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Blog di bezzifer

Il modello economico va ripensato. Il lavoro dei robots dovrà essere tassato si, ma per redistribuirlo

3 Marzo 2017 , Scritto da bezzifer

Il crescente, inarrestabile, sconvolgente progresso tecnologico che nello spazio di un paio di decenni ha cambiato radicalmente la vita dei cittadini di quasi tutto il pianeta sta provocando un problema che la società occidentale non ha i mezzi, sociali, filosofici, materiali e psicologici per affrontarlo: l’esplosione dell’informatica e della robotica sta provocando un sempre maggiore surplus di manodopera, in pratica, è sotto gli occhi di tutti, ormai l’automazione ha soppiantato o sta per soppiantare il ricorso al lavoro umano in molti settori.

Certo, l’affermarsi inarrestabile delle tecnologie odierne sempre più complesse e sofisticate, comporta, piu che in passato, problemi e sconvolgimenti non solo nel mondo del lavoro, ma anche in quello più vasto della società e delle relazioni umane.
Dalla semplice automazione alla robotica, dalla tecnologia computeristica alle telefonia, dalle apparecchiature mediche a quelle che permettono di scrutare l’universo o studiare l’infinitamente piccolo, e così via, si evince che il “lavoro” dell’intelletto va sempre piu sostituendo quello del braccio,
ma le cessazioni delle vecchie attività non vengono compensate dalle le nuove.
Certemente, se nel lungo periodo come conseguenza è ipotizzabile una riduzione degli orari di lavoro e una maggiore disponibilità del tempo libero, nell’immediato, trovo significativo questo articolo del Corriere della Sera che contrappone alla provocatoria tassazione dei robot fatta da Bill Gates, la equa tassazione delle società hi-tech, che oggi, portano i capitali nei paradisi fiscali.

http://www.corriere.it/cronache/17_febbraio_27/non-tassate-automi-7cfa34a6-fc69-11e6-8717-6cdb036394a5.shtml

Se il robot serve a risparmiare manodopera a pari, o maggiori, profitti i disoccupati aumenteranno, e caleranno le vendite del prodotto. Se invece serve a dare più tempo libero, diminuendo l’orario a parità di salario, ben venga. Ma l’aria che tira è quella dei calcoli a breve dei manager, non quella del modo di vita di lavoratori e famiglie. Quindi precariato e incertezza, nessun futuro ai giovani e nessuna pensione ai vecchi. Ma il robot badante alla lunga costerà meno di un umano, e non avrà figli da mantenere in Moldavia o Nepal.

La società occidentale ha i mezzi sociali, filosofici, materiali e psicologici per affrontare qualsiasi problema, se proprio manca qualcosa è la volontà.

La portata del problema è immensa e i governi dovrebbero predisporsi ad affrontarlo al più presto, ma è prevedibile che ciò non avverrà.
Menti sensibili e capaci di una sana intelligenza, come quella di Bill Gates, sanno che è il momento di dare l’ allarme, e ignorarlo può avere conseguenze inimmaginabili.
E’ facile abbandonarsi al sogno palingenetico di un futuro in cui i robots lavoreranno e l’ uomo potrà dedicarsi ad attività superiori. Ma siamo, ormai, troppo navigati per credere nell’ attuazione di ciò. Più saggio prevedere che il mondo, mancando il lavoro per l’ uomo, rischia di trasformarsi in un’ immensa banlieue e che saranno solo classi privilegiate a goderne i frutti.
La riduzione delle ore di lavoro è una soluzione solo parziale e temporanea del problema. Verrà un giorno in cui il lavoro mancherà del tutto, e allora?
Anche la soluzione di Gates è solo temporanea e parziale, perchè si tasserebbero i robot per pagare i sussidi dei lavoratori, ignorando la portata sociale del problema.

Il modello economico va ripensato. Il lavoro dei robots dovrà essere tassato si, ma per redistribuirlo, trasformandolo in reddito di cittadinanza, allo scopo di evitare l’ effetto banlieue.

Ho cercato di descrive una tendenza ormai inarrestabile, che nel giro di 50 anni rivoluzionerà’ il mondo intero e, con esso, il modo di pensare e agire dell’ umanità’.
Non mi soffermerò’ sulla sciocchezza dell’ etica del lavoro: e’ una favola di quel umanesimo che tanti danni ha prodotto nel secolo scorso.
Desidero piuttosto spendere due parole per osservare quanto vecchia e ormai inutile sia la “costituzione piu’ bella del mondo”, palesemente ispirata alla stolta glorificazione comunista del lavoro. E si puo’ comprendere la lungimiranza di quei quattro brontosauri che, all’ alba del mondo robotizzato, ispirano la propria azione politica (?) all’ art.1 -Du’ Palle!. E’ tipico dei “chierici” prospettare un mondo in cui la maggioranza -il popolo!- continua ad essere intrappolato nella schiavitu’ del lavoro, in modo da permettere loro di continuare a comandare e a spassarsela senza far niente. Guai a chi sostiene che l’ ozio non e’ il padre dei vizi ma il modo piu’ prezioso di trascorrere il poco tempo che ci e’ concesso! Loro vorrebbero farci trascorrere tutta la vita a pagare i (molti) vizi e le (pochissime) virtu’ con cui ci tormentano. E via con le tasse….
Gli Americani la vedono diversamente. La loro Costituzione non promette il lavoro, ma la felicita’. Il lavoro e’ una spiacevole necessita’ per procacciarsi cio’ che serve. Per questo non hanno l’ ossessione del “posto fisso”, tanto meglio se “statale”.Fanno mille mestieri, ogni anno si spostano a milioni, e se subiscono rovesci non stanno li’ a piangere e invocare l’ aiuto dello Stato. Perche’? Perche’ sono un “popolo”. Grande il discorso del Presidente al Congresso. “Siamo un sol popolo,abbiamo un sol destino” E tutti hanno applaudito.Anche gli avversari. Il che non significa che le divergenze si siano appianate, ma che si da’ per scontato che il Presidente, qualsiasi Presidente!, agisce nell’ interesse della Nazione.Ma gia’, c’ e’ ancora qualcuno che crede che l’ italia sia una nazione?

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