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Blog di bezzifer

Ok della Camera al ddl Magistrati. Regole di ingaggio per i giudici in politica

31 Marzo 2017 , Scritto da bezzifer

L’attrazione fatale della Puglia per i magistrati sta per manifestarsi di nuovo. Dopo la stella di Emiliano, divenuto sindaco della stessa città dove aveva fatto il sostituto procuratore , è adesso la volta di Taranto.

Accade nella città dell’Ilva che proprio Franco Sebastio, il magistrato che aveva indagato e mandato a processo il sindaco Ippazio Stefàno e mezzo gotha della politica regionale, da Nichi Vendola a Nicola Fratoianni, voglia candidarsi alla poltrona di primo cittadino. Comitato elettorale a Tamburi, il quartiere operaio all’ombra della fabbrica dei veleni, con il sostegno degli ambientalisti. Da una battaglia all’altra passando da una parte all’altra della barricata, smettendo la toga e senza soluzione di continuità indossando la fascia tricolore.

Il punto è che fin qui non c’è una legge che metta i tornelli all’ingresso e in uscita dalle porte girevoli tra magistratura e politica, in sfregio alla separazione dei poteri dello Stato e in barba alla ricerca di un equilibrio tra due dei principi fondamentali della Costituzione. Se da una parte ci sono l’indipendenza, la terzietà e l’autonomia della magistratura, dall’altro c’è il diritto all’elettorato passivo di tutti i cittadini. Anche di quelli togati che sin qui, se hanno voluto fare politica, l’hanno fatta senza le regole del gioco, incorrendo, come nel caso di Emiliano, in un procedimento disciplinare del Csm che il 3 aprile deciderà se sanzionare il governatore della Puglia per essersi iscritto al Pd pur conservando la toga. Con 13 anni di ritardo.

Con il ddl Magistrati approvato oggi alla Camera e in avvio per la terza e definitiva lettura al Senato, casi come quello di Emiliano, del Pm Sebastio, ma anche della Finocchiaro e di altri che siedono in Parlamento – non molti in realtà in questa legislatura- oppure che ricoprono ruoli di governo o aspirano a questi da magistrati in aspettativa, potrebbero essere normati da regole chiare e precise. Sempre che la legge passi anche al Senato, il che scontato non è, visto il tema, spinoso e delicato perché va a toccare equilibri da cristalleria. Poteri che, raccontano le cronache, si scontrano spesso lasciando nei contrasti il segno tangibile che un confine vada messo per forza.

Paletti in ingresso e in uscita per tutti i magistrati che fanno politica: ordinari, amministrativi, contabili e militari. Siano essi in attività o fuori ruolo. Paletti che valgono per tutte le elezioni -europee, politiche, regionali, amministrative – e per tutti gli incarichi di governo nazionale, regionale e negli enti locali.

Che cosa dice la legge. Dopo aver asserito il diritto inviolabile della candidatura passiva prevista dall’articolo 51 della Costituzione e quello a conservare il proprio posto di lavoro, sancito dallo stesso articolo, il ddl Magistrati detta le regole che consentono a un giudice di candidarsi e prevede le condizioni di rientro, una volta terminata l’esperienza politica.
Ingresso. Possono candidarsi al Parlamento italiano e a quello europeo così come negli enti locali quei magistrati il cui collegio elettorale sia diverso dal territorio dove ha svolto le sue funzioni nei 5 anni precedenti e deve essere già in aspettativa da almeno sei mesi. Se un magistrato assume un incarico di governo deve mettersi in aspettativa.
Uscita. Un giudice eletto o con incarichi governativi può rientrare in magistratura a fine mandato a tre condizioni: la prima è che ritorni in un distretto di corte d’appello diverso dalla circoscrizione di elezione, la seconda è che per 3 anni non ricopra incarichi direttivi o semidirettivi, la terza è che per 3 anni svolga esclusivamente funzioni giudicanti collegiali. Resta poi l’ipotesi di rientro presso l’Avvocatura dello Stato.

In sostanza, se passasse questa legge Michele Emiliano non potrebbe istruire inchieste in Puglia e certamente il Pm dell’Ilva correre per la poltrona di sindaco di Taranto dopo aver indagato il primo cittadino.

E magari certe relazioni pericolose tra politica e magistratura sarebbero più difficili.

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