondere con le parolacce.

“Insulti, voti finti e caos tessere: benvenuti al congresso del Pd” è infatti il titolo che apre oggi una pagina dedicata a quattro “casi” locali: e non sappiamo se provare un’autentica pena per la malafede di Travaglio, o se scoppiare invece in una sonora risata.

Prendiamo per esempio il “caso” di Torino. Titola il Fatto: “Boccuzzi: Scosso dalle offese, meglio parlare del Moto Gp”. Antonio Boccuzzi, l’operaio sopravvissuto al rogo della Thyssen, è in Parlamento dal 2008 e oggi sostiene la mozione Orlando. Che cosa gli è capitato? Chi lo ha “insultato” e “offeso”? Racconta lo stesso Boccuzzi: “C’era un ragazzo che si diceva renziano, ha fatto un intervento decisamente sopra le righe”. E poi? E poi niente, “per il resto il dibattito – prosegue Boccuzzi – è stato civile. E poi con quel ragazzo ci siamo chiariti”.

Come se non bastasse, un dirigente locale presente al congresso, Marco Titli, spiega che “in sala non ci siamo resi conto degli insulti. Il dibattito è stato costruttivo. Anzi, speriamo si scaldi di più: serve il confronto”.

Insomma, non è successo niente: o meglio, c’è stata una discussione aperta, franca, reale, come avviene tra persone libere. Il che, ci rendiamo conto, per Travaglio è un’enormità.

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