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Blog di bezzifer

Il problema delle bufale nasce solo ora che ci ha sommerso di merda:SERVE Parlare con Beppe e i suoi fratelli, amici di bufale.E se in attesa di una soluzione globale, invece utilizzassimo il cervello, questo organo troppo spesso a riposo?

13 Gennaio 2017 , Scritto da bezzifer

SERVE Parlare con Beppe e i suoi fratelli, amici di bufale.E se in attesa di una soluzione globale, invece utilizzassimo il cervello, questo organo troppo spesso a riposo?

Ok che il confine fra bufale e realta' e' piu' labile di quanto sembri, di mezzo c'e' la manipolazione delle notizie ad opera dei media, che rebde quanto mai inopportuna qualsiasi forma di censura del web. Inviterei a leggere il breve saggio in proposito del filosofo statunitense Noam Chomsky.

Il vero problema del difondersi delle "bufale" è che non esistono più fonti attendibili, "superpartes", neutre.Dai telegiornali alle "autorevoli testate", tutto è oramai una palese propaganda di scuderia o di partito. Propaganda che si esplicita con notizie false, o comunque non verificate, presentazioni tendenziose e censura di fatti.
Mancando quindi riferimenti saldi, i bufalari (M5SS) hanno buon gioco, perché una "bufala" può essere verosimilmente spacciata per notizia censurata dagli organi di stampa dei gruppi editoriali (che sono potentati economici con i loro interessi e la loro logica a dettare le linee editoriali).

La rete possiede in sé gli anticorpi che le consentono di riconoscere all'istante quanto una notizia sia attendibile. 
Una delle più eclatanti bufale di queste settimane, la «laurea» del ministro Fedeli – pur accreditata dai più alti siti istituzionali – non ha resistito un'ora, quando la sindacalista è apparsa sulla ribalta del web dopo aver tanto indegnamente occupato il suo scranno. 
Il fatto (che disturba i potenti) è che la rete ha ribaltato l'asserto di Machiavelli: «tutti vedono quel che appari, pochi sentono quel che sei». Oggi TUTTI possono sapere chi davvero sei. Se prima i giornali e le tv mediavano generosamente l'immagine dei nostri politici, raccontandocela e non mostrandocela, oggi chiunque può vedere e toccare con mano chi è un Razzi e che cosa è un Renzi. Può ascoltare la loro padronanza dell'Italiano o dell'Inglese, vedere con quanto rispetto interagiscono con gli altri, come tengono in mano la forchetta... 
Forse è proprio questo che disturba: che la verità possa avere la meglio sull'apparenza. 
Tuttavia un modo per difendersene c'è. Si chiama trasparenza, e dovrà per forza di cose diventare il requisito primo di chiunque intenda accostarsi alla politica. Oggi che la rete consente a tutti, e non soltanto ad un innocente quanto zittibile bambino, di accorgersi che il re è nudo, inutile impaludarsi di vesti che nulla coprono: tanto vale che il re indossi abiti trasparenti. Ma per poterlo fare sarà indispensabile non aver nulla da nascondere. Perché il re ha oggi davanti a sé un miliardo di smartphone provvisti di occhi e orecchie. Destinati a raddoppiare entro il 2018. Senza che alcuna legge o regolamento possa (fortunatamente) impedirlo.

C'è stato un tempo in cui le donne andavano a prendere l'acqua alla fonte, e gli uomini il giornale in edicola. Ciascuna donna sceglieva l'acqua più buona, e ciascun uomo il giornale più attendibile. 
Oggi l'acqua sgorga a volontà dal rubinetto, così come le notizie dalla rete. Se da una parte c'è l'indubbio vantaggio dell'abbondanza, dall'altro è venuta a mancare la selezione. Nessuno è più in grado di controllare la qualità dell'acqua che beve (nonostante l'autorità che dovrebbe garantirne la potabilità), così come non è in grado di valutare l'attendibilità di una notizia (nonostante tutti i garanti di ispirazione governativa e parlamentare).
Così abbiamo cambiato abitudini: l'acqua del rubinetto la usiamo per lavarci e (non sempre) per cucinare. Quella per bere la compriamo a caro prezzo in bottiglia, e la scegliamo fidandoci dell'etichetta. 
Allo stesso modo le notizie della rete le usiamo per chiacchierare o per divertirci. Quelle vere le compriamo a caro prezzo dai grandi giornali, e le scegliamo fidandoci della testata.
E ci dispiace per chi non sa scegliere.

Si tante testate giornalistiche stanno morendo (VEDI IL FALSO QUOTIDIANO) perchè sono anni che vivono sulle loro bufale. ora che la gente inizia a riconoscerle, l'intenzione è quella di bloccare le "bufale" che queste testate probabilmente ritengono tali. quanto tempo fa abbiamo avuto un noto GIORNALISTA E ECONOMISTA che ci ha detto «Mps è risanata, ora investire è un affare». quanto dovrebbe costargli quella bufala? a lui ed a tutte le testate che hanno contrbuito alla disinformazione? potrei fare una lista infinita di bufale pubblicate da questi cadaveri che camminano che sono i giornali di oggi. Hanno fatto la scelta di propagandare invece di informare, ed è giusto che cambino lavoro perchè nell'informazione la fiducia è fondamentale. ed oggi la sfiducia è ai massimi storici. quindi incolpano le "bufale".

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