Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
Blog di bezzifer

A che punto si trova il tentativo di revisione di quelle norme che a detta della maggior parte di economisti e osservatori stanno soffocando la crescita del Vecchio continente?

28 Marzo 2017 , Scritto da bezzifer

Rivedere le regole economiche in Europa per ridare ossigeno alla ripresa. Se ne parla ormai da tempo (forse troppo). L’appuntamento per i 60 anni dei Trattati di Roma che si è tenuto sabato scorso, nei piani del precedente esecutivo, sarebbe dovuto servire proprio a questo: sancire la fine di quella diatriba politica (ormai eterna) che si consuma tra socialisti favorevoli a misure espansive e popolari sostenitori dell’austerità. Ma quel passo in avanti “cruciale e decisivo” – così lo definiva l’ex premier Matteo Renzi – ancora non c’è stato. Almeno per ora.

Se ci focalizziamo però sulle parole pronunciate stamane dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, qualche spiraglio sembra ancora esserci. “Ci sono norme e vincoli europei che non dobbiamo dare per intoccabili – ha detto – perché c’è margine di negoziato”. Un’affermazione che letta in controluce fa ben sperare, soprattutto perché pronunciata all’indomani della nuova Dichiarazione di Roma del 25 marzo.

Ma a che punto si trova, davvero, il tentativo di revisione di quelle norme che a detta della maggior parte di economisti e osservatori stanno soffocando la crescita del Vecchio continente?

Ad oggi ci sono due livelli di discussione. Una riguarda il piano macro-politico: entro la fine di quest’anno l’Unione europea dovrà decidere se (e come) integrare nei Trattati il tanto criticato Fiscal Compact (in base all’articolo 16). E in questo senso la posizione italiana è piuttosto chiara: “Così com’è oggi non può essere inserito nei trattati” spiega a Unità.Tv il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi, che sottolinea come quel momento di discussione – previsto per novembre – debba essere usato per “aprire un ampio dibattito su come funzioni la zona euro”. Tra l’altro quel confronto, fondamentale per il futuro del Vecchio Continente, arriverà subito dopo le elezioni federali in Germania e dopo le nuove proposte della Commissione sull’Unione economica e monetaria (previste anch’esse per settembre). “Quando si rimette in discussione il Fiscal compact significa ripensare all’approccio di politica economica” spiega Gozi, sottolineando come l’esecutivo intenda “avviare un dibattito politico su cosa non ha funzionato per cambiarlo”.

Esiste poi un piano più tecnico. In attesa di quel cambio di passo politico che potrebbe davvero cambiare l’infrastruttura economica del Vecchio Continente, c’è infatti un altro negoziato in corso con la Commissione, legato anch’esso ai conti pubblici europei. Si tratta di un colloquio che sta proseguendo ormai da diversi mesi: in pratica, su mandato dei ministri economici, Bruxelles sta lavorando (da aprile scorso) a una semplificazione degli indicatori su cui attualmente ci si basa per decidere se un Paese rispetti o no il Patto di stabilità.

Sono in corso una serie di incontri con i tecnici dei vari ministeri economici e la finalità, in questo caso, non sarebbe quella di cambiare i parametri europei, ma di calcolare diversamente il deficit strutturale di un Paese. Deficit che oggi, secondo l’Italia e non solo, viene calcolato da formule discutibili e che paradossalmente danno una mano maggiore agli Stati membri che sforano la soglia del 3% del Pil rispetto a quelli che (come l’Italia) il Patto di Stabilità lo rispettano. “Se adottassimo altri metodi di calcolo possibili – evidenzia Gozi – si arriverebbe a richieste minori sulla riduzione del deficit”. Dunque econdo l’esecutivo italiano, così com’è oggi il Patto di Stabilità non va: “Si adatta male all’economia che cambia, che non cresce, e che resta vicina alla deflazione”, ha messo più volte in evidenza Padoan.

Insomma, un combinato disposto tra la revisione del Fiscal Compact e gli indicatori tecnici su cui si basa il Patto di Stabilità europeo potrebbe davvero permettere alle cancellerie del Vecchio continente di adottare politiche mirate maggiormente alla crescita, smettendo di fare i conti con lo zero virgola. È così facendo si supererebbe, in maniera definitiva, quell’approccio conservatore tanto criticato nel quale si vuole accostare il rigore alla crescita.

Condividi post

Repost 0

Commenta il post